Marianna Madia lascia il gruppo alla Camera del Pd e approda da indipendente in Italia Viva

La deputata Marianna Madia abbandona il gruppo parlamentare del Partito Democratico per approdare, da indipendente, in Italia Viva.

Marianna Madia lascia il gruppo alla Camera del Pd e approda da indipendente in Italia Viva
Marianna Madia
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4 Maggio 2026 - 11.49


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La deputata Marianna Madia abbandona il gruppo parlamentare del Partito Democratico per approdare, da indipendente, in Italia Viva. Un passaggio atteso da mesi e ora ufficializzato, che riaccende i riflettori sulle tensioni interne ai dem e sulla crescente fluidità degli equilibri nel campo riformista.

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A 45 anni, Madia rappresenta una delle figure più vicine a Matteo Renzi all’interno della galassia progressista. Non solo per affinità politica, ma per un legame consolidato durante l’esperienza di governo: è stata ministra della Pubblica amministrazione sotto l’esecutivo guidato da Renzi e poi confermata da Paolo Gentiloni. Una continuità che oggi trova un naturale sbocco nel riavvicinamento ai centristi.

La decisione matura in un contesto segnato da frizioni interne. Negli ultimi mesi, Madia si è collocata all’opposizione della linea del Pd guidato da Elly Schlein, con margini sempre più ridotti per una futura ricandidatura. Il progressivo allontanamento si era già manifestato a marzo, quando la deputata aveva firmato una risoluzione con Italia Viva, Azione e +Europa sull’Iran, in occasione delle comunicazioni della premier Giorgia Meloni.

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La traiettoria politica di Madia racconta anche una stagione diversa del Pd. Eletta per la prima volta alla Camera nel 2008, è stata per un breve periodo portavoce del partito nel 2018, oltre a ricoprire ruoli chiave nei governi della stagione riformista. Oggi, da vicepresidente della commissione parlamentare per le politiche dell’Unione europea, il suo spostamento segna un ulteriore tassello nella ridefinizione degli equilibri interni al centrosinistra.

Più che un semplice cambio di gruppo, quello di Madia appare come il sintomo di una frattura più ampia: tra un Pd sempre più orientato a sinistra sotto la guida Schlein e un’area centrista che cerca spazio e identità autonoma. Un movimento che, ancora una volta, porta la firma — diretta o indiretta — di Renzi.

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