La Fondazione del Teatro La Fenice ha deciso di interrompere ogni rapporto con Beatrice Venezi, annullando tutte le collaborazioni future con la direttrice d’orchestra che solo lo scorso autunno era stata indicata come futura direttrice musicale. La scelta, spiega il sovrintendente Nicola Colabianchi, è maturata anche in seguito a “reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche” ritenute offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione e della sua orchestra.
Come scrive Federica Zaniboni su Ansa, la decisione arriva al culmine di proteste interne al teatro veneziano, esplose fin dalla nomina di Venezi. Le maestranze infatti avevano contestato sia le modalità ritenute poco trasparenti della scelta sia un curriculum giudicato non all’altezza dei precedenti direttori musicali. Le polemiche si sono protratte per mesi, con momenti come il concerto in Campo Sant’Angelo dello scorso ottobre e, più recentemente, il 24 aprile, quando in sala erano stati lanciati volantini accompagnati da grida che chiedevano pure le dimissioni dello stesso Colabianchi.
A inasprire ulteriormente è stata un’intervista rilasciata da Venezi al quotidiano argentino La Nación, nel quale la direttrice aveva dichiarato di non avere “padrini” e in più aveva sostenuto che nell’orchestra le posizioni si tramanderebbero “di padre in figlio”. Parole da cui il sovrintendente aveva preso subito le distanze, sottolineando l’alta qualità dei musicisti e come tali affermazioni fossero incompatibili con i principi di rispetto e tutela della Fondazione.
Sul piano politico, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha dichiarato di prendere atto della decisione, sottolineando che è stata assunta in piena autonomia da Colabianchi, al quale ha confermato la propria fiducia. Ha inoltre espresso l’auspicio che la vicenda possa contribuire a superare tensioni e strumentalizzazioni.
Non sono mancate però le critiche. Irene Manzi, capogruppo del Pd in commissione Cultura alla Camera, ha parlato di un “fallimento del governo” nelle politiche culturali, attribuendo la vicenda a una scelta imposta dall’alto senza ascolto del settore musicale. Duro anche il commento di Luca Pirondini del M5S, secondo cui la decisione arriva troppo tardi e avrebbe dovuto essere presa tempo fa. Sulla stessa linea il segretario generale della Cgil Venezia, Daniele Giordano, che ha definito la rottura “positiva”, pur sottolineando come l’inadeguatezza della nomina fosse evidente sin dall’inizio.
La Fenice, infine, ha ribadito il proprio impegno a promuovere un ambiente professionale fondato su collaborazione, rispetto reciproco ed eccellenza artistica.