Nicki Minaj e il tenero bullo Trump
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Nicki Minaj e il tenero bullo Trump

La rapper è nata a Trinidad ed è arrivata nel Queens, con i genitori a cinque anni. Una carriera nello showbizz fondata sul reciproco sostegno delle minoranze, eppure nell’ultimo anno ha clamorosamente abbracciato il movimento MAGA.

Nicki Minaj e il tenero bullo Trump
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9 Febbraio 2026 - 15.59 Culture


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di Caterina Abate

Chissà cosa penserebbe la piccola Onika, immigrata clandestina negli USA alla fine degli ’80, della Nicki ed. 2026, dichiaratasi fan numero uno del bullo Trump. Difficile dire che sia comprensibile la svolta della rapper, trinidadina di origine, newyorkese d’adozione: da idola delle minoranze, a tesserata sovranista. 

Per decenni il mondo drag l’ha amata ed imitata, proprio per la sua verve sopra le righe, le sue capacità trasformistiche e il suo aspetto eccessivo. Dal sostegno alla comunità lgbtq+, su cui ha costruito la carriera musicale, Minaj è passata a esprimere parole fortemente discriminatorie nei confronti delle persone trans. Il primo luogo del misfatto è stata l’intervista con la vedova Kirk all’AmericaFest. Una rapper nera, immigrata d’origine alla sagra dell’ultradestra americana. E già così suonerebbe strano. Non che le parole siano suonate meglio: “Siate uomini, va bene. Non c’è niente di male nell’essere un uomo. Che ne dite?”. Non pervenuti quanti sostengono che essere un uomo non vada bene. 

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Tutto diventa piuttosto bislacco alla partecipazione di Nicki Minaj all’evento dei Trump Accouts: “Non so bene cosa dire, ma posso dire probabilmente di essere la fan numero uno del presidente Trump”. Il presidente dal canto suo l’ha definita una grande supporter. Sorge il dubbio che la Nicki 2026 stia vivendo la stessa linea temporale della Nicki che nel 2018 criticava le politiche migratorie del primo governo Trump. Già allora bambini e famiglie di immigrati avevano dovuto subire una buona dose di violenze fisiche e ideologiche, con le separazioni sistematiche al confine con il Messico e i rimpatri. In quel frangente evidentemente era ancora facile per Minaj ricordare il suo passato: quando la cinquenne Onika, questo il suo vero nome, giunta nel Queens con i suoi genitori da Trinidad e Tobago, bambina immigrata clandestina, veniva anche bullizzata a scuola per il suo accento straniero. 

Alla fine del summit a Washington sull’account X la rapper (o ex rapper?c’è chi dice che voglia lasciare la musica per la politica) ha pubblicato la foto della Trump Gold Card, non la versione americana pacchiana e carissima di una tessera ARCI, ma una green card per immigrati super ricchissimi. Te la danno se hai un milione di dollari con cui pagarla, oltre una commissione di 15.000$. Ed ecco un “visto basato sulla capacità di un individuo di fornire un beneficio sostanziale agli Stati Uniti”. Solo che suona più come una mazzetta legale a Trump, per ottenere la cittadinanza con più facilità. Tutto piuttosto offensivo, stante che probabilmente Minaj abbia già da tempo acquisito la cittadinanza, anche alla luce del matrimonio con Kenneth Petty (il cui nome appare anche nei file Epstein) nel 2019. La sua tesserina dorata avrebbe piuttosto funzione puramente simbolica.

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E se fosse la religione ad aver calamitato Nicki Minaj dentro al vortice MAGA? Di “libertà religiosa” aveva parlato durante l’intervista di Erika Kirk all’AmericaFest, citata sopra. Che poi, quando in ambienti di destra si dice “libertà religiosa”, vuol dire che la libertà è solo quella dei cristiani, son dettagli. 

Pare comunque, secondo sue dichiarazioni, che a farla virare verso il sostegno a Trump sia l’odio e il bullismo che il tycoon abbia subito prima della sua seconda elezione. E torniamo sulle cose che suonano strambe. Insomma, Nicki Minaj è diventata trumpiana per spirito di protezione. Incredibile come un bullo, con una sorta di irrefrenabile passione per il Risiko (dal vivo) possa sortire tanta tenerezza da far ribaltare gli animi e le parti politiche! Incredibile, quasi quanto chi professa il libero pensiero e poi vota destra (vedi alla voce Charlie Kirk)! 

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