Usa e Gb: mandiamo soldati in Ucraina
Top

Usa e Gb: mandiamo soldati in Ucraina

In Ucraina avanzata dei filorussi, da Washington e Londra risuonano tamburi di guerra mentre Mosca ribatte: "Basta con gli ultimatum, cerchiamo una soluzione politica"

Usa e Gb: mandiamo soldati in Ucraina
Preroll

redazione Modifica articolo

2 Settembre 2014 - 09.38


ATF

Una violenta controffensiva dei filorussi sta mettendo in grande difficoltà l’esercito regolare dell’Ucraina: il 
portavoce militare di Kiev fa sapere che le truppe regolari, «bersagliate da precisissimi colpi di artiglieria», si sono ritirate dall’aeroporto di Lugansk e che 680 soldati ucraini sono stati catturati dalle milizie nei nella regione del Donetsk.

I miliziani hanno rivendicato l’abbattimento di un caccia ed anche una motovedetta delle guardie costiere ucraine nella zona di Mariupol, sul Mar d’Azov, è stata colpita da missili di precisione lanciati da terra. Le ultime notizie confermano che ormai é in corso uno scontro a tutto campo tra i separatisti e le truppe regolari. Anche la cancelliera tedesca, Angela Merkel, conferma lo scenario descritto dal governo ucraino: «E’ ormai chiaro che non siamo più di fronte a un conflitto interno dell’Ucraina ma ad uno scontro tra la Russia e l’Ucraina».

Tutto dunque oggi lascerebbe pensare che lo scontro sia destinato a provocare a breve nuove sanzioni europee ed un avvitamento ulteriore della crisi nei rapporti con Mosca, anche se all’interno dell’Unione affiorano perplessità sempre più forti sul modo in cui Bruxelles sta gestendo la situazione: il primo ministro della Repubblica Ceca, Bohuslav Sobotka per esempio, blocca ogni corsa in avanti dichiarando che “l’Ucraina non è pronta ad aderire all’Unione europea o alla NATO, ed entrambe le organizzazioni dovrebbero darle speranze realistiche. Se Kiev vede il piano di pace del presidente Petro Poroshenko come un percorso di soluzione efficace alla crisi, allora non può accompagnare tutto questo con idee di adesione dell’Ucraina nella NATO e l’UE. Non possiamo essere noi a risolvere i problemi militari ed economici dell’Ucraina”. E questa presa di posizione suona come un primo, secco “no” alla domanda di annessione alla Nato presentata venerdì scorso dal primo ministro di Kiev, Arseny Yatesnyuk, che in teoria autorizzerebbe l’Alleanza atlantica a prendere parte al conflitto.
. Anche la Cina prende posizione: il ministro degli Esteri Quin Gang dichiara alla “Itartass” che “la sola via d’uscita consiste in una soluzione politica e le sanzioni non aiutano a risolvere il problema ucraino”.

Leggi anche:  Odessa chiama l’Europa: i nodi politici italiani di fronte alla resistenza contro l’invasione russa

Dagli Stati Uniti si levano invece voci di guerra: un gruppo di senatori ha chiesto al Congresso di inviare armi per aiutare l’Ucraina a combattere quella che, dicono, é “una invasione russa”. Robert Menendez, capo della Commissione Esteri del Senato, sostiene che il presidente russo Vladimir Putin deve affrontare un costo per la sua “aggressività”. Il senatore John McCain dice: “Questa non è un’incursione Questa è un’invasione”, ed ha definito Putin “un vecchio colonnello del KGB che vuole ripristinare l’impero russo”. McCain sollecita “forti sanzioni”, prima di aggiungere che l’Ucraina deve essere rifornita di armi: “. Date loro le armi di cui hanno bisogno, date loro i mezzi di cui hanno bisogno dare loro la capacità di combattere».

Anche in Inghilterra si fanno squillare le trombe: secondo il “Financial Times” la Gran Bretagna e altri sei paesi “creeranno una forza multilaterale di 10mila uomini per rafforzare la risposta Nato all’aggressione russa in Ucraina”. Il quotidiani aggiunge che l’annuncio è atteso per la prossima settimana al vertice del’Alleanza Atlantica in programma nel Galles. La ‘joint expeditionary force’ includerebbe unità navali e truppe di terra e sarebbe guidata dagli inglesi, con il coinvolgimento anche di Danimarca, Lettonia, Estonia, Lituania, Norvegia e Olanda. Anche il Canada avrebbe espresso interesse per l’iniziativa. 

Per fortuna dietro questi ciechi incitamenti ad una guerra che sarebbe devastante sembra ci siano ancora spazi per la diplomazia:il “gruppo di contatto” sulla crisi in Ucraina ha incontrato ieri in Bielorussia rappresentanti di Kiev e Mosca, a seguito delle dichiarazioni di Vladimir Putin che ha suggerito per la prima volta l’idea di una “statualità” per le regioni orientali ribelli, ovvero di una federazione che salvaguardi gli interessi dell’Est. Nel frattempo, la Commissione europea deve iniziare a lavorare su nuove sanzioni contro la Russia, e presenterà le nuove misure entro la fine della settimana ai leader europei, che prenderanno una decisione ” in base alla situazione sul terreno.”

Leggi anche:  Addio al reverendo Jesse Jackson: una vita spesa per i diritti civili

A Minsk sono presenti anche rappresentanti dei separatisti. “Spero che la discussione si concentrerà su un cessate il fuoco”, afferma il presidente ucraino Poroshenko e su questo punto Mosca di dice d’accordo: il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov ripete che “non c’é stato nessun intervento militare russo” in Ucraina e pensa a sua volta che in Bielorussia dev’essere discusso “un cessate il fuoco immediato e senza condizioni. Non ci sarà alcun intervento militare, siamo solo cercando una soluzione pacifica a questa grave crisi, a questa tragedia. Tutto quello che facciamo è destinato a far avanzare di un approccio politico alla soluzione della crisi” .

Lavrov chiede anche il ritorno a una “cooperazione pragmatica” con l’Unione europea e gli Stati Uniti, ed invita l’Occidente a “rinunciare alla politica di ultimatum, minacce e sanzioni, che non ha futuro ” .

Fonti: Financial Times, Agenzie

Native

Articoli correlati