Odio gli indifferenti, scriveva Antonio Gramsci. Chissà se fosse vissuto oggi, di fronte alle piazze di mezza Europa in rivolta, Gramsci avrebbe aggiunto all’odio gli indifferenti, anche “odio i benpensanti”. I benpensanti. Quelli che dalle prime pagine dei giornali o dai carezzevoli studi televisivi dove sono ospiti abituali, sputano sentenze contro i giovani che manifestano contro un mondo che gli ha rubato il futuro. Li avete visti. Li avete sentiti. La loro esibita indignazione nel commentare video o foto che mostravano dei giovani, molti di loro poco più che adolescenti, scagliarsi contro negozi di lusso cercando di sfondarne le vetrine e impossessarsi della merce. Vergogna!!!E questi sarebbero quelli che vogliono cambiare il mondo!!!!Eccoli i nuovi rivoluzionari: quelli che rubano Rolex o Moncler!!!!!.
Sì, odio i benpensanti. Quelli che in vita loro, neanche in età giovanile, hanno frequentato una piazza “bollente”, partecipato ad una manifestazione difficile da gestire, e se lo hanno fatto da giovani, poi in età avanzata hanno voluto fare pubblica ammenda, dichiarandosi pentiti di essere stati comunisti.
Odio i benpensanti. Quelli che hanno lisciato il pelo, e ci fermiamo al pelo, di Silvio Berlusconi, il Cavaliere che ha trasformato un popolo di guardoni televisivi in un popolo di elettori che si riconosceva in lui per l’idea di vita che professava e praticava: quella del vincente. Non importa come, ma vincente.
Il “berlusconismo” è sopravvissuto a Berlusconi. Si è incestato dentro la società, ne ha costruito un senso, una visione, una convinzione assoluta: esisti se consumi. Conti qualcosa se puoi esibire i simboli del successo. Il consumismo contrapposto al comunismo. Una ragazzina sognava di diventare una velina, o una letterina, e riuscire a stare con una star del calcio o del cinema o della musica. Il corpo sostituisce la mente. I tradimenti fanno audience – vedi la seguitissima Temptation Island- . La “cultura” del consumo permea la stragrande maggioranza degli spot pubblicitari. Messaggi tutt’altro che subliminali. Sfoggia, ragazzo, sfoggia. Perché se non lo fai, se non mostri, sarai considerato un povero sfigato. Devi rifarti il corpo, le labbra, il seno, ragazzina se vuoi essere accettata e avere tanti like sui tuoi video. Devi essere un palestrato, ragazzo, perché conta molto di più mostrare i muscoli che il cervello. Devi avere le sneakers griffate, o la felpa di moda, se vuoi assomigliare a quelli che hanno sfondato. E se non ci riesci, allora prova a sfondare le vetrine.
Odio i benpensanti. E non solo e tanto perché assolutizzano i comportamenti di una minoranza, gettando fango e altro materiale corporeo contro gli studenti che manifestano pacificamente il loro schifo per un mondo che spende centinaia di miliardi in armi e fa crollare i tetti delle scuole, che rende impraticabile per chi non ha i soldi il diritto alla salute. Certo in questo sano odio c’è l’indegna generalizzazione. E fa pensare, e incazzare, il Corriere della Sera che titola: Francia, Italia, un tranquillo weekend di paura. Una speranza, perché, si sa, la violenza attira più che una protesta pacifica e di massa. Per non parlare di Repubblica, che spara un articolo terrorizzante fin dal titolo: Piazze blindate per le proteste. Oltre 150 perquisizioni in oltre 20 città. “Vogliono rubare le armi agli agenti”. Una sorta di anni di piombo 2.0.
Ma non voglio nascondermi dietro un dito. In questi giorni ha fatto molto discutere la foto di un ragazzino incappucciato che provava a sfondare la vetrina di un negozio di lusso, mi pare a Milano. Quel “teppista” ha 11 anni.
Eccoli i benpensanti alzare il ditino accusatore scagliandosi contro le famiglie che diseducano i loro figli e dei professori che subiscono le violenze di questi adolescenti e magari provano pure a giustificarli.
Non sono un giudice. Non emetto sentenze. Ma non sono neanche un “benpensante” che ingrossa le fila delle ipocrite “anime belle”. Se invece di “assaltare il cielo”, quei ragazzi assaltano i luoghi simbolo del consumismo, è perché a questo sono stati “plasmati”, o meglio dire plagiati. A chi mi ruba il futuro, io rispondo così. È sbagliato? Certo che lo è. È incomprensibile? No che non lo è.
Il berlusconismo ha costruito un metaverso che ha finito per impattare con la realtà. L’unico status che conta è lo status symbol. L’istruzione non paga. Cerca le scorciatoie giuste per realizzarsi da cittadino-consumatore in erba. Mercifica il tuo corpo e vedi nei tuoi coetanei indanarati, vittime da depredare.
Questo i benpensanti fanno fina di non saperlo. Gli fa comodo. Eccoli invocare legge e ordine, plaudire all’invio di 500 parà a Milano e chiedere che la stessa cosa si faccia a Torino, Bologna, Roma, in tutta Italia. Un malessere generazionale ridotto u un problema di ordine pubblico su cui costruire una campagna elettorale.
Odio i benpensanti. Perché odio la loro ipocrisia, il loro nauseabondo perbenismo. E per fare, non dite che l’odio è un sentimento da bandire, come la rabbia. Non siate pure voi dei benpensanti di riporto. L’odio e la rabbia sono stati i motori della storia. L’odio contro chi ti opprimeva, la rabbia contro chi ti sfruttava. Vale per i popoli, per le classi sociali, per gli individui.
Non è tempo di love and peace. No, non è proprio il tempo.
Odio i benpensanti.
