Maurizio Gelli, figlio del capo della P2: "La riforma della giustizia realizza le idee di mio padre Licio"

Maurizio Gelli, quartogenito di Licio Gelli – il «venerabile maestro» della loggia P2 sciolta negli anni Ottanta – ha espresso un apprezzamento netto per la riforma della giustizia promossa dal governo Meloni e dal ministro Carlo Nordio

Maurizio Gelli, figlio del capo della P2: "La riforma della giustizia realizza le idee di mio padre Licio"
Licio Gelli
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1 Marzo 2026 - 12.57


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In un’intervista che sta scuotendo il dibattito politico alla vigilia del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, Maurizio Gelli, quartogenito di Licio Gelli – il «venerabile maestro» della loggia P2 sciolta negli anni Ottanta – ha espresso un apprezzamento netto per la riforma della giustizia promossa dal governo Meloni e dal ministro Carlo Nordio.

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Secondo il figlio del fondatore della loggia Propaganda Due, le misure in discussione – in primis la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la divisione del Consiglio Superiore della Magistratura in due organi distinti e l’istituzione di una Corte disciplinare – incarnano molti dei principi contenuti nel celebre «Piano di rinascita democratica» redatto da suo padre negli anni Settanta.

«Vedere l’Italia andare al voto per approvare la separazione delle carriere farebbe felice mio padre», ha dichiarato Maurizio Gelli in un’intervista ripresa da la Repubblica. «Questa riforma realizza le idee di Licio Gelli: distinguere nettamente chi giudica da chi indaga, limitare le promozioni automatiche, riformare l’ordinamento giudiziario per renderlo più efficiente e meno condizionato da logiche corporative. È esattamente ciò che auspicava il Piano P2 per una giustizia più equilibrata e al servizio del Paese».

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Il «Piano di rinascita democratica», documento sequestrato nel 1981 e diventato simbolo della strategia eversiva della P2, conteneva infatti proposte di riforma dell’ordinamento giudiziario che oggi riecheggiano in alcuni punti del ddl costituzionale all’esame referendario. Tra questi: la netta distinzione tra funzioni giudicanti e requirenti, la revisione del ruolo del CSM e meccanismi per ridurre l’influenza delle correnti interne alla magistratura.

Le parole di Maurizio Gelli hanno immediatamente scatenato reazioni durissime dall’opposizione. Il Movimento 5 Stelle ha parlato di «governo che dà forma al piano della P2», accusando Giorgia Meloni e Carlo Nordio di perseguire un progetto che indebolirebbe l’autonomia della magistratura a vantaggio del potere esecutivo.

Dal Pd è arrivata la richiesta esplicita: «Il ministro Nordio e l’intero governo si dissocino immediatamente da queste dichiarazioni e chiariscano che la riforma non ha nulla a che vedere con le idee della loggia P2».

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Il contesto è quello di un referendum confermativo su una legge costituzionale che modifica diversi articoli della Carta (87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110), introducendo la separazione delle carriere a livello strutturale e organizzativo. Il governo la presenta come una misura per garantire maggiore imparzialità ai giudici, accelerare i processi e combattere le degenerazioni del «sistema Palamara» e delle correnti.

I critici, invece, la vedono come un attacco all’indipendenza delle toghe, con il rischio di subordinare il pm al potere politico e di depotenziare il CSM attraverso il sorteggio per l’elezione dei suoi componenti.

Maurizio Gelli, che in passato ha già difeso l’operato del padre sostenendo che la P2 fosse un’associazione massonica deviata ma non eversiva, ha ribadito: «Mio padre sognava una giustizia riformata, lontana da abusi e da logiche di potere interne. Oggi, dopo decenni, si sta finalmente realizzando qualcosa di simile. Sarebbe un peccato se il referendum bocciasse questa opportunità».

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Le dichiarazioni arrivano in un momento di alta tensione politica, con la campagna referendaria entrata nel vivo. Movimenti per il No – tra cui partiti di opposizione, associazioni di magistrati e intellettuali – stanno organizzando mobilitazioni in tutta Italia, sottolineando il pericolo di un «guinzaglio» alla magistratura.

Dal fronte del Sì, esponenti di centrodestra e liberali come Carlo Calenda difendono la riforma come necessaria per liberare la giustizia dalle correnti e renderla più efficiente.

Resta da vedere se l’endorsement involontario (o voluto?) del figlio di Licio Gelli rafforzerà il fronte del No o se verrà liquidato come provocazione isolata. Di certo, ha riportato al centro del dibattito un capitolo oscuro della storia italiana, quello della P2, che molti credevano chiuso per sempre.

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