È l'ora di un programma progressista che unisca Pd, M5s e Avs: l'alternativa alla destra autoritaria è possibile
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È l'ora di un programma progressista che unisca Pd, M5s e Avs: l'alternativa alla destra autoritaria è possibile

Il 2027 è l’ultima occasione per evitare che questa destra regressiva e autoritaria faccia strame dell’Italia e degli italiani, riportandoci indietro di cent’anni.

È l'ora di un programma progressista che unisca Pd, M5s e Avs: l'alternativa alla destra autoritaria è possibile
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3 Aprile 2026 - 22.10


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Il 2027 è l’ultima occasione per evitare che questa destra regressiva e autoritaria faccia strame dell’Italia e degli italiani, riportandoci indietro di cent’anni. È ora che il PD proponga al M5S e ad AVS un programma di pochi punti condivisibili e soprattutto “di sinistra” su cui convergere per un fronte comune progressista. 

I punti programmatici su cui senz’altro si troverebbe un’intesa sono il salario minimo, una riforma del fisco seria e progressiva, gli incentivi alle rinnovabili soprattutto ora che la guerra in Iran potrebbe causare il razionamento del petrolio, il finanziamento di un welfare che sostenga i quasi sei milioni di poveri assoluti e le fasce più deboli della popolazione, il rifinanziamento di scuola e sanità pubbliche, e magari l’abolizione di tutte le leggi in materia di sicurezza e legalità (si fa per dire) varate dalla destra in questa legislatura. 

Resterebbe la questione tutt’altro che trascurabile della politica estera, ma anche su questa si potrebbe forse trovare un compromesso. Per quanto concerne la guerra illegale contro l’Iran, Schlein, Conte e Fratoianni concordano nel condannarla e hanno tutti dichiarato che se fossero al governo non concederebbero a Trump l’uso delle basi Nato in Italia. I veri nodi da sciogliere rimangono due: l’Ucraina e il filosionismo di una parte del PD. 

Sul primo, si auspica un confronto serio, aperto e capace di giungere a una posizione mediana che tenga insieme due anime molto diverse: il PD è per continuare a finanziare le armi a Kiev, mentre il M5S e AVS sono per l’interruzione delle forniture militari. Si potrebbe forse concordare su un limite di tempo, o sull’avvio di un negoziato in concomitanza all’invio di armi, o su una de-escalation lenta e sostituita da aiuti umanitari… Insomma, solo parlandone, si può sperare di trovare un accordo. 

Quanto al sionismo di alcuni dirigenti del PD, ecco su questo forse la segretaria Schlein dovrebbe intervenire in modo deciso: una volta condannati il genocidio a Gaza e in Cisgiordania, l’invasione del Libano, la guerra in Iran… Non c’è più spazio per ambiguità, né tantomeno per proposte di legge come quella elaborata da Graziano Delrio che vorrebbe sanzionare le critiche politiche allo stato di Israele tacciandole di antisemitismo. 

Allora, sarebbe forse il caso che Schlein si decidesse a fare chiarezza, spiegando senza equivoci che il “suo” PD difende le vittime di un genocidio, non chi lo ha commesso. Nel caso in cui il chiarimento non dovesse avere successo, farebbe bene a valutare l’espulsione dal partito di tutti i Delrio presenti: da Picierno a Malpezzi a Verini, a tutta la cosiddetta “ala riformista” del PD. Andassero a riformare altrove, magari dalle parti di Renzi o di Calenda, o direttamente insieme alla maggioranza. 

L’ultima trovata del senatore Delrio è stata avallare con il suo voto l’operazione di maquillage che la destra ha avviato dopo la sconfitta referendaria, agevolando il tragicomico scambio di poltrone fra Maurizio Gasparri, eletto presidente della commissione Esteri, e Stefania Craxi, nuovo capogruppo di Forza Italia al senato. Dopo le connivenze fra il PD e il centrodestra berlusconiano che hanno inquinato la politica italiana per vent’anni fino alla catastrofe renziana, dalla segreteria Schlein ci si aspetterebbe un definitivo cambio di rotta. 

Peraltro, in soccorso di Schlein sono arrivati quindici milioni di elettori che hanno dato un segnale inequivocabile: le elezioni si vincono a sinistra, non nella palude consociativa e centrista in cui i riformisti del PD e i renziani vorrebbero trascinare le opposizioni al governo Meloni. 

Se la destra dovesse vincere anche le prossime elezioni politiche, non farebbe più prigionieri. È l’ultima occasione per il PD, che non se la lasci sfuggire. 

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