Nel cuore dell’Università di Firenze, durante la cerimonia per i 150 anni della Scuola di Scienze politiche “Cesare Alfieri”, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato un intervento che ha travalicato il tono accademico della celebrazione per trasformarsi in una riflessione politica di ampio respiro: sul futuro delle democrazie, sul ruolo delle istituzioni e soprattutto sul valore del diritto internazionale in un mondo attraversato da nuovi equilibri di potere.
Davanti alla comunità universitaria, il capo dello Stato ha voluto innanzitutto sottolineare il significato simbolico dell’occasione, ricordando la missione originaria della scuola fiorentina: formare la classe dirigente di un Paese appena unificato.
“In questa cerimonia il significato – che io avverto in maniera decisamente prevalente – risiede nel celebrare i centocinquanta anni della Cesare Alfieri.”
Secondo Mattarella, la nascita della scuola di scienze sociali nel XIX secolo fu legata a una precisa visione politica: creare una classe dirigente capace di comprendere la complessità della società moderna.
“L’obiettivo era quello di conferire ai giovani disponibili a dedicarsi alla vita pubblica una moderna preparazione, con la confluenza di studi giuridici, storici, economici, sociali.”
Una formazione, ha ricordato il presidente, che non guardava al passato ma alla contemporaneità, mettendo al centro il metodo critico e la capacità di interpretare i cambiamenti.
Le radici delle crisi politiche europee
Nel suo discorso Mattarella ha ripercorso alcune tappe della storia intellettuale della scuola fiorentina per riflettere su crisi che oggi appaiono sorprendentemente attuali.
Tra queste, il dibattito sulla crisi della rappresentanza politica già all’inizio del Novecento.
“Nel 1912 il tema del relatore, Teodosio Marchi, era ‘la crisi della rappresentanza’.”
Una riflessione che anticipava le difficoltà dei sistemi liberali europei e l’emergere di tensioni che avrebbero poi condotto al crollo dell’ordine politico dell’epoca.
Marchi osservava che il mondo stava cambiando con una rapidità paragonabile alla rivoluzione industriale.
“Il mondo stava cambiando con la stessa velocità e profondità con cui l’invenzione della macchina a vapore ha fatto con l’industria.”
Un passaggio che, nelle parole del presidente, risuona con particolare forza nel contesto attuale, segnato da trasformazioni tecnologiche e geopolitiche altrettanto profonde.
L’intuizione europea dopo la Prima guerra mondiale
Mattarella ha poi ricordato un’altra figura centrale della scuola: il giurista Santi Romano. Nel pieno della Prima guerra mondiale, Romano immaginò la necessità di superare il modello dello Stato nazionale chiuso.
“Con la Prima Guerra Mondiale ancora in corso, Santi Romano scelse per la sua prolusione il titolo ‘Oltre lo Stato’.”
Un’intuizione che anticipava l’idea di una comunità politica europea come strumento per evitare nuove guerre.
“A guerra conclusa, disse, nulla sarebbe stato come prima.”
Secondo Mattarella, proprio la tragedia di due guerre mondiali portò le classi dirigenti europee a comprendere la necessità di un ordine internazionale fondato sulla cooperazione.
Il ruolo della cultura nella nascita della Costituzione
Il presidente ha poi collegato questa tradizione intellettuale al momento fondativo della Repubblica italiana: la stesura della Costituzione.
Un processo che, ha ricordato, fu possibile grazie alla collaborazione tra politica e cultura.
“La nostra Assemblea Costituente si giovò in grande misura del contributo di uomini di cultura, di studiosi di diverso orientamento.”
Per Mattarella, questo dialogo tra saperi diversi rappresenta uno dei punti di forza della democrazia italiana.
“La cultura e la scienza sono per loro autentica natura aperte all’interlocuzione, non pretendono di possedere verità assolute.”
Ed è proprio questa attitudine al confronto che rese possibile la costruzione della Carta costituzionale.
“Questo rese possibile la nostra Costituzione: una collaborazione autentica e profonda tra studiosi e rappresentanti politici.”
