Le "fascistiadi" di Delmastro: da quando definiva Mussolini ‘uomo di pace’ all’amore per i busti del Duce
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Le "fascistiadi" di Delmastro: da quando definiva Mussolini ‘uomo di pace’ all’amore per i busti del Duce

Andrea Delmastro delle Vedove, sottosegretario alla Giustizia, è tra i maggiori sconfitti del recente referendum costituzionale del 22-23 marzo 2026.

Le "fascistiadi" di Delmastro: da quando definiva Mussolini ‘uomo di pace’ all’amore per i busti del Duce
Giorgia Meeloni e Andrea Delmastro
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26 Marzo 2026 - 13.33


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di Maurizio Massignan

Andrea Delmastro delle Vedove, sottosegretario alla Giustizia, è tra i maggiori sconfitti del recente referendum costituzionale del 22-23 marzo 2026. È al centro di polemiche per il possesso di quote nella società, dove era stata nominata amministratrice l’unica figlia di un prestanome del “clan Senese”. Ma qual è il “cursus honorum” del viceministro? Quali sono le sue origini

Andrea Delmastro nasce a Biella da Sandro, politico missino, eletto come deputato dal 1996 al 2006 tra le fila di “Alleanza Nazionale”.

La politica è di casa per il piccolo Andrea, il quale, a sedici anni, può già fregiarsi del titolo di “segretario” del “Fronte della Gioventù” biellese. 

Nel 1992, appena sedicenne, invita a Biella lo storico negazionista David Irving, scrivendo di voler “consentirle di esprimere il suo pensiero […] nella consapevolezza che qualcuno dovrà scusarsi con lei. ”. Le aule di tribunale, invece, riserveranno a Irving una serie di condanne”. Sempre nello stesso anno il giovane futuro sottosegretario si dedicò alle raccolte firme, collezionandone circa 900 per chiedere il “ripristino della pena di morte”. Nell’estate dello stesso anno il giovane missino accende un’altra polemica, con la proposta di vietare l’accesso dei nordafricani al “Santuario dell’Oropa”. “Non hanno nulla a che vedere con la nostra entità religiosa e culturale. Siamo stufi di vederli importunare i fedeli che vanno ad Oropa. Noi siamo un gruppo di destra, contrari ad una società multirazziale, ma non siamo estremisti e per questo non vorremmo arrivare alla protesta esasperata dei naziskin. Ormai è tardi l’idea di tenerli fuori dall’Italia, almeno teniamoli fuori da Oropa”. Non sorprende dunque che il giovane politico chiuda l’anno facendosi contestare ad un convegno contro la “xenofobia” in cui aveva tentato di opporsi alla “denigrazione del fascismo nel parlare di antisemitismo”.

