Società sportiva Lazio: 126 anni di storia
Top

Società sportiva Lazio: 126 anni di storia

Il 9 gennaio 1900 nove ragazzi guidati dal bersagliere Bigiarelli fondarono la Società Podistica Lazio dalla quale discende la squadra di calcio. I festeggiamenti voluti da Lotito cercano di stemperare il clima di forte contestazione che accompagna la squadra.

Società sportiva Lazio: 126 anni di storia
Immagine da since1900.it/
Preroll

redazione Modifica articolo

9 Gennaio 2026 - 11.54 Culture


ATF

di Pancrazio Anfuso

Come ogni anno, il 9 gennaio il popolo laziale si ritrova, nel cuore di Roma, a Piazza della Libertà, quartiere Prati, per festeggiare l’anniversario della sua fondazione. La storia racconta che nove ragazzi, guidati dall’intraprendenza di Luigi Bigiarelli, bersagliere e marciatore, fondarono il sodalizio chiamato Società Podistica Lazio, dal quale discendono tutte le sezioni della polisportiva, che attualmente, ho appena controllato sul sito web (sslazio.org), sono 76.

Un’enormità, con discipline anche misconosciute, che cuciono un tessuto fittissimo che copre l’intera capitale e il territorio circostanze in un’elegante trama biancoceleste. La Lazio che gioca a calcio in serie A rivendica con orgoglio la sua primogenitura: è la più antica della capitale e ha un nutrito seguito di appassionati, tifosi caldi e fedeli, ipercritici e disincantati. A Roma si usa così, lo diceva anche Flaiano: nemmeno un marziano attirerebbe l’attenzione più di tanto.

Le altre sezioni vivono di vita propria, esclusa quella del calcio femminile, che condivide spazi e proprietà con quella maschile. Il calcio, naturalmente, tiene banco, con l’infinito derby con la controparte cittadina, che i laziali bollano come frutto di una fusione comandata da Mussolini un secolo fa, ben 27 anni dopo i natali della Lazio.

“Mio nonno tifava Lazio, il tuo pure”, recitava uno striscione in un derby. Il clima stracittadino è così, ci si sfotte ogni giorno e con ogni mezzo, convivendo negli stessi spazi di lavoro, di scuola, di famiglia o di tempo libero.

L’immancabile brindisi della mezzanotte sarà accompagnato da qualche interessante iniziativa della società, che apporrà una targa nel Parco dei Daini, dentro Villa Borghese, luogo dove gli sportivi laziali muovevano i primi passi 126 anni fa. La cerimonia voluta da Lotito cerca di stemperare il clima di forte contestazione che accompagna la squadra. Una protesta contro la sua gestione, che va avanti da 21 anni ed è sempre stata nel mirino della protesta.

All’inizio in modo strumentale, per i modi spicci e, soprattutto, per i tagli alla mangiatoia che circonda le società di calcio: stop a contributi, omaggi, mance, taglio delle spese superflue, ingaggi morigerati, fustigazione pubblica dei ricchi tesserati e dei loro procuratori. Col tempo, e con qualche recente rovescio di gestione, la contestazione ha coinvolto sempre più tifosi, fino a diventare quasi totale.

Il ricambio generazionale ha portato via dalla Lazio i giocatori più importanti: Ciro Immobile, soprattutto, e poi Sergej Milinkovic-Savic, Luis Alberto, Lucas Leiva, Felipe Anderson e la figura che ha incarnato il sogno di ogni laziale, quel Senad Lulic, da Mostar, che il 26 maggio del 2013, al 71’ minuto, ha segnato il gol che ha deciso il derby più importante della storia, quello che ha assegnato alla Lazio la Coppa Italia, ricordato ogni anno dai laziali come quello della “Coppa in faccia”.

Si brinderà, insomma, intonando gli inni che allo stadio accompagnano le evoluzioni dell’aquila, simbolo della squadra, che introducono le gare casalinghe. Quest’anno è stata sostituita Olimpia con Flaminia: un avvicendamento imposto dalle vicende boccaccesche che hanno costretto Lotito a licenziare il falconiere Bernabé, già noto per i saluti romani rivolti alla parte fascistoide della Curva Nord. L’uomo aveva mostrato con orgoglio, sui social media, il risultato di un intervento chirurgico volto a ripristinarne e potenziarne la prestanza sessuale, e la società non la prese bene.

È uno dei numerosi eventi bizzarri che stanno caratterizzando la fase più recente della storia della Lazio, innescando ogni volta le reazioni arrabbiate della tifoseria: dalle numerose gaffe social del figlio del presidente, ai pisolini di Lotito sui banchi di Palazzo Madama. L’uomo ha sempre sostenuto di dormire tre ore per notte ed evidentemente ha bisogno, ogni tanto, di recuperare energia.

Niente, in confronto alla situazione mai spiegata fino in fondo che ha portato al blocco totale del mercato per la Lazio. Non staremo qui a ricapitolarne i motivi, perché questo è un giorno di festa e lo stesso Lotito, loquacissimo, come sempre, ha illustrato ieri, dopo la partita pareggiata con la Fiorentina, le strategie di rinnovamento del parco giocatori della squadra, avviate dalle cessioni eccellenti e ricche, di Castellanos, centravanti avaro di gol, e Guendouzi, infaticabile centrocampista.

A sostituirli, per ora, il gigante serbo Ratkov, centravanti pescato nel campionato austriaco, sconosciuto ai più, incluso l’allenatore, Maurizio Sarri, che sta conducendo la nave laziale nelle acque tempestose di una stagione sportiva caratterizzata da ripetuti episodi arbitrali controversi che sembrano penalizzare la squadra. Lotito ha scritto una pec alla Lega per cercare di invertire la tendenza. A oggi non ha ricevuto risposte, ma a giudicare dagli episodi visti ieri sera non sembra aver ancora ottenuto buoni risultati.

Si consolerà, questa sera, con un brindisi e un augurio, al quale ci associamo con affetto: tanti auguri, Lazio.
126 anni e non sentirli

Native

Articoli correlati