“Non è finita finché non è finita”: la filosofia di Lovaglio di fronte a chi vuol prendersi la storica banca senese
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“Non è finita finché non è finita”: la filosofia di Lovaglio di fronte a chi vuol prendersi la storica banca senese

Dopo il reportage del New York Times, mentre la partita finanziaria dell'anno entra nella fase cruciale, si stringono i tempi. Tra l'OPAS lanciata su Mps da Messina con Unipol e la voglia di vendetta dell'insider Caltagirone, l'AD Lovaglio cerca una soluzione a questa matassa di interessi: “Come si può lanciare un’offerta per smantellare la banca più antica del mondo, mentre sta completando il suo percorso di rilancio?”.

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3 Agosto 2026 - 09.07 Oltreilponte


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di Pino Di Blasio

“In Italia si affilano i coltelli per la banca più antica del mondo”. E’ il titolo dell’ormai noto reportage del New York Times, corredato con le foto dell’ad Luigi Lovaglio nell’archivio di Rocca Salimbeni, che conserva anche la lettera scritta da Giuseppe Garibaldi alla banca per chiedere uno sconto sul mutuo. Sono poche le frasi di Lovaglio tra virgolette, ma il senso del reportage è tutto racchiuso in quella frase, che l’ad aveva pronunciato anche nell’intervista a San Casciano dei Bagni. “Come si può lanciare un’offerta per smantellare la banca più antica del mondo, proprio mentre sta completando il suo percorso di rilancio?”.

E’ la domanda chiave per spiegare l’offerta pubblica di acquisto e scambio che Intesa Sanpaolo, alleata con Unipol, ha lanciato 40 giorni fa e ha intenzione di perfezionare a settembre. Carlo Messina, AD di Intesa Sanpaolo, ha approfittato delle spaccature tra gli azionisti del Monte, ha fatto leva sulla voglia di vendetta del gruppo Caltagirone, che il 15 aprile ha perso clamorosamente la battaglia per la governance, dopo aver licenziato Lovaglio un mese prima, e ha progettato un’offerta che punta, aldilà degli equilibrismi dialettici e delle frasi fatte di Carlo Cimbri, dominus di UnipolSai e, di conseguenza, di Bper, a sciogliere il Monte dei Paschi di Siena, a spezzettare la sua rete tra tre banche (oltre a Intesa e Bper ci saranno anche tanti sportelli che potrebbero essere acquisiti da Unicredit o altri istituti), a rendere inutili le sette direzioni generali (la più grande a Siena, ovviamente) e gli oltre 2.500 dipendenti a loro collegati. Per tacere di altri asset, come Widiba, la banca digitale, che non servirebbero a un gruppo che ha investito miliardi per lanciare Isybank.

A Carlo Messina non interessa nulla della sorte del Monte dei Paschi, anzi per lui è un problema. Per questo girerà 635 sportelli più il marchio a Cimbri e Unipol in cambio di 2 miliardi e mezzo di euro. L’AD di Intesa è attirato, calamitato per meglio dire, da Mediobanca. Ed è pronto a lanciare un’OPAS che oggi vale 35 miliardi di euro, tra azioni Intesa Sanpaolo e 3 miliardi in contanti, per rilevare quella Mediobanca che Luigi Lovaglio ha pagato 16-17 miliardi di euro (la metà) pochi mesi fa.

Neanche tutta Mediobanca interessa a Messina. Di sicuro il 13,3% di Generali (l’ossessione di Caltagirone, l’insider che dentro il Monte sta favorendo la scalata), probabilmente Compass, la società di credito al consumo, capace di movimentare 15 miliardi di prestiti e di fare utili per 450 milioni l’anno, forse anche la rete di private bankers di Piazzetta Cuccia, anche se avendo Imi e Fideuram, Intesa Sanpaolo è abbastanza coperta su questo fronte.

Stando ai calcoli di Messina, se l’opus avrà successo, nascerà un grande gruppo finanziario con quasi 1.200 miliardi di euro di attivi, oltre 16 miliardi di utili preventivati e 2,9 miliardi di sinergie all’anno. Ma è un numero troppo ambizioso, per raggiungerlo bisognerà programmare tagli e accorpamenti sanguinosi, in pratica smantellare l’anima del Monte dei Paschi.

Anche se nel reportage del NYT, Lovaglio insiste nella sua ricerca di soluzioni alternative all’offerta di Intesa, lo stop alle trattative di alleanza con Banco BPM e i no del Credit Agricole, restringono moltissimo il ventaglio di opportunità che puntano a salvare il Monte nella sua interezza e a superare lo scoglio di 555 anni di vita. Casuale la coincidenza numerica con la caduta della Repubblica di Siena nel 1555, ma di questo abbiamo già parlato.

E allora, quali possono essere le vie di fuga, le exit strategies per opporsi alla ‘pace eterna’ che vorrebbe instaurare Messina, con l’aiuto di Caltagirone? Rimangono gli scogli dell’Antitrust Europeo, i dettami dell’Ivass, l’istituto di vigilanza sulle assicurazioni, presieduto dal direttore generale di Bankitalia, il senese Paolo Angelini. Così come un’altro senese, Carlo Comporti, si appresta a sedere al vertice dell’Esma, la Consob europea. Sarà solo una questione di numeri e di regole da rispettare, non di certificati di nascita. Perché, per sperare che Delfin (che ha il 17,5% del Monte dei Paschi), BlackRock (forte del 4,7, che potrebbe salire a una quota più alta mettendo insieme altri fondi), il Governo (oggi ha il 4,8%), Banco BPM e Anima (insieme hanno più dell’8%) e gli altri azionisti non cedano i loro pacchetti a Intesa Sanpaolo (ottenendo in cambio azioni del gruppo e arrivando a quote di Intesa, pari alle percentuali del Monte divise per 4,5 in totale), bisognerà offrire loro una proposta altrettanto conveniente.

Il tempo stringe, tutti i giornali stanno intonando gli inni in onore di Messina e della sua operazione di conquista, che non avrebbe più ostacoli e si concluderà entro pochi mesi. Ma Luigi Lovaglio sta indossando la divisa di Yogi Berra, il giocatore di baseball più amato dai newyorkesi, visto che ha giocato (e allenato), soprattutto negli Yankees e nei NY Mets. La sua frase cult è “Non è finita finché non è finita”.

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