L'incubo continua: Italia ancora fuori dai Mondiali
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L'incubo continua: Italia ancora fuori dai Mondiali

Dopo le disfatte di Milano e Palermo, l'Italia perde ai rigori a Zenica contro la Bosnia. Dopo la terza mancata qualificazione consecutiva tutti devono essere sul banco degli imputati

L'incubo continua: Italia ancora fuori dai Mondiali
Rosso per Bastoni. L'Italia resta in dieci (foto Ansa)
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1 Aprile 2026 - 00.27 Culture


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di Lapo Vinattieri

Ormai il Mondiale sembra un tabù. Nella bolgia di Zenica l’Italia non va oltre l’1-1 contro la Bosnia e si arrende ai rigori, dove gli errori prima di Esposito e poi di Cristante condannano gli azzurri alla terza qualificazione mancata, ad ormai 12 anni dall’ultima partita disputata nella fase finale di un campionato del mondo.

La partita sembrava anche essersi messa bene: dopo un quarto d’ora Barella recupera un pallone mal gestito dal portiere bosniaco Vasilj, serve Moise Kean che con un destro piazzato da fuori area mette in porta il gol dello 0-1. Poi, il buio: l’Italia subisce la fisicità della Bosnia, concede tantissimo ai padroni di casa e al 41esimo, su un rinvio corto di Donnarumma, Bastoni commette un fallo da ultimo uomo su Memic e viene espulso.

Da quel momento gli azzurri non riescono a rimettere fuori la testa e si arroccano nella propria metà campo, senza riuscire a sfruttare le poche occasioni “create” in contropiede con Kean, Esposito e Dimarco. E come cantavano gli 883 “è la dura legge del gol”: al 79esimo la Bosnia trova il pareggio con Tabakovic dopo un parapiglia in area di rigore. Riguardando l’azione sembrerebbe un gol propiziato da un tocco con il braccio di Dzeko, ma l’arbitro Turpin è irremovibile e lo convalida.

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Si va quindi ai supplementari, in cui l’Italia crea due occasioni importanti con Esposito ma soprattutto con Palestra che, involatosi verso la porta, viene abbattuto da Muharemovic, graziato dallo stesso Turpin che non aveva avuto dubbi in precedenza sul fallo commesso da Bastoni nei tempi regolamentari.

Arrivati ai calci di rigore è tutta una questione di nervi e, sotto i fischi assordanti dello stadio Bilino Polje, l’Italia dimostra di non essere in grado di reggere la pressione. Prima Esposito spara altissimo, poi al terzo rigore Cristante non va tanto lontano da emulare il compagno di squadra e sfonda la traversa, mentre i bosniaci sono freddissimi e non sbagliano mai, anche spinti dal pubblico di casa.

L’Italia resterà nuovamente a guardare un Mondiale seduta sui divani, ed il problema di questa situazione ormai ricorrente ha radici in tutto il sistema. Telecronisti RAI che si attaccano ad ogni tocco dubbio, che prima di mettere in dubbio i calciatori mettono in dubbio l’arbitro, o lo stesso Antinelli che, nella pausa prima dei supplementari, invoca all’impresa in caso di accesso ai Mondiali. Era la Bosnia, che con questa vittoria arriverà a contare due presenze alla Coppa del Mondo, e noi siamo l’Italia, che vantiamo da 20 anni quattro stelle sul petto. L’impegno c’è stato, in dieci non siamo crollati, ma non può bastare a giustificare questo nuovo disastro del calcio nazionale.

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Ed ora? Stessa situazione degli ultimi 12 anni. All’epoca della disfatta contro la Svezia a pagare furono Tavecchio e Ventura, dopo la sconfitta con la Macedonia nell’immediato non pagò nessuno, grazie anche all’Europeo vinto a luglio 2021. Gattuso a caldo ha detto che ora “non è il momento di parlare del suo futuro”, ma c’è anche chi adesso guarda al passato e si chiede perché siamo arrivati a giocarci la qualificazione ad un Mondiale con un allenatore che non si è mai dimostrato pienamente in grado.

Alla fine, quello che rimane lì è sempre Gravina, presidente della FIGC dal 2018 e che quindi è in un certo qual modo responsabile delle ultime due mancate qualificazioni, di cui quest’ultima ad un Mondiale che conterà 48 squadre. Significa che ci sono 48 nazionali migliori dell’Italia? Forse no, ma probabilmente tutte e 48 l’hanno meritato più di quanto ha dimostrato di guadagnarselo la nostra nazionale nella fredda notte di Zenica.

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