Il cherubino cancellato di San Lorenzo in Lucina: quando una chiesa diventa spettacolo e l’arte sacra scompare
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Il cherubino cancellato di San Lorenzo in Lucina: quando una chiesa diventa spettacolo e l’arte sacra scompare

Invece di pittare croste su croste si faccia un concorso per realizzare su quella parete della cappella una seria opera d’arte sacra contemporanea”. 

Il cherubino cancellato di San Lorenzo in Lucina: quando una chiesa diventa spettacolo e l’arte sacra scompare
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Riccardo Cristiano Modifica articolo

8 Febbraio 2026 - 12.34


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Potrà sembrare strano, ma la chiesa di San Lorenzo in Lucina  ormai é più famosa per  quello che ormai passerà alla storia come l’affresco del Cherubino, realizzato nel 2000 da Bruno Valentinetti, ottantatreenne che vive lì in sagrestia, che per la grande Crocifissione realizzata di Guido Reni ed  esposta in quella stessa chiesa. 

Appena si é fatto sapere che il volto del cherubino che qualche giorno fa aveva improvvisamente  assunto le sembianze di Giorgia Meloni é  stato rimosso, tanti operatori dell’informazione, neanche fosse giunta in chiesa la Gioconda, hanno  testimoniato la rimozione. Non accade di frequente.  Su qualche sito on line si legge che il parroco ha affermato che lui c’é rimasto male che molti andavano a San Lorenzo in Lucina per la curuosità di vedere il cherubino con il volto della Presidente del Consiglio  e non per pregare. Difficile pensare peró ad un esito diverso. 

Si può dire che l’esibizione non della nuova opera, ma della “cancellazione”, infatti il nuovo volto del cherubino ancora non si vede, ha provocato lo stesso esito del precedente intervento: piú curiosi non  piú preghiere.  Un’altra scelta che ha molto incuriosito, visto che come suggeriscono le stesse parole i restauri sono di norma affidati a restauratori e non all’autore che in questo caso viene riportato definirsi “restauratore autodidatta”. Che bisogno c’era? 

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Oppure si potrebbe pensare  anche  all’ipotesi di volersi mostrare obbedienti, forse pentiti, visto che il vicariato ha mostrato sorpresa e malumore nelle ore trascorse: ma in questo caso non sarebbe stato  più logico procedere alla presentazione del  “restauro del restauro” una volta completato? Il pasticcio invece sembra complicarsi   e quella che Artribune ha definito “una crosta” diviene l’opera di arte sacra più citata in questo 2026. 

Ma ora che succede,  il volto del cherubino lo rifarà ancora l’autore del 2000 e restauratore del 2025? Dopo la doverosa presentazione di  istanze e bozzetti? Di un affresco che Artribune definisce “una crosta”?  Varrà la pena di citare la vera proposta che Artribune avanza, dopo aver definito la vicenda fantozziana: “Rilanciamo la nostra idea: invece di pittare croste su croste si faccia un concorso per realizzare su quella parete della cappella una seria opera d’arte sacra contemporanea”. 

Sarebbe il miglior epilogo per concludere una vicenda che pochi hanno trovato edificante, per i  possibili usi di un luogo che resta un luogo di culto, per altro importantissimo. 

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