Democrazia e partiti: il motore della Repubblica
Il capo dello Stato ha anche richiamato il ruolo storico dei partiti nella costruzione della democrazia italiana.
Pur ricordando le critiche alla cosiddetta “partitocrazia”, Mattarella ha sottolineato come i partiti abbiano garantito per la prima volta nella storia dello Stato unitario una partecipazione popolare diffusa.
“I partiti politici hanno rappresentato il motore della rinascita democratica dell’Italia.”
Un ruolo che, ha aggiunto, resta centrale anche oggi.
“Rivestono un ruolo indicato dalla Costituzione: anche per questo sono, più che utili, necessarie critiche e sollecitazioni che provengono dagli elettori.”
Il diritto internazionale come argine ai conflitti
Uno dei passaggi più significativi del discorso riguarda il valore delle istituzioni internazionali e della giustizia globale.
Mattarella ha ricordato la figura di Antonio Cassese, giurista italiano che guidò il Tribunale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia.
“Antonio Cassese, che a lungo ha insegnato diritto internazionale a via Laura, prima di andare a presiedere il Tribunale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia.”
Da quella esperienza nacque uno dei pilastri della giustizia internazionale contemporanea.
“Da cui è nata quella storica espressione di civiltà costituita dalla Corte Penale Internazionale.”
Un riferimento che, nel contesto attuale, assume un significato politico preciso: difendere il sistema di diritto internazionale costruito dopo la Seconda guerra mondiale.
Nuovi poteri globali e crisi della sovranità
Mattarella ha poi allargato lo sguardo alle trasformazioni dell’ordine mondiale.
Secondo il presidente, oggi sulla scena globale agiscono nuovi attori che esercitano un’influenza crescente sulla vita degli Stati.
“I protagonisti degli scenari globali, con grande e crescente influenza sulla vita quotidiana, sono soggetti tecnologici e finanziari.”
Il problema, ha spiegato, non è l’esistenza di questi attori, ma la loro pretesa di sottrarsi alle regole internazionali.
“Nuova è la pretesa di abbattere gli impegni assunti dopo la Seconda Guerra Mondiale per dare ordine ai rapporti internazionali.”
Una dinamica che rischia di indebolire sia la sovranità degli Stati sia il ruolo delle istituzioni sovranazionali.
“La pretesa è di agire al di fuori delle regole degli Stati e di organismi sovranazionali.”
Tecnologia, politica e democrazia
Il presidente ha indicato anche le trasformazioni tecnologiche come uno dei fattori che stanno ridefinendo la politica.
“I social hanno modificato il modo di comunicare, cambiando relazioni sociali e modo di operare anche nella vita politica.”
Ancora più profonda appare la rivoluzione legata all’intelligenza artificiale.
“L’intelligenza artificiale sta modificando forme e modalità di lavoro e innumerevoli aspetti della vita nel mondo.”
Per Mattarella, queste trasformazioni rendono ancora più necessario il contributo delle discipline umanistiche e giuridiche.
“La tecnologia e la scienza sembrano avere oggi bisogno soprattutto di un nuovo e vigoroso apporto di carattere umanistico.”
Il rischio della regressione autoritaria
Nel finale del suo intervento, Mattarella ha richiamato le riflessioni di Alexis de Tocqueville sulla possibile deriva delle democrazie moderne.
Un rischio che lo studioso francese aveva individuato nella trasformazione della democrazia in una forma di paternalismo autoritario.
“Nelle molte intuizioni profetiche di Tocqueville, la più inquietante per il nostro tempo è forse quella che prevede un futuro oscillante fra la libertà democratica e la tirannide cesarista.”
Una prospettiva che il presidente ha evocato come monito.
“Non lasciamo che questo avvenga, che si realizzi una simile regressione.”
Un richiamo che, nel contesto delle tensioni internazionali e delle trasformazioni della politica globale, suona come un invito a difendere le istituzioni democratiche e il sistema di diritto internazionale costruito nel secondo dopoguerra.
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