”No Good Men” inaugura la Berlinale 2026 e ricorda come esistano anche uomini buoni

L’opera della regista afghana Shahrbanoo Sadat apre il Berlin International Film Festival, offrendo un nuovo e attuale sguardo sul suo paese natale.

”No Good Men” inaugura la Berlinale 2026 e ricorda come esistano anche uomini buoni
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13 Febbraio 2026 - 16.39 Culture


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Il Berlin International Film Festival 2026, anche conosciuto come Berlinale, torna dal 12 al 22 febbraio nella capitale tedesca. Si apre trattando di politica e donne, con l’anteprima mondiale di “No Good Men”, terzo cortometraggio della pluripremiata regista afghana Shahrbanoo Sadat. La storia tratta il percorso di Naru, protagonista interpretata dalla stessa regista, l’unica cameraman donna di Kabul Tv convinta che non ci siano uomini buoni in tutto l’Afghanistan. Ma questa sua convinzione cambia quando il reporter Qodrat, interpretato dall’autore della storia Anwar Hashimi, la assume per un incarico prima del ritorno dei talebani. Questi aveva già lavorato in tv con la regista quando era produttore di un telegiornale e lei si occupava programma di cucina, rappresentando per Sadat il primo uomo buono della sua vita.

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Alla Berlinale la regista afferma: “Sì, è vero, oggi ci sono più uomini buoni che non approfittano dei privilegi che la società patriarcale offre loro e che, indipendentemente da tutto, continuano a sostenere le donne nella loro vita”. Poi prosegue “Il fatto è che oggi è estremamente difficile essere uomini buoni in una società patriarcale. Vengono maltrattati, derisi e la loro virilità viene messa in discussione. Io invece dico loro: vi vedo, vi ammiro e vi rispetto. Credo comunque che abbiamo bisogno di più uomini buoni nel mondo e soprattutto in Afghanistan”. Ma secondo la regista uno degli aspetti “positivi” della società patriarcale è che contribuisce a rendere le donne più forti.

La direttrice del festival Tricia Tuttle ha introdotto questa commedia romantica-politica nel corso della presentazione dell’evento, riscontrando nel lavoro di Sadat un perfetto specchio che mette in luce la vita delle donne afghane. Una pellicola capace di unire romanticismo e umorismo in una storia politicamente coinvolgente e basata su eventi accaduti realmente. È ciò che ha reso l’opera ancora più significativa.

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“No Good Men” è il terzo dei lavori di Sadat che segue “Wolf and Sheep” del 2016 e “Parwareshgah” (“The Orphanage”) del 2019, entrambi passati a Cannes alla Quinzaine des Réalisateurs, selezione parallela a quella ufficiale del Festival. Inoltre, l’opera è anche la quinta di cinque film basati sugli scritti autobiografici di Anwar Hashimi. Un lungometraggio che è il risultato di una coproduzione internazionale tra Francia, Norvegia, Danimarca e Afghanistan e che aprirà la Settantaseiesima edizione del festival. Vale la pena sottolineare che quest’anno la quota delle registe è da record e tocca il quaranta percento.  

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