“L’Italia chiamò”: 116 anni fa nasceva la nazionale italiana di calcio
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“L’Italia chiamò”: 116 anni fa nasceva la nazionale italiana di calcio

Il 13 gennaio 1910, l’allora presidente della FIGC Luigi Bosisio incaricò la Commissione Tecnica Arbitrale di scegliere i giocatori. La prima gara Italia-Francia il 15 maggio 2010 all'Arena Civica di Milano. Le maglie erano ancora bianche.

“L’Italia chiamò”: 116 anni fa nasceva la nazionale italiana di calcio
La prima formazione della Nazionale (foto da Il post)
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13 Gennaio 2026 - 15.13 Culture


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di Vinattieri Lapo

Era soprannominato “Fantaccino”, l’attaccante che mise a segno il primo gol della storia per la Nazionale Italiana di calcio. Pietro Lana, così si chiamava all’anagrafe il giocatore del Milan, gonfiò la rete con un potente tiro da dentro l’area di rigore. Lana ne avrebbe segnati altri due, in quella prima gara dell’Italia che si disputò contro la Francia il 15 maggio 1910 all’Arena Civica di Milano. Il risultato finale fu 6-2, e il capitano di quella prima gara fu Francesco Calì, tesserato dell’Andrea Doria di Genova, scelto non solo per la sua bravura ma anche per la conoscenza delle lingue, avendo vissuto in Svizzera.

L’Italia del calcio era nata, organizzativamente, da appena quattro mesi. Infatti, oggi sono esattamente 116 anni da quel 13 gennaio 1910, quando l’allora presidente della FIGC Luigi Bosisio incaricò la Commissione Tecnica Arbitrale di scegliere i giocatori che avrebbero partecipato alle prime storiche partite della neonata nazionale. Gli arbitri erano ritenuti gli addetti ai lavori più esperti sulle qualità tecniche dei giocatori e sempre la loro Commissione fu alla guida tecnica della nazionale delegando a presiederla l’arbitro Umberto Meazza.

È ancora troppo presto, però, per parlare di Azzurri: il debutto fu giocato con delle maglie bianche con lo stemma di Casa Savoia. Leggenda vuole che il colore venne scelto in onore del club italiano più forte del momento, la Pro Vercelli, ma la realtà è che all’epoca non si era ancora raggiunto un accordo sulla divisa ufficiale e si optò per un colore neutro come il bianco.  Solo a partire dalla partita contro l’Ungheria del 6 gennaio 1911 venne scelto il colore azzurro per le divise. La scelta fu un omaggio alla Casa Savoia: l’azzurro era infatti il colore del manto della Vergine Maria, a cui la dinastia regnante era devota. Inoltre, sul lato sinistro delle nuove maglie venne cucita la croce sabauda, a riprova delle origini monarchiche dei Savoia.

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La nostra Nazionale, come è risaputo, vanta un palmares di tutto rispetto, ma sono sempre meno i testimoni dei primi due trofei della storia azzurra, vale a dire i Mondiali del 1934 e quelli del 1938. L’edizione del ’34 si disputò proprio in Italia: fondamentale per l’assegnazione del Mondiale fu la promozione calcistica operata dal regime fascista, che verrà poi indicato come uno dei fattori determinati per il successo della nazionale al termine della competizione. Per “scacciare” le malelingue, gli Azzurri bissarono il successo nell’edizione francese del 1938.

Con gli eventi della Seconda Guerra Mondiale e con la caduta del regime fascista, il movimento calcistico italiano affrontò un lento e difficile periodo di ricostruzione: ai Mondiali brasiliani del 1950, i primi del dopoguerra dall’edizione del ’38, l’Italia, ancora campione in carica, non riuscì nemmeno a superare la fase a gironi, anche a causa di una preparazione inadeguata dovuta alla scelta di raggiungere il Brasile via nave. Dopo la strage di Superga, occorsa al Grande Torino nel 1947, si preferiva il mare all’aria. Anche le successive esperienze mondiali non furono incoraggianti, fino al 1968, quando la Nazionale riuscirà a vincere l’Europeo e confermerà il momento di grazia al Mondiale 1970 giungendo fino alla finale, nella quale dovrà arrendersi solo all’immenso Brasile di Pelé (4-1).

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La grande gioia si farà attendere per altri 12 anni: gli Azzurri di Enzo Bearzot riuscirono a vincere il Mondiale ’82 disputatosi in Spagna, grazie soprattutto alla “redenzione” di Paolo Rossi, miglior giocatore della competizione. Era un’Italia fortemente criticata prima della spedizione spagnola, anche per la scelta di convocare “Pablito” Rossi dopo la squalifica derivante dal caso scommesse del Totonero. Fu una gioia inattesa che riunì tutta l’Italia, al tempo segnata dalla crisi economica e dal terrorismo che continuava a imperversare: centrale in tal senso la figura dell’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, inquadrato più volte in tribuna d’onore durante la finale contro la Germania Ovest e fotografato sull’aereo di ritorno mentre gioca a carte con Bearzot, Zoff e Causio.

L’ultimo Mondiale vinto dall’Italia è quello tedesco del 2006, anch’esso segnato da un caso di calcioscommesse come Calciopoli. Di questo mondiale ricordiamo l’inconfondibile telecronaca di Fabio Caressa e Beppe Bergomi: “andiamo a Berlino, Beppe”, “abbracciamoci forte e vogliamoci tanto bene”, “il cielo è azzurro sopra Berlino”, tutte frasi entrate nell’immaginario collettivo di un popolo che mai come durante le partite della Nazionale riesce a unirsi. E sembra quindi non essere un caso che nel 2021, a 15 anni di distanza da quel Mondiale, dopo aver vissuto una pandemia mondiale, siano state sempre le telecronache di Caressa e Bergomi a riunire milioni di italiani durante la vittoria degli Europei da parte degli Azzurri di Mancini.

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E se questo è il nostro passato, cosa ci riserverà il futuro? A marzo la nazionale si giocherà l’ultima possibilità di accedere al Mondiale 2026 nei playoff contro l’Irlanda del Nord. Ormai sembra essere questa la nostra dimensione: l’ultima volta che gli Azzurri hanno disputato una partita della Coppa del Mondo era il 24 giugno 2014 contro l’Uruguay a Natal, in Brasile. Da lì, prima la sconfitta contro la Svezia nel 2018 e, più recentemente, la disfatta di Palermo contro la Macedonia del Nord nel 2022.

Gli anni d’oro della nazionale italiana sembrano essere un lontano ricordo e qualcosa si è sgonfiato nel sentimento per la maglia azzurra. Sarà perché le nuovissime generazioni non hanno mai assistito ai trionfi dell’Italia al Mondiale, sarà perché altri sport hanno occupato una parte di spazio nel loro cuore, ma di certo il clima intorno agli azzurri si è raffreddato.  

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