Croazia e Serbia: all'Aja il processo suicida
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Croazia e Serbia: all'Aja il processo suicida

Croazia e Serbia continuano a mandare avanti dinanzi alla Corte di giustizia una reciproca accusa di genocidio che non ha alcuna possibilità di essere accolta.<br>

Croazia e Serbia: all'Aja il processo suicida
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8 Aprile 2014 - 11.16


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Il giudizio reciprocamente intentato da Croazia e Serbia per genocidio dinanzi all’Alta corte di giustizia dell’Aja ormai prosegue per inerzia anche se continua a infliggere danni enormi ed entrambi i paesi. Lo scrive “Birn”, rilevando come i legali di Zagabria e di Belgrado continuino a presentare elementi di prova l’uno contro l’altro con un’insistenza che è stata giustamente definita futile, predeterminata e persino idiota.

Seguendo le orme della Bosnia – Erzegovina, che ha intentato una causa molto più grave per genocidio contro la Serbia nel 1993 ma l’ha persa nel 2007, la Croazia ha lanciato una denuncia contro la Serbia nel 1999 sostenendo che le forze serbe hanno commesso un genocidio contro i cittadini croati durante la guerra nel 1991-92, tra cui massacri di Vukovar, Knin e quelli avvenuti in Slavonia e Dalmazia.

Per non essere da meno, la Serbia ha intentato in risposta una causa contro la Croazia nel 2010. Pur concentrandosi principalmente sull’esodo di minoranza serba della Croazia nel 1995, all’indomani dell'”Operazione Tempesta”, la causa serba abbraccia un periodo storico molto più lungo della guerra del ’90 e descrive i crimini croati contro i serbia partire dalla seconda Guerra Mondiale e ricostruisce il contesto storico in cui maturo’ il presunto genocidio croato a danno dei serbi.

Se poi si entra gnel merito delle prove, entrambe le denunce sono vicini all’assurdo. Qualsiasi tribunale internazionale degno di questo nome dovrebbe respingerle perché i crimini descritti ancorché eclatanti, brutali e terrificante, non rientrano in nessuna per quanto ampia definizione del crimine internazionale di genocidio. Perché un reato venga considerato genocidio deve essere chiaro il preciso intento di distruggere un etnia (razziale o religiosa) toccando un livello di atrocità che nessuno dei reati imputati a serbi e croati raggiungono.

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È per questo che nella sua precedente pronuncia sulla denuncia bosniaca , la Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito che l’unico crimine commesso in Bosnia che corrisponda alla definizione di genocidio è quello di Srebrenica. Allo stesso modo , il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (ICTY) ha determinato Srebrenica come unico caso di genocidio ,e contro questa sentenza non è stato proposto appello. Ed infine, dato che la Corte Internazionale di Giustizia è competente solo ai sensi dell’articolo IX della Convenzione sul genocidio , dal momento che i crimini non costituiscono genocidio il collegio non ha altra scelta che respingere le denunce.

Ma questo sembra importare poco sia a Zagabria che a Belgrado. Le denunce incrociate sono state presentate ai pubblici serbi e croati dai governi, dagli avvocati e dalla maggior parte dei mezzi di comunicazione come casi storicamente significativi che potranno determinare una volta per tutte quello che è successo durante la guerra, chi ne ha avuto la colpa, chi è stato l’aggressore e chi la vittima, e chi pagherà per le riparazioni. La causa serba tenta anche di dimostrare qualcosa di simile a un intento genocida presente nel corso della storia croata di tutto il 20° secolo, per spiegare le continue violenze dei croati contro la minoranza serba. L’irresponsabilità di tutte queste affermazioni è stupefacente.

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Simili bizzarre affermazioni si possono spiegare soltanto se vengono viste come la continuazione di politiche nazionaliste nei due stati. Questi casi sono stati puramente politici fin dall’inizio: la Croazia ha presentato la sua denuncia nel 1999, negli ultimi giorni della presidenza di Franjo Tudjman. Allora era di fondamentale importanza per la legittimità del nuovo stato croato dimostrare che la nazione è nata da una lotta giusta per la libertà contro il dominio serbo. Era egualmente importante respingere qualsiasi accusa che il nuovo e indipendente stato croato fosse nato come risultato di un crimine contro l’umanità, ossia l’espulsione della maggior parte della sua minoranza serba, circa 200.000 persone.

Mentre la causa croata è stata presentata sotto il vecchio regime di Franjo Tudjman e dunque rappresenta una chiara continuazione delle vecchie politiche e delle priorità, la controdenuncia serba è stato avviata in ritardo nel 2010, dieci anni dopo la caduta dell’ex presidente Slobodan Milosevic ed a quindici dalla fine delle ostilità in Croazia. La causa serba è stata presentata sotto il governo del partito Democratico e la presidenza di Boris Tadic. Il fatto che un governo post- Milosevic e un presidente apparentemente riformista abbiano sostenuto simili affermazioni rende la decisione politica serba ancora più significtiva.

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Oggi l’insistenza di entrambe le parti dinanzi alla Corte dimostra chiaramente che non vi è stato alcun cambiamento fondamentale nel modo in cui gli Stati vedono le proprie politiche degli anni 1990. La ricerca delle vengono comodamente dalla descrizione delle atrocità perpetrate. La verità è che emtrambe le denunce avrebbero dovuto essere ritirate tempo fa, anche se evidentemente i politici hanno paura della reazione pubblicache potrebbe essere causata da un ritiro, dopo anni investiti pubblicizzando i casi. Per dimostrare che di essere leader maturi i politici in Serbia e la Croazia oggi dovrebbero segnare una chiara rottura con il passato, usare questi casi come momenti di insegnamento, e una volta per tutte porre fine a questa macabra riproduzione di un’Olimpiade delle atrocità.

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