Caso Almasri, la Cpi smentisce le bugie del governo Meloni e deferisce l’Italia per la fuga del torturatore libico
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Caso Almasri, la Cpi smentisce le bugie del governo Meloni e deferisce l’Italia per la fuga del torturatore libico

L'Italia non ha ottemperato ai propri obblighi internazionali ai sensi dello Statuto di Roma, impedendo alla Corte di esercitare le proprie funzioni e i propri poteri ai sensi dello Statuto 'non dando debita esecuzione alla richiesta della Corte di arrestare e consegnare il sig. Njeem (cioè Almasri, ndr.) mentre si trovava sul territorio italiano

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2 Aprile 2026 - 15.34


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Smentito il governo Meloni. Smentite le farlocche giustificazioni di Nordio e Piantedosi. La Corte penale internazionale ha deferito l’Italia all’Assemblea degli Stati membri per “inadempienza a una richiesta di cooperazione” nel caso Almasri.

Secondo quanto riferito dalla Corte, “il 29 gennaio 2026 la presidenza della Corte ha trasmesso al presidente dell’Assemblea degli Stati membri la ‘Decisione di deferire all’Assemblea degli Stati membri l’inadempienza dell’Italia a una richiesta di cooperazione’ della Camera preliminare Ia, datata 26 gennaio 2026, rinviando così la questione all’Assemblea degli Stati membri”.

La decisione si inserisce in un procedimento già avviato nei mesi scorsi. La Corte ricorda infatti che “il 17 ottobre del 2025 la Camera preliminare I aveva emesso una ‘Decisione sulla mancata ottemperanza dell’Italia a una richiesta di cooperazione’, nella quale aveva constatato che l’Italia non ha ottemperato ai propri obblighi internazionali ai sensi dello Statuto di Roma, impedendo alla Corte di esercitare le proprie funzioni e i propri poteri ai sensi dello Statuto ‘non dando debita esecuzione alla richiesta della Corte di arrestare e consegnare il sig. Njeem (cioè Almasri, ndr.) mentre si trovava sul territorio italiano, e non consultando né cooperando con la Corte per risolvere eventuali presunte questioni derivanti dalla formulazione del mandato d’arresto e dalla presunta richiesta concorrente di estradizione'”.

La Cpi ha inoltre invitato un rappresentante italiano alla riunione del 1° aprile 2026 dell’ufficio di presidenza dell’Assemblea degli Stati membri, per discutere le implicazioni della decisione e chiarire le modalità di cooperazione futura.

Solo alla luce di questi elementi, la decisione della Corte rappresenta una pesante smentita delle giustificazioni finora avanzate dal governo guidato da Giorgia Meloni, insieme al ministro della Giustizia Carlo Nordio e al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

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