90 anni di Yves Saint Laurent, tra moda e scandali

Lo stilista francese di origini algerine per tutta la sua vita è stato come un faro per l'emancipazione del guardaroba femminile, tra spregiudicatezza e talento.

90 anni di Yves Saint Laurent, tra moda e scandali
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6 Agosto 2026 - 10.42 Culture


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di Giuseppe Christopher Catania

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L’enfant prodige della moda Yves Saint Laurent ha compiuto novant’ anni. Il genio che ha riscritto le regole dell’haute couture e del prêt-à-porter, trasformando il guardaroba femminile in un manifesto di libertà e consapevolezza, ci fa chiedere se geni si nasce oppure si diventa. 

Fautore del celebre smoking dress, lo stilista ha lasciato un’eredità stilistica che continua a ritornare nei suoi abiti, nei testi del compagno Pierre Bergé e nei luoghi che hanno segnato la sua vita, pieni della sua creatività, come la Villa Majorelle di Marrakech, rifugio in cui poteva sentirsi libero di essere ciò che voleva e dove poteva esplorare tra diversità di culture che tornava poi nelle sue collezioni, ad esempio la celebre “Collection Africaine” del 1967. 

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Il potere di Yves Saint Laurent non è stato soltanto quello di anticipare le mode attraverso un’estetica rivoluzionaria e disinibita, ma soprattutto di comprendere, in un’epoca in cui l’immagine diventa linguaggio espressivo, che un couturier non firma soltanto collezioni,. bensì plasma la propria identità rendendola un’estensione della propria visione creativa. Di fatti, il ritratto che forse rimane più impresso tanto nel mondo della fotografia quanto in quello della moda, è stato lo scatto realizzato da Jeanloup Sieff nel 1971 per promuovere il profumo “YSL Pour Homme”, in cui Saint Laurent posa completamente nudo.

Attraverso questo gesto, per molti considerato spregiudicato, ha spianato una nuova strada nel mondo della moda: quella di uno stilista che non vende solamente un prodotto o un oggetto del desiderio, ma mette in vendita la propria immagine, il suo corpo, il suo essere. Da quel momento, il couturier divenne una fonte inesauribile di ispirazione, analisi e racconto che va oltre la moda, trasformando un semplice stilista in un icona senza tempo e anticipando quel fenomeno del divismo che ancora oggi caratterizza molti designer contemporanei. 

L’obiettivo dei fotografi sembra ritrarre ogni volta una persona diversa: Saint Laurent è fragile e assorto in Richard Avedon, elegante e malinconico con Irving Penn, teatrale per Cecil Beaton ed erotico con Helmut Newton (proprio con quest’ultimo sono stata scattate le fotografie che sono rimaste impresse nel mondo della moda come la fotografia del 1975 di “le smoking” in Rue Aubriot a Parigi per Vouge Paris).

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La differenza con gli altri stilisti è lampante: Cristobal Balenciaga preferiva evitare i riflettori, Christian Dior è scomparso prima che la fotografia diventasse un fenomeno mediatico di massa, Coco Chanel controllava la propria immagine in maniera ossessionata ma è rimasta un personaggio mondano; Yves Saint Laurent, invece, trasformò la propria figura in un autentico laboratorio fotografico, un soggetto predominante sul quale i più grandi fotografi potevano proiettare i propri linguaggi, le proprie poetiche e visioni estetiche. 

Gli stessi abiti di Yves Saint Laurent si prestavano facilmente a essere fotografati, come il Mondrian Dress del 1965, che portava le linee rette ispirate allo stile neoplastico del pittore, o la safari Jacket del 1969, fino allo smoking femminile e alle collezioni ispirate a Picasso, Van Gogh e Marrakech. Ogni collezione proposta trovava la propria espressione all’interno delle riviste di moda, delle campagne pubblicitarie e dei ritratti d’autore – erano creazioni concepite per essere sempre ricordate, commentate e in altri casi anche criticate. 

Oggi, i direttori creativi di grandi maison di moda sono costretti a essere designer, influencer, testimonial e protagonisti, mostrandosi in tutte le loro sfaccettature. Che la loro vita venisse esposta sui social e dai media, era già stato previsto da Saint Laurent: prima ancora che esistesse il concetto di “personal branding”, aveva infatti trasformato il proprio volto in un marchio, e molto prima che la moda si modificasse e venisse esposta attraverso gli schermi, aveva compreso che per il successo di una collezione bisogna puntare oltre alle lenti di chi l’avrebbe fotografata, anche al creatore della stessa.

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Gran parte della notorietà che possedeva Saint Laurent era frutto delle proprie scelte personali e degli scandali che lo circondavano, allora la vera domanda è: la scelta di scandalizzare il mondo era frutto della sua indole rivoluzionaria ed emancipata, o una scelta di marketing? 

Il ricordo della nascita di Yves Saint Laurent è doveroso non solo perché è stato uno dei più grandi stilisti del XX secolo, ma soprattutto per il modo in cui ha cambiato il rapporto tra moda, cultura e società, lasciando un’eredità che continua a ispirare giovani designer, e anche per aver trasformato il proprio mestiere in una forma di pensiero. 

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