Con l’apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, dal Vaticano è arrivato un messaggio che va oltre il consueto augurio. E quando Leone XIV parla di sport, sa di cosa parla: tennista dilettante, frequentatore di palestre, uomo che conosce la fatica dell’allenamento.
Nel telegramma inviato al cardinale Oscar Cantoni, vescovo di Como, per l’inaugurazione dei Giochi, il Papa ha parlato di “valori autentici dello sport”: lealtà, rispetto, spirito di squadra, sacrificio, inclusione. Parole che in bocca a uno sportivo praticante assumono un peso specifico.
Ma è all’Angelus di domenica 1 febbraio che Leone XIV ha alzato il tiro. Ha chiesto che le Olimpiadi siano occasione di tregua in tutti i conflitti armati del mondo. “Auspico che quanti hanno a cuore la pace tra i popoli e sono posti in autorità sappiano compiere gesti concreti di distensione e di dialogo”, ha detto ai ventiduemila fedeli in piazza San Pietro.
Non è retorica. Lo scorso novembre l’Assemblea generale dell’Onu ha adottato la risoluzione italiana per un cessate il fuoco durante i Giochi di Milano-Cortina. Un documento simbolico, certo, non vincolante. Ma il Papa ha voluto rilanciare: i Giochi rappresentano “un forte messaggio di fratellanza e ravvivano la speranza in un mondo in pace”.
Quella di Leone è una idea dello sport come spazio di sospensione dei conflitti, che riprende esplicitamente un’idea antica. Nell’Antica Grecia, infatti, la tregua olimpica garantiva il passaggio sicuro degli atleti attraverso territori in guerra. Oggi, con i conflitti che infiammano mezzo mondo, suona come un richiamo quasi utopico. Ancora una volta la voce del Papa sembra l’unica capace di levarsi per un appello morale di impatto globale.
Proprio il fatto che il suo richiamo risulta lontano dalla realtà dal sangue umano sparso su questa terra lo rende oggi necessario.