Eredità e solidarietà: un binomio meno raro di quanto si pensi
Quando si parla di lascito solidale, si intende la scelta di destinare una parte del proprio patrimonio, attraverso il testamento, a un ente che persegue finalità di pubblica utilità. Non si tratta di una donazione in vita, che produce effetti durante la vita del donatore: il lascito si realizza dopo la sua scomparsa, in base a quanto scritto nelle disposizioni testamentarie.
Può trattarsi di una somma in denaro, di un immobile, di titoli finanziari, di beni mobili. Anche un contributo modesto, se inserito in un contesto di pianificazione seria, produce effetti concreti per l’ente che lo riceve.
Ciò che distingue il lascito solidale da altre forme di sostegno è la sua dimensione temporale: è un impegno che si prolunga oltre la propria vita, che trasforma una scelta privata in un gesto capace di generare benefici per la collettività.
La quota disponibile: cosa si può liberamente scegliere
Uno dei malintesi più comuni riguarda il rapporto tra il lascito solidale e i diritti degli eredi. La legge italiana protegge i familiari più stretti, come coniuge e figli, attraverso la cosiddetta quota di legittima: una parte del patrimonio che non può essere liberamente destinata ad altri dal testatore.
La parte restante, la quota disponibile, può invece essere destinata ad amici, a enti del Terzo Settore, o a cause in cui si crede. In assenza di eredi diretti, la quota disponibile si amplia ulteriormente. Il punto è che fare un lascito a favore di un’organizzazione non profit non significa sottrarre risorse alla propria famiglia: significa agire sulla porzione di patrimonio che, altrimenti, seguirebbe semplicemente le regole ordinarie della successione.
Senza testamento, in assenza di eredi legittimi fino al sesto grado di parentela, i beni passano allo Stato. Un dato poco noto, che restituisce la misura di quanto sia importante esprimere le proprie volontà attraverso il testamento.
Il valore strutturale per il non profit sanitario
Le organizzazioni che erogano assistenza sanitaria continuativa devono poter garantire servizi e percorsi di cura nel tempo.Un paziente in cura domiciliare, un bambino ricoverato in hospice, una famiglia che riceve supporto psicologico hanno bisogno di un’assistenza che prosegua con continuità, sostenuta da équipe, organizzazione e risorse adeguate.
Per questo motivo, i lasciti solidali possono contribuire alla sostenibilità nel tempo di queste realtà, affiancando le altre forme di sostegno. Offrono risorse utili a sostenere l’attività nel lungo periodo, a investire in personale specializzato, e a sviluppare nuovi servizi. Una donazione annuale alimenta il presente; un lascito può costruire il futuro.
In un sistema sanitario in cui le cure palliative sono garantite per legge ma spesso difficili da ottenere nella pratica, il contributo del Terzo Settore colma un gap strutturale che le sole risorse pubbliche faticano a coprire. I lasciti sono una delle forme di finanziamento privato che permettono di sostenere questo tipo di impegno con continuità.
Consulenza gratuita e strumenti di orientamento
Alcune organizzazioni non profit offrono un supporto specifico a chi vuole approfondire il tema. VIDAS, realtà milanese che dal 1982 eroga cure palliative gratuite ad adulti e bambini con malattie inguaribili, dispone di un ufficio legale interno che affianca gratuitamente e in modo riservato chi voglia redigere o aggiornare il proprio testamento. È anche possibile depositare una copia del testamento presso la sede dell’organizzazione, a titolo di custodia. Tutte le informazioni operative sono disponibili nella sezione dedicata ai lasciti testamentari del sito di VIDAS, dove si trova anche una guida scaricabile gratuitamente, realizzata con il patrocinio del Consiglio Nazionale del Notariato.
La consulenza viene offerta anche a chi non ha ancora deciso se e a chi destinare un lascito. L’obiettivo è offrire informazioni chiare e accessibili, per aiutare le persone a compiere una scelta consapevole.
Testamento olografo: la forma più semplice
Dal punto di vista tecnico, il testamento non richiede necessariamente l’intervento di un notaio. Il testamento olografo è scritto interamente a mano dal testatore, datato e firmato: non serve alcuna controfirma esterna, né una forma particolare di carta. È sufficiente che sia autografo in ogni sua parte. Può essere modificato, integrato o revocato in qualsiasi momento, semplicemente redigendo un nuovo documento.
Per chi vuole maggiore certezza formale, esiste il testamento pubblico, redatto dal notaio alla presenza di testimoni, e quello segreto, consegnato chiuso al notaio. In tutti i casi, il testamento valido è sempre il testamento che riporta la data più recente.Conoscere queste opzioni cambia la percezione dello strumento. Scrivere un testamento non è un atto definitivo che richiede coraggio straordinario: è un documento che si può aggiornare nel corso della vita, man mano che cambiano le circostanze e le priorità. Trattarlo come qualcosa di inaccessibile o lontano è spesso solo il risultato di una mancanza di informazione.
