Come Meloni usa la 'disinformazione per omissione' per oscurare i contatti tra FdI e un referente della camorra
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Come Meloni usa la 'disinformazione per omissione' per oscurare i contatti tra FdI e un referente della camorra

La presidente di Fratelli d’Italia ha subito lanciata una campagna all'insegna del consueto vittimismo e si è detta indignata per il 'fango' sostenendo in buona sostanza che non si possono chiedere i documenti quando si fa un selfie. Ma non è questo il nocciolo della questione

Come Meloni usa la 'disinformazione per omissione' per oscurare i contatti tra FdI e un referente della camorra
Giorgia Meloni
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Gianni Cipriani Modifica articolo

8 Aprile 2026 - 18.17


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La recente polemica sul selfie di Giorgia Meloni con Gioacchino Amico, ora collaboratore di giustizia e in precedenza emissario del clan camorristico dei Senese offre un chiaro esempio di come la disinformazione per omissione possa essere impiegata per deviare l’attenzione pubblica dai fatti realmente rilevanti.

La presidente di Fratelli d’Italia ha subito lanciata una campagna all’insegna del consueto vittimismo e si è detta indignata per il ‘fango’ sostenendo in buona sostanza che non si possono chiedere i documenti quando si fa un selfie. La vicenda, così presentata, si è rapidamente ridotta a una questione di forma, quasi un semplice episodio di protocollo mal gestito: “tutta la polemica è finita bel selfie”.

Povera Giorgia Meloni costretta a respingere una campagna di denigrazione basata strumentalmente su una vecchia fotografie,

Tuttavia, il problema reale non era la mancanza di controlli formali, ma la reale connessione del soggetto con il partito. E ovviamente la ‘capa’ si è ben guardata dal dirlo. L’uomo ritratto accanto a Meloni non era un semplice fan, ma un individuo interno a Fratelli d’Italia, a cui era stato rilasciato un pass per entrare in Parlamento, che partecipava alle iniziative del partito e manteneva legami diretti con l’europarlamentare Carlo Fidanza.

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Dal punto di vista della teoria della disinformazione per omissione, la strategia è chiara: selezionando solo la parte superficiale dell’informazione — il selfie come gesto innocuo — si oscura il contesto essenziale, ovvero le connessioni strutturali tra Fratelli d’Italia e soggetti con legami mafiosi. In termini di psicologia sociale e comunicazione, si tratta di un classico “framing selettivo”: la percezione pubblica viene guidata verso una narrazione innocua e rassicurante, mentre gli aspetti più compromettenti vengono taciuti o, come in questo caso, artatamente nascosti, a volte con la complicità della parte più asservita delle stampa.

Questo produce anche quella che potremmo chiamare una ‘fallacia di causa apparente’: l’effetto osservato (il vittimismo per un selfie, opera della stampa e dell’opposizione ‘cattiva’) viene presentato come una accusa ingiusta e strumentale, mentre la causa reale — la vicinanza organizzativa e politica del soggetto al partito — resta nascosta. Si aggiunge una semplificazione indebita, riducendo una questione complessa di connessioni con ambienti legati alla camorra a una mera “questione di selfie”.

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Il risultato – anche grazie a ‘Tele-Meloni’ – è una comunicazione efficace dal punto di vista propagandistico: il pubblico riceve un’informazione parziale che legittima Meloni e FdI, mentre viene celato il ruolo reale del partito e dei suoi membri compromessi. In sostanza, la strategia di disinformazione per omissione sfrutta la fiducia dei cittadini nelle dichiarazioni pubbliche e nelle apparenze per costruire una percezione di innocenza inesistente, trasformando un legame problematico in un semplice episodio superficiale.

La vicenda del selfie dimostra ancora una volta come la manipolazione dell’informazione si manifesta ogni volta che faccia comodo a chi detiene il potere politico o quello dell’informazione o tutti e due.

Di esempi ne ho fatti già tanti, ultimo prima di questo il caso Almasri. Ma alla fine sempre lì si torna. Alla propaganda e alla disinormazione. Sempre più stesso due facce della stessa medaglia: la menzogna.


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