Nordio elogia Mussolini: "Il libro più importante per la giustizia italiana l'ha scritto il Duce"

Il riferimento è al codice penale entrato in vigore nel 1930 durante il regime fascista e tuttora alla base dell'ordinamento penale italiano, sebbene modificato in numerose parti

Nordio elogia Mussolini: "Il libro più importante per la giustizia italiana l'ha scritto il Duce"
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15 Giugno 2026 - 12.33


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Ci mancava solo la riabilitazione del Duce. Le parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio sul cosiddetto «patentino antifascista» hanno acceso nuove polemiche attorno alla prossima edizione di Più libri più liberi, la fiera nazionale della piccola e media editoria.

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Intervenendo nel dibattito aperto dopo le critiche della presidente del Consiglio Giorgia Meloni agli organizzatori della manifestazione, Nordio ha contestato la richiesta di una dichiarazione di adesione ai valori antifascisti da parte degli espositori. «Il libro più importante per la giustizia italiana l’ha scritto Mussolini», ha affermato il Guardasigilli, aggiungendo che «se vogliamo il patentino antifascista dovremmo buttare via il Codice Rocco».

Il riferimento è al codice penale entrato in vigore nel 1930 durante il regime fascista e tuttora alla base dell’ordinamento penale italiano, sebbene modificato in numerose parti nel corso dei decenni successivi alla nascita della Repubblica.

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Le dichiarazioni del ministro si inseriscono nella controversia nata dopo la decisione degli organizzatori di Più libri più liberi di chiedere agli espositori una dichiarazione di adesione ai principi antifascisti e costituzionali. Una misura introdotta dopo le polemiche degli anni passati sulla presenza di editori riconducibili all’area neofascista.

Meloni aveva definito la scelta una forma di «censura», sostenendo che rappresentasse una limitazione della libertà di espressione. Le parole di Nordio hanno però provocato nuove reazioni critiche, soprattutto per il richiamo positivo a un testo normativo elaborato durante la dittatura fascista.

Tra le repliche è intervenuto Giovanni Zaccaro, segretario di Area, che ha dichiarato di temere che il ministro stia cercando «la battuta a effetto», contestando l’accostamento tra il valore storico di alcune norme ancora vigenti e il giudizio politico sul fascismo.

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La vicenda continua ad alimentare il confronto politico e culturale sul significato dell’antifascismo nello spazio pubblico e sul rapporto tra l’eredità normativa del Ventennio e i principi della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.

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