Dopo due settimane di Mondiale americano i gironi si stanno definendo, con già alcune squadre eliminate – Haiti, Tunisia, Giordania e la deludente Turchia – ed altre che, pur avendo (quasi) indirizzato la qualificazione al turno successivo, arrancano e scarseggiano nel bel gioco. In una competizione per lo più Europa-centrica, con Spagna e Francia tra le grandi favorite, il Sud America, dopo un XX secolo dominato dal Brasile, sembra star accusando una flessione. Tolta l’Argentina, che incanta e domina il girone J, anche la stessa Seleção pare essersi messa alle spalle la generazione d’oro che ha dato origine al mito brasiliano.
Come dicevamo, l’unica squadra dimostratasi pienamente a livello sono i campioni in carica allenati da Scaloni, capace di dare una seconda giovinezza a Messi. Negli ultimi giorni è andato virale il video del commento di un telecronista inglese al termine dell’ottavo di finale del Mondiale 2018 tra Francia e Argentina: in sostanza commentava l’uscita dell’Albiceleste affermando che quella sarebbe stata probabilmente l’ultima presenza di Messi ad un Mondiale. E bene, a distanza di 8 anni la Pulce è ancora una delle stelle più luminose del panorama calcistico mondiale, ha vinto un Mondiale da protagonista assoluto e, con la doppietta all’Austria, ha superato il record di Klose di 16 gol nella storia dei Mondiali, ponendo l’asticella a 18. È vero, l’Argentina potrebbe soffrire il fisiologico ricambio generazionale che probabilmente seguirà a questa Coppa del Mondo, ma con un Messi così, leader carismatico e tecnico di una squadra libera dal peso di dover vincere, è difficile non metterla tra le favorite.
Il Brasile invece è un caso particolare. Dopo un pareggio al debutto contro il Marocco, la squadra di Ancelotti ha ritrovato il sorriso già nei primi 45’ della sfida contro Haiti, mettendo a segno i 3 gol che hanno poi rappresentato il risultato finale. Quali sono, allora, i punti critici? Il problema principale sembra risiedere nella difesa, che manca di un laterale sinistro di livello e che si compone di vecchie glorie della Serie A come Danilo e Alex Sandro. Vero che la diga centrale è rappresentata da Gabriel e Marquinhos, affrontatisi nell’ultima finale di Champions League, ma anche contro il Marocco il pareggio è andato più che bene ad Ancelotti, fortemente criticato in patria per la scelta dei convocati. A casa è rimasto Joao Pedro, attaccante del Chelsea e migliore tra i brasiliani sommando gol e assist, ed è stato dato tanto spazio ai giocatori del campionato brasiliano, mentre l’idolo delle folle Neymar deve ancora giocare un minuto in questo Mondiale. È però sempre difficile dare per spacciato il Brasile, soprattutto se in panchina c’è un signore da 31 trofei da allenatore.
La terza e ultima sudamericana in testa al suo girone è la Colombia, vincente nella sfida notturna contro la Repubblica Democratica del Congo per 1-0. Molto del suo percorso verrà deciso dall’ultimo match contro il Portogallo, ma anche i Cafeteros, come il Brasile, non hanno mai espresso un gioco dominante, arrancando al debutto contro l’Uzbekistan di Fabio Cannavaro. Al 60esimo, infatti, il risultato segnava 1-1, ed è servito il talento di Luis Diaz per rimettere il match sui binari della squadra allenata da Nestor Lorenzo, che tra le sudamericane qualificatesi arriva sì con il secondo miglior attacco, ma anche con la peggiore delle 6 difese. C’è poi il Paraguay che, qualificatosi per ultimo al Mondiale, ha debuttato contro i padroni di casa degli Usa, perdendo 4-1, per poi rifarsi contro la deludente Turchia, difendendo in modo stoico il vantaggio segnato al secondo minuto del match.
Tra le delusioni, insieme alla sopracitata Turchia, rientrano di diritto anche Uruguay e Ecuador, le ultime due sudamericane di questo Mondiale. La Celeste, allenata dal guru Marcelo Bielsa, è nel pieno di un ricambio generazionale: dopo essere stati eliminati ai gironi nell’edizione del 2022, sono stati lasciati a casa Luis Suarez e Edinson Cavani, simboli del calcio uruguayano del XXI secolo, scongelando il 40enne Fernando Muslera vista la penuria di portieri. Il risultato? Due pareggi contro l’Arabia Saudita e contro l’esordiente Capo Verde che complicano la qualificazione al prossimo turno: per riuscirvi, Valverde e compagni dovranno battere la Spagna, rinvigorita dal 4-0 contro i sauditi. Bielsa, sembrato incapace di adattarsi al nuovo panorama calcistico, è avvertito: un fallimento potrebbe segnare la fine della sua carriera in panchina.
L’altra grande delusione proveniente dal Sud America è l’Ecuador. Presentatasi alla Coppa del Mondo con una delle migliori difese del globo – soli 5 gol subiti nelle 18 partite delle qualificazioni – e con una squadra strutturata soprattutto su giocatori provenienti dai campionati europei, come Caicedo, Pacho e Hincapié, la Tricolor ha debuttato in uno dei match più belli di questo Mondiale, perdendo 1-0 contro la Costa d’Avorio. Il problema è stato il successivo pareggio con la favola Curaçao, con gli ecuadoregni che hanno calciato 15 volte in porta senza trovare la rete. La difficoltà nel far gol è un trend che i gialloblù si sono portati avanti lungo tutte le qualificazioni, avendone segnati appena 14. Le speranze della nazione sono riposte nell’ultimo match del girone contro una Germania a punteggio pieno che magari, proprio per via della sicurezza matematica del primo posto, potrebbe non essere la schiacciasassi delle prime due partite.
Il margine d’errore è già azzerato: per le sudamericane la prossima settimana della Coppa del Mondo non sarà una semplice formalità, ma un dentro o fuori senza appello. Con l’Argentina già al sicuro, il resto del continente deve darsi una svegliata, prima che il Mondiale americano si trasformi, a tutti gli effetti, nel definitivo declino del calcio dell’America latina.