Il meeting di Atene che ha visto coinvolti i ministri degli Esteri europei ha portato alla conclusione che l’Unione Europea non è compatta nell’affrontare la questione russo-ucraina.
Così il ministro degli Esteri sloveno, Karl Erjavec, al suo ritorno ha riferito all’agenzia ‘Sta’ che “i punti di vista all’Interno dell’UE sono divisi su due atteggiamenti differenti”.
A suo dire un gruppo di Paesi, in particolare, la Polonia e gli Stati Baltici, sostengono che le porte del dialogo con la Russia dovrebbero rimanere chiuse fino a quando non venga ristabilita la piena sovranità dell’Ucraina, e la sua integrità territoriale, relativamente al caso della Crimea.
Altri Paesi, come invece, Germania e Slovenia, solo per citarne alcuni, ritengono che si debba continuare sulla strada del dialogo.
Intanto a seguito della riunione di Atene appare chiaro che non ci saranno ulteriori sanzioni nei confronti della Russia a meno che la situazione non si aggravi ulteriormente. Ciò potrebbe verificarsi solo se la Russia decidesse di minacciare le zone ucraine del Sud e dell’Est.
Per i Paesi dei Balcani è stato fatto avviso di impegnarsi, in chiave di adesione all’Ue, nel ridurre la propria dipendenza energetica dalla Russia, accelerando sullo sviluppo dell’energie rinnovabili.
Indicazione che vale però per l’Unione in generale. Erjavec, ha sottolineato a tal proposito che la Slovenia sta implementando lo sviluppo sul territorio di centrali idroelettriche sul fiume Sava e sta prendendo in considerazione la costruzione di un secondo reattore nucleare.
Alle domande in merito alla costruzione del gasdotto ‘South Stream’ e circa l’accordo per tale progetto tra Slovenia e Russia, Erjavec, ha risposto dicendo che l’argomento non è stato affrontato nel vertice di Atene.
