Leone XIV a Lampedusa il 4 luglio, un chiaro segnale di distanza da Trump e Vance sul tema migranti
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Leone XIV a Lampedusa il 4 luglio, un chiaro segnale di distanza da Trump e Vance sul tema migranti

Tutti sanno che il 19 maggio scorso papa Leone XIV ha ricevuto il vice-presidente degli Stati Uniti, JD Vance, accompagnato dalla consorte e dal Segretario di Stato Marco Rubio.

Leone XIV a Lampedusa il 4 luglio, un chiaro segnale di distanza da Trump e Vance sul tema migranti
Papa Leone XIV
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Riccardo Cristiano Modifica articolo

25 Febbraio 2026 - 18.06


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Per valutare appieno il senso della visita di papa Leone XIV a Lampedusa il 4 luglio prossimo occorre partire dal 19 maggio. Tutti sanno che il 19 maggio scorso papa Leone XIV ha ricevuto il vice-presidente degli Stati Uniti, JD Vance, accompagnato dalla consorte e dal Segretario di Stato Marco Rubio.

Pochi sapevano però che in quell’occasione, Vance – lo studioso di Sant’Agostino che ne aveva trasformato il famoso “ordine dell’amore” (ordo amoris) da amore per i propri  fratelli nell’umanità in amore per la propria famiglia ed estendendo per i propri compatrioti, così da renderlo compatibile con la lotta agli immigrati e facendo sobbalzare papa Francesco che  su questo e la grande deportazione alle porte scrisse una lettera ai vescovi americani – portava con sé, e con il proprio prestigio di vice-presidente cattolico, l’invito del presidente Trump al pontefice ad essere presente al Freedom 250, l’evento organizzato dal presidente Trump per il compleanno della nazione.

Ricostruendo quell’incontro il quotidiano La Sicilia scrive: “C’era chi pensava che Papa Prevost, nato e cresciuto a Chicago, mai avrebbe detto di no al “suo” vicepresidente cattolico. Invece, il Vaticano ha seccamente declinato l’invito, confermando discretamente che il Papa non ha alcuna intenzione di visitare gli Stati Uniti nel 2026. Oltreoceano, questa mossa è stata analizzata come un “rifiuto imbarazzante”, che dimostra come Papa Leone non sia disposto a lasciarsi usare come un mero strumento di propaganda per le celebrazioni dell’Amministrazione. Del resto Papa Leone avrebbe potuto programmare la sua visita a Lampedusa la settimana precedente o quella successiva al 4 luglio. Avere scelto quel giorno è letto, tra i commentatori americani, come un chiaro segnale di distanza”. 

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E qui va aggiunto che forse noi stessi non ci siamo soffermati con sufficiente attenzione, da quando la visita a Lampedusa è stata ufficialmente annunciata pochi giorni fa, sulla scelta del giorno della visita, per altro la sola tra quella che avranno luogo nei prossimi giorni che il papa aveva di fatto annunciato di persona, dicendo in un un video-collegamento proprio con Lampedusa che sperava “di essere presto tra di voi di persona”. 

Dunque il programma vaticano prevede che nel giorno in cui Trump e Vance celebreranno il loro programma di governo nazionale in cui tanta parte hanno le imprese dell’ICE il primo pontefice americano sarà a Lampedusa tra i migranti, quelli che in un suo intervento pubblico ha detto che spesso vengono trattati “come spazzatura”. 

Ma del rapporto tra Prevost e l’amministrazione statunitense si è parlato molto per l’udienza accordatagli da Trump; parliamo ovviamente di un altro Prevost, Louis, il fratello del papa che è stato invitato alla Casa Bianca insieme alla consorte dopo l’elezione di  Robert al soglio pontificio. Era il 22 maggio, e quel giorno dunque Trump e Vance già sapevano che il papa il 4 luglio non avrebbe reso loro visita. Dunque qual era lo scopo di quell’incontro? Molto si scrisse a quel tempo delle simpatie di casa Prevost per i repubblicani. Poi il tema si è inabissato, la stessa scelta di Leone XIV di recarsi il 4 luglio a Lampedusa non è stata colta dai più nel suo “risvolto americano” e anche il netto smarcamento vaticano dal Board of Peace, al quale il papa era stata invitato da Trump a prender parte senza chiarire se anche lui avrebbe dovuto pagare l’assai salata fiche d’ingresso, non è rimbalzato come avrebbe potuto. Eppure Prevost, come all’inizio del suo pontificato, anche declinando questi inviti era (ed è ancora) il primo papa americano. 

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Il termine americano nel suo caso è appropriato: oltre che di nascita statunitense infatti Prevost è per scelta missionaria e nomina vescovile sudamericano, ha ancora la cittadinanza peruviana oltre quella statunitense, dunque “papa americano”, o meglio “panamericano”, è probabilmente il modo migliore per definirlo. Porta la sua nascita a Chicago e la sua esperienza peruviana a San Pietro, e forse la scelta di essere proprio il 4 luglio a Lampedusa si spiega anche così.  

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