Un Capodanno delicato in un momento difficilissimo: mi torna alla memoria il 1944
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Un Capodanno delicato in un momento difficilissimo: mi torna alla memoria il 1944

Questo clima torna pesantemente alla memoria difronte alla tragica situazione che viviamo in Ucraina per l’invasione Russa e in Medio Oriente dopo l’assalto del 7 ottobre da parte dei terroristi di Hamas contro Israele.

Un Capodanno delicato in un momento difficilissimo: mi torna alla memoria il 1944
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Nuccio Fava Modifica articolo

31 Dicembre 2023 - 19.15


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Devo tornare con la memoria al lontano 1944 quando stavano finendo gli ultimi bagliori del conflitto mondiale. In Sicilia l’accordo con gli alleati si era concluso. Si aggiungeva grande confusione per la destituzione del duce e la successiva fuga di Mussolini in Germania e la tragica costituzione della repubblica sociale di Salò.

Un momento terribile per le grandi devastazioni materiali e umane che l’alleanza col Nazismo di Hitler provocò aggravando enormemente i tragici danni delle ingiustizie e la negazione di ogni libertà. La grande ferocia della guerra, unitamente al dramma della persecuzione antisemita, provocò per le famiglie ebree l’esclusione dai pubblici uffici, dalle università e perfino dalle scuole elementari. La dignità e l’onore dell’Italia, per quanto possibile, furono difesi dalla lotta partigiana e con l’eroismo di molti, soprattutto giovani.

Questo clima torna pesantemente alla memoria difronte alla tragica situazione che viviamo in Ucraina per l’invasione Russa e in Medio Oriente dopo l’assalto del 7 ottobre da parte dei terroristi di Hamas contro Israele.

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Inesorabilmente però in assenza di misura e di capacità di comprendere più affondo le ragioni dell’umanità e del valore della pace, si è ormai quasi giunti a un rovesciamento di posizioni. Infatti, nella stessa Tel Aviv proteste quotidiane criticano potentemente il governo di Netanyahu e la durezza dell’esercito israeliano che ostacolano di fatto la liberazione degli ostaggi. Per tutte queste ragioni il nostro animo è sempre più turbato ed è difficile trovare serenità anche in famiglia, scambiandosi reciprocamente gli auguri e i tradizionali doni.

Personalmente ho però il privilegio di trovarmi nella Tuscia, tra Orvieto e Bagnoregio, territorio di forte tradizione francescana. Come tutti gli anni, insieme ad amici e familiari, per inaugurare il nuovo ci recheremo a Greggio, luogo storicamente noto perché San Francesco diede vita alla prima rappresentare della natività con il presepe. Una realtà e tradizione che ha presso piede in tutto il mondo come vero simbolo del Natale, non solo nelle chiese ma anche in molte abitazioni, negli uffici, nelle scuole e in molti locali pubblici. Fare il presepe è un gesto simbolico per la pace che vale soprattutto per i credenti e non solo.

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Ci uniamo e stringiamo alle parole, alle preoccupazioni e agli appelli continui e rinnovati da parte di papa Francesco per una pace giusta, per l’abbandono definitivo del commercio di armi, per la difesa della terra comune e per la lotta alla fame e alla miseria in tante parti del globo. 

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