Maldini rompe il silenzio e parla dell'addio al Milan: "Avevano deciso di licenziarmi già da mesi"
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Maldini rompe il silenzio e parla dell'addio al Milan: "Avevano deciso di licenziarmi già da mesi"

Paolo Maldini a Repubblica: «Ci sono persone di passaggio, senza un reale rispetto di identità e storia del Milan. E ce ne sono altre legate ai suoi ideali. Converrebbe tenersele strette».

Maldini rompe il silenzio e parla dell'addio al Milan: "Avevano deciso di licenziarmi già da mesi"
Paolo Maldini
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1 Dicembre 2023 - 09.24


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Paolo Maldini torna a parlare, dopo un silenzio lungo sei mesi in seguito al licenziamento della scorsa estate da parte della dirigenza del Milan. Intervistato da La Repubblica, l’ex campione rossonero ha spiegato i motivi del suo silenzio.

 «Avrei parlato di pancia, il tempo permette serenità. Ci sono persone di passaggio, senza un reale rispetto di identità e storia del Milan. E ce ne sono altre legate ai suoi ideali. Converrebbe tenersele strette».

«Credo che la decisione di licenziarci fosse stata presa mesi prima e c’era chi lo sapeva. Il contratto, 2 anni con opzione di rinnovo, mi era stato fatto il 30 giugno 2022 alle 22: troppo impopolare mandarci via dopo lo scudetto».

«Se il club è stato venduto a 1.2 miliardi e la nuova proprietà vuole cambiare, ne ha il diritto. Ma vanno rispettati persone e ruoli. Ho dovuto trovare un accordo per i miei diritti. L’amore per il Milan rimane incondizionato. Da figlio di Cesare. Da ex capitano. Da papà di Christian e Daniel. E da dirigente in 5 anni fantastici. L’informazione non viene indirizzata verso la verità: chi dice il contrario sa di mentire a se stesso. Per fortuna mi pare che il pubblico non si faccia condizionare».

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«Come dirigente sono cresciuto, nei primi 6 mesi mi sentivo inutile. Leonardo mi diceva: stai solo imparando. Non è facile interloquire con un fondo americano o un Ceo sudafricano?. Niente di più lontano dal vero che io e il ds Massara non condividessimo obiettivi e strategie. Mai avuto, né voluto, potere di firma: nemmeno per i prestiti. Ogni acquisto era avallato da Ceo e proprietà. I giocatori li abbiamo scelti noi, a volte spariva il budget. È normale a volte l’interferenza nelle scelte sportive, che spostano equilibri finanziari. È ingiusta l’accusa di non averle condivise. Per Ibrahimovic servirono tante riunioni. Proprio a Ibra posso suggerire che all’inizio sarebbe logico osservare e imparare».

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