di Carlo Cotticelli
Dobbiamo dirlo: la destra ce la mette tutta, e in particolare il ministro della Giustizia Nordio, per non farci essere garantisti. E malgrado tutto lo eravamo stati anche stavolta, sperando — sottolineo, sperando — che le serie necessità di Nicole Minetti per assistere un bambino con gravi problemi fossero vere.
Pensate: ci eravamo spinti fino al punto di difendere la grazia concessa dal Presidente Mattarella. Avevamo creduto che la signora Minetti si fosse redenta al punto da adottare un bambino sudamericano orfano e con seri problemi, pensando che avesse cambiato punti di riferimento etici e morali.
Invece, da una nota del Quirinale che ha espresso seri dubbi sulla veridicità della situazione del bambino, sembra che tutto sia un falso. Insomma, qualcuno ha preso in giro e mal consigliato il Presidente della Repubblica, inducendolo a emanare un provvedimento di grazia per motivi umanitari.
Neanche Berlusconi sarebbe arrivato a tanto, ed è il caso di dire che l’alunno ha superato il maestro. Al di là della mancanza di etica da parte della protagonista di questa vicenda — dal momento che sembra che il bambino i genitori ce li abbia e possano badare a lui senza bisogno di adozione — salta alla luce ancora una volta l’incapacità del ministro Nordio nel gestire qualsivoglia situazione politica.
E poi ci si chiede perché il referendum lo abbia vinto il No. Meno male, aggiungiamo. Se fosse vero che il ministero ha fornito false informazioni al Quirinale, lo scandalo sarebbe tale che non cadrebbe solo il ministro della Giustizia, ma il governo tutto, che perde pezzi ogni giorno dimostrando la propria vulnerabilità.
Anche la vicenda del Teatro La Fenice di Venezia si conclude con la rimozione della direttrice che, ricordiamo, non aveva il curriculum per guidare quell’orchestra. Avrebbe potuto dirigere altre realtà, ma aveva il merito di essere salita sul carro della Giorgia nazionale in un ambiente ritenuto troppo vicino alla sinistra.
Malgrado ciò, il maestro Venezi non ha mai mostrato aperture verso gli orchestrali e, con l’ultima intervista nella quale ha accusato tutto e tutti, è risultato indifendibile non solo per il sovrintendente, ma anche per il ministro Giuli, di stretta osservanza meloniana.
E pensare che al maestro Venezi sarebbe bastato vedere un film di un uomo non di sinistra come Fellini, Prova d’orchestra, dove solo un intervento esterno autorevole — una palla a pendolo che simboleggia l’ordine — consente al direttore d’orchestra di rimettere al loro posto i suoi orchestrali.
Per concludere, dobbiamo fare un cenno al solito 25 aprile e al pessimo intervento della premier, capace di condannare con fermezza l’attentato a Trump — poi un giorno ne capiremo di più —, di condannare tutte le contestazioni che non le andavano a genio, e di non spendere una parola sugli unici proiettili sparati contro militanti dell’ANPI.
Credo che ci siano tutti i presupposti per capire che siamo vicini al capolinea del governo Meloni.
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