Siamo in un’epoca in cui i media più che raccontare la realtà tendono a costruirla. Welcome to Wrexham, docuserie prodotta da FX, di proprietà Disney che la distribuisce, fa qualcosa di diverso: la racconta accompagnandola nel lungo periodo e così facendo contribuisce a produrla. Insomma non inventa la realtà ma la organizza. La tv serie ha come soggetto il Wrexham, il club gallese che in cinque anni è passato dalla quinta serie inglese a quella che da noi sarebbe la serie B.
Nel calcio moderno siamo abituati a vedere prima l’arrivo dell’impresa sportiva, poi, semmai, il racconto. Documentari, serie e biopic servono a narrare un successo già avvenuto per renderlo mito e commercializzarlo. Quello che sta accadendo a Wrexham AFC ribalta completamente questa logica, poiché la narrazione non segue il miracolo sportivo ma lo prende per mano nel percorso, amplificandolo e, in parte, rendendolo possibile.
Una nuova favola sportiva che oltre a ricordare ai nostalgici quanto il calcio sia in continua trasformazione, è anche la prova che, a volte, il racconto viene prima della vittoria e che, proprio per questo, può renderla possibile. Fondata nel 1864, terza squadra più antica al mondo, il Wrexham è un club gallese che negli ultimi decenni ha vissuto ai margini del grande calcio inglese. Dopo un passato dignitoso nei campionati professionistici, nel 2020 si ritrova relegato nella National League, quinta divisione, schiacciato da debiti e un lento abbandono del proprio ruolo sociale.
La svolta arriva durante la pandemia. Ryan Reynolds e Rob McElhenney, star hollywoodiana il primo, attore e autore cult della tv comedy americana il secondo, acquistano il club per circa due milioni di sterline, con l’approvazione di gran parte dei tifosi. L’operazione viene presentata fin da subito non solo come investimento sportivo, ma come un vero e proprio progetto narrativo. Niente vittorie da raccontare eppure la storia inizia.
È qui che nasce la docuserie Welcome to Wrexham, lanciata nell’agosto 2022 con la regia di Bryan Rowland ed è qui che il caso Wrexham diventa sociologicamente interessante. La serie non documenta un successo ma un tentativo, soffermandosi sulla disillusione della comunità, sulla mediocrità della squadra e su una città, Wrexham, lontana dalle attenzioni. Il pubblico della docuserie si affeziona prima che arrivino i trofei e questo anticipo emotivo cambia tutto.
Sul campo, ovviamente, servono e arrivano competenza e investimento. Phil Parkinson in panchina, gli investimenti su giocatori come Paul Mullin, stipendi alti per la categoria, infrastrutture potenziate. Un progetto serio ma anche rischioso. Le perdite economiche iniziali sono pesanti ma la serie tv crea un cortocircuito di visibilità attirando sponsor internazionali, un ottimo merchandising e, addirittura, turismo sportivo. Il Wrexham diventa un brand narrativo prima ancora che un club vincente.
Nel 2022-23 arriva la prima promozione, con il titolo in National League e 111 punti record. Nel 2023-24 il bis in League Two. Nel 2024-25 la terza promozione consecutiva: un evento senza precedenti nei primi cinque livelli del calcio inglese. In quattro anni, il Wrexham passa dal semiprofessionismo alla Championship, la “Serie B” inglese, e oggi si ritrova in lotta per un posto dei play-off per la Premier League.
