Meloni, la stretta repressiva sui minori: così la destra mette a rischio libertà costituzionali e stato di diritto

Che la destra meloniana non ami la democrazia era chiaro fin dall’inizio della legislatura.

Meloni, la stretta repressiva sui minori: così la destra mette a rischio libertà costituzionali e stato di diritto
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Giovanna Musilli Modifica articolo

23 Ottobre 2026 - 22.41


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Che la destra meloniana non ami la democrazia era chiaro fin dall’inizio della legislatura.

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 Dai numerosi decreti sicurezza alla riforma del premierato al momento ferma in Parlamento, dalla riforma della giustizia (provvidenzialmente bocciata al referendum costituzionale) che voleva subordinare la magistratura all’esecutivo al revisionismo storico con cui gran parte della maggioranza vorrebbe riscrivere la storia delle stragi neofasciste degli anni di piombo (e forse anche quella del fascismo), la ricetta è apparsa subito chiara.  

Per non parlare del razzismo e della xenofobia che sottendono la politica sull’immigrazione, conditi con una buona dose di nazionalismo su base etnico-biologica, tanto efficace sul piano della propaganda, fino al “Melonellum”, la nuova legge elettorale iper-maggioritaria con i capilista bloccati, in virtù della quale il 55% dei seggi parlamentari andrà alla coalizione che otterrà appena il 42% dei voti (che corrisponde più o meno al 25%-27% degli aventi diritto). 

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A questo punto, chi ancora parla di destra conservatrice e liberale o vive su Marte, o ha qualche rotella fuori posto. 

A scanso di equivoci, l’ultimo decreto sicurezza, varato da qualche giorno, toglie ogni dubbio sulla “cultura” di chi ci governa. Licenziato di corsa dopo gli ultimi fatti di Milano, cioè all’inseguimento della cronaca esattamente come tutti i precedenti decreti sicurezza, questa volta ha come bersaglio i ragazzi, meglio se minorenni. 

Il decreto istituisce il delitto di “violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche“, con pene da due a cinque anni e multe fino a ventimila euro, come se non ci fossero già i reati di associazione a delinquere, porto di oggetti atti a offendere, danneggiamento, devastazione e saccheggio.

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Ma le vere “perle normative” riguardano i giovanissimi: vengono infatti estesi ai minorenni l’arresto in flagranza differita (seppure solo per i danneggiamenti di gruppo) e il fermo preventivo.

Estendere ai minori il fermo preventivo, istituto in vigore da poco meno di un anno che viola principi fondanti dello stato di diritto come la presunzione di non colpevolezza, significa che ragazzini e ragazzine adolescenti potranno essere trattenuti fino a dodici ore dalle forze dell’ordine, sulla base di indizi o sospetti circa la loro intenzione di compiere atti violenti. Sia chiaro, il trattenimento avviene “prima” che abbiano luogo eventuali reati, sulla base del principio fascista della presunzione di colpevolezza (fondata su precedenti reati, o su altri indizi a discrezione della forza pubblica). 

E meno male che il presidente Mattarella, dopo aver già scongiurato in precedenza la norma che voleva dare lo scudo penale alle forze dell’ordine – a dispetto dell’eguaglianza giuridica dei cittadini – in questa occasione ha imposto al governo di cancellare dal decreto la norma che avrebbe dato poteri di polizia giudiziaria all’esercito. E ci mancherebbe altro, ci sarebbe da aggiungere. 

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Per di più, mentre prima per i ragazzi tra i quattordici e i diciotto anni l’imputabilità doveva essere accertata dal giudice, con la nuova disciplina viene presupposta, salvo prova contraria. 

In sostanza, gli adolescenti verranno trattati alla stregua di adulti, a prescindere dal degrado in cui siano cresciuti, dalla povertà materiale e culturale delle famiglie, dalla mancanza di prospettive future, o semplicemente dalle ovvie considerazioni sull’adolescenza e i suoi demoni che potrebbe fare qualsiasi psicologo dell’età evolutiva e anche qualsiasi genitore.

Sul versante delle libertà civili, viene colpita anche la libertà di associazione: si potrà, infatti, vietare a determinate persone di radunarsi in specifici luoghi o con specifici soggetti, per un tempo non superiore all’anno. 

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Ma non basta ancora: dopo l’abolizione del reato di abuso d’ufficio e dopo la riforma della Corte dei Conti, in base alla quale gli amministratori condannati per danni all’erario dovranno risarcire allo stato solo il 30% del maltolto, lor signori hanno avuto l’audacia di introdurre sanzioni a carico dei genitori di minori che abbiano preso parte a determinati reati (anche qualora non siano imputabili penalmente). Il decreto sveltisce anche le procedure necessarie a ottenere il risarcimento. Se i genitori non fossero in grado di pagare, peggio per loro. 

Insomma, un governo come quello di Giorgia Meloni che affronta il disagio sociale semplicemente potenziando l’apparato repressivo, senza guardare in faccia nemmeno agli adolescenti, oltre a ignorare i principi fondanti del liberalismo e dello stato di diritto, misconosce il principio costituzionale che prescrive allo stato di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 3). D’altronde, la destra ha una visione di società ispirata al darwinismo sociale, in cui vince chi è più forte e più ricco, mentre chi è debole rimane indietro. 

Quando si è pronti a sacrificare le libertà costituzionali sull’altare dell’ordine pubblico, al punto di voler dare mano libera alle forze dell’ordine e perfino ai militari, vuol dire che la democrazia liberale, fatta di check and balances, di diritti inviolabili e di conflitti sociali che lo stato dovrebbe riequilibrare, è in pericolo. 

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