Il video generato dall’IA in cui il generale Vannacci nelle sembianze di un imperatore romano riceve il fascio littorio da un’ancillare Giorgia Meloni e poi decreta con il pollice verso la morte dei suoi nemici (cioè Giuseppe Conte, Elly Schlein e Romano Prodi) è slopaganda.
Sul vocabolario questo termine indica la propaganda prodotta dall’Intelligenza artificiale, caratterizzata da un’estetica bizzarra e da contenuti generalmente polemici, o addirittura violenti. Lo scopo è trasmettere via algoritmo concetti molto semplici sfruttando l’immediato coinvolgimento emotivo del pubblico. I costi sono quasi sempre molto bassi e la diffusione è virale.
Anche Trump e il mondo MAGA si servono spesso della slopaganda, pensiamo all’immagine di Trump vestito da Papa, o a quella in cui evocava chiaramente l’identificazione con Cristo che guariva i malati.
Ciò che il generale Vannacci ha derubricato a “scherzo” in realtà è una vera e propria strategia comunicativa frutto dell’IA generativa, capace in pochissimo tempo di diffondere messaggi elementari, immediati e istintivamente ingaggianti. Lo scopo è impressionare più o meno consapevolmente l’immaginario del pubblico social, cioè di un pubblico disattento, abituato all’attività di scroll e quindi poco incline a intraprendere una riflessione critica davanti a immagini apparentemente assurde, ma in realtà molto impattanti sul piano delle emozioni e del subconscio.
Nello specifico, Vannacci, rilanciando quel video, voleva far sapere ai suoi elettori che è lui il vero erede del fascismo, che è pronto a guidare il paese e che al confronto democratico preferisce mezzi più spicci. Tutti concetti a contenuto cognitivo quasi nullo, ma in grado di generare immediatamente un sentimento di empatia, di cameratismo e di appartenenza in tutti quegli elettori ancora disposti a credere che il fascismo sia stato “legge e ordine” e che il tiranno sia preferibile alla democrazia. E purtroppo in Italia non sono pochi.
Il riferimento culturale in senso lato è esattamente alla propaganda del primo fascismo, quando il movimento fascista si presentava come rivoluzionario, pronto ad abbattere il vecchio e fallimentare stato liberale, in nome di una nazione forte, piena di nuove energie spirituali, animata dal vigore giovanile delle camicie nere, molto più simili ai gladiatori romani che non ai notabili giolittiani.
È esattamente questo che Vannacci sta cercando di fare ormai da mesi: accreditare se stesso come la nuova guida di un movimento rinnovatore che spazzerà via le classi dirigenti molli, indolenti e imbrigliate nelle catene dello stato liberal-democratico, in favore di una nuova comunità di spirito, di religione e di pelle (rigorosamente bianca), portatrice di valori antichi ma “sani” come il nazionalismo, il sacrificio di sé per la patria, l’orgoglio virilista e l’ordine (da intendersi come subordinazione passiva all’autocrate, ovviamente). Il senso è: rinunciate alla democrazia, per il bene collettivo incarnato dall’imperatore.
Nulla avrebbe saputo veicolare meglio e in modo più veloce di quel video questo tipo di propaganda. C’è da immaginare che abbia colto nel segno mobilitando una grande platea di persone, tenendo conto che viviamo in un paese in cui ci sono quasi sei milioni di poveri assoluti, in cui il lavoro è sempre più precario e in cui un cittadino su tre è analfabeta funzionale. Nel 2024 l’OCSE ha certificato che un terzo degli italiani sa leggere e scrivere, ma non è in grado di comprendere testi complessi o elaborare informazioni articolate.
Ecco, in un paese così, la slopaganda è ancora più efficace, perché colpisce indiscriminatamente tutti, sia quelli provvisti dell’armamentario culturale (e del tempo) necessari a sventarla, sia quelli che ne sono sprovvisti e che per questo diventano vittime inconsapevoli dell’imbonitore di turno. Non è un caso che Futuro Nazionale, il neonato partito di Vannacci, sia quotato oltre il 6%.
Insomma, prima di sottovalutare qualcosa che può sembrare semplicemente un’innocua presa in giro, conviene che l’opposizione elabori (in fretta) una strategia di comunicazione alternativa e capace di opporsi alla slopaganda, magari con l’intento di fornire ai cittadini gli strumenti cognitivi fondamentali per imparare a difendersene da soli, dal momento che la slopaganda di innocuo non ha proprio nulla.