Solo il marocchino può essere pirata
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Solo il marocchino può essere pirata

Viviamo in un Paese fiaccato da una cultura razzista e discriminatoria che si è radicata nella società anche attraverso le pagine dei giornali più autorevoli.

Solo il marocchino può essere pirata
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27 Ottobre 2013 - 15.05


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Leggendo, documentandosi, sfogliando la mazzetta dei giornali quotidianamente, capita ogni tanto di pensare: questo articolo avremmo voluto/dovuto scriverlo noi di Cronache Laiche. È stato pubblicato il 23 ottobre sul Fatto Quotidiano. Senza firma. Anche questa è classe. CL

Luglio scorso, periferia di Milano, strada buia. L’auto va veloce e uccide Beatrice Papetti, 16 anni. L’investitore si costituisce, è disperato, dice che non ha visto niente, ha un figlio coetaneo di Beatrice. Pochi giorni dopo viene scarcerato. Titolo del Corriere della Sera: “Il giudice scarcera il pirata – Beatrice uccisa due volte”. Il “pirata” è colpevole di chiamarsi El Habib Gabardi, ha 39 anni, è imperdonabilmente marocchino.
Tre giorni fa, periferia di Milano, strada buia. L’auto veloce uccide una donna incinta, Magda Niazy Sehsah, 28 anni, e suo figlio Roumando, detto Yassè, 4 anni. Il “pirata” non è “pirata” perché è italiano: Roberto Luciano, 28 anni, “asso del basket”, non ha visto niente ed è disperato. Titolo del Corriere, in prima pagina: “Lo strazio senza fine di quel conducente”. La sublime penna di Isabella Bossi Fedrigotti ci spiega che anche lui è vittima, di una “micidiale fatalità”.
Questo, direbbe Magritte, non è razzismo.

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