Due anni dopo, andava in scena la svolta di Fiuggi e il MSI si trasformava in “AN”, assumendo l’etichetta di partito “post-fascista”. Il padre Sandro, diventato esponente locale di punta della nuova formazione si fa notare tra gli organizzatori, fra l’ottantina di camerati che celebravano il settantaduesimo anniversario della “marcia su Roma”. Al tavolo dell’evento si nota anche il giovane Andrea. Eppure lo scafato politico sosteneva “dire che tutti, anche i più tradizionalisti, hanno accettato la svolta del segretario Fini”, come se si fosse dimenticato la polemica dell’anno precedente, in cui chiedeva di installare un busto dedicato a Mussolini, poiché risultava essere “cittadino onorario di Biella”, come quelli dedicati agli altri storici presidenti del Consiglio provenienti dalla città. Insomma, molto “fascisti” e poco “post”, come sarà evidente otto anni dopo, quando nel 2002 il futuro sottosegretario provò ad organizzare la conferenza “Mussolini uomo di pace”, assieme al nipote Guido Mussolini. Alle polemiche seguite, Delmastro ribatté sostenendo che “tutti i capi di governo degli Stati europei, a seguito della Conferenza di Monaco, dichiararono che la pace fu salva grazie a Mussolini”. E pazienza dunque se il politico nella sua ricostruzione dimentica il pregresso attacco all’Etiopia, della guerra civile spagnola o dell’esistenza di capi di Stato anche nell’Est Europeo che di certo non lodarono il fascista. Alla fine concluse l’intervento con un attacco al sindaco della città, accusato di “essere un podestà ortodosso pronto a censurare qualsiasi tesi in odore di eresia”. Nonostante l’impegno non riuscì a spuntarla e la “lezione” si dovette tenere in uno spazio privato, con la partecipazione di una trentina di persone. Non va meglio due anni dopo, quando un rivale della “Fiamma Tricolore” rautiana lo segnala sui giornali locali, poiché dal banchetto di “Azione Giovani” si sarebbe dedicato alla “svendita di materiale apologizzante il ventennio, Mussolini e la Repubblica di Salò”. Al cuore non si comanda e nel 2012 il futuro sottosegretario coglie l’occasione per lanciare una nuova polemica, partendo da restauro delle aquile dello stadio biellese, venendo subito spalleggiato dal padre: Mio figlio credo che abbia cercato di utilizzare i 60mila euro poi destinati alle “aquile di Mussolini” per intervenire su opere realizzate dal 1945 ad oggi dagli antifascisti. Credo che abbia dovuto ripiegare sulle aquile perché, pur avendo cercato dappertutto, non ha trovato niente, perché dal 1945 ad oggi non hanno fatto niente. Anzi, debbo essere onesto. Una cosa l’hanno fatta: il laboratorio di sanità pubblica: 6 miliardi di vecchie lire buttati nella discarica maleodorante della incapacità antifascista. Anzi due. Hanno impiegato decenni per realizzare il tunnel di corso San Maurizio che, in caso di pioggia… si trasforma in una sorta di piscina super-olimpionica visti i criteri costruttivi utilizzati. Mio figlio, nato nel 1976, ha girato la città. Ha visto la stazione e ha dovuto dire: l’ha fatta Mussolini. Ha visto l’ospedale e ha dovuto dire: l’ha costruito Mussolini. Ha visto lo stadio e ha detto: l’ha fatto Mussolini. Ha visto lo stabile e la palestra di piazza Curiel e ha detto: l’ha fatto Mussolini. Ha visto l’immenso edificio che ospita l’Istituto Tecnico Industriale Quintino Sella in via F.lli Rosselli e ha detto: l’ha fatto Mussolini. Ha visto il monumento all’interno dei Giardini Zumaglini e ha detto: l’ha fatto Mussolini. Ha visto la casa del Fascio nell’attuale via Amendola e ha detto: l’ha fatta Mussolini. Ha visto Piazza Adua e ha detto: l’ha fatta Mussolini. Ha visto il Palazzo dell’Unione Industriale e ha detto: l’ha fatto Mussolini. Poi ha fatto ricerche su quello che hanno fatto i sindaci da Coda Spirito Mario fino a Barazzotto ed ha concluso che non hanno fatto nulla! Ed allora ecco che i 60mila euro vengono utilizzati per le due aquile. Ma non basta. Questa intollerabile apologia di fascismo la si deve alla Giunta Barazzotto, che evidentemente ha ceduto a nostalgie fasciste”.

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Nel 2015 il padre di Delmastro lanciava dai giornali locali alcune considerazioni politiche, dichiarandosi: “ideologicamente figlio del vecchio ‘odio’ verso la “perfida Albione” – uno slogan che non portò proprio benissimo – e comunque sempre convinto della meravigliosa frase “Dio stramaledica gli Inglesi”, mi sto convincendo lentamente del contrario dicendo, fra me e me, a bassa voce affinché non mi senta …Mussolini: Minchia, quanto sono bravi questi Inglesi!”. Secondo l’ex eletto di AN: “Abbiamo perso la sovranità monetaria ed i nostri governi dipendono dalla Banca Centrale Europea e dall’ineffabile Draghi”, attaccando poi, “le menzogne che i “draghiani” ed i loro servi dei governi nazionali, tutti allineati e ‘comprati’, continuano imperterriti a raccontarci”. Raccomandava di seguire il modello inglese invece di “chiedere ai Soloni che affermano di credere in Draghi, nella Merkel e nella cultura dell’alta finanza”. Chiudeva ricordando “Io che mi sono abbeverato alla dottrina dell’economista Giacinto Auriti – diventato famoso per la frase: “Io non insinuo che voi banchieri siete delinquenti; lo affermo!” – ed ancor più al lucido pensiero del poeta-economista Ezra Pound”, attaccando “i servi del sistema” e “il mondo massonico-finanziario che persevera nella sua ferrea dittatura”. Una visione che forse potrebbe deluderlo della svolta governista del governo in cui è stato nominato il figlio, anche se la memoria e la coerenza non sembrano proprio doti di famiglia. Quando nel marzo 2025 venne bruciato un fantoccio di Meloni ad una celebrazione del carnevale rietino, il sottosegretario rilasciò un comunicato in cui sosteneva che l’episodio “pone ancora una volta il tema della violenza della galassia dell’estrema sinistra. È giunta l’ora che il Pd condanni i gesti di violenza politica senza più alcuna ambiguità”. 

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Ne è passato di tempo quando il giovane missino organizzava roghi dei fantocci di Andreotti davanti alla sede della DC di Biella. La stessa città in cui dovrà presto tornare da dimissionario, in seguito ai pasticci combinati con le sue società.

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