Un’altra importante freccia da scoccare si aggiunge all’arco di Victor Ponta, l’attuale premier ormai a un passo dal diventare il nuovo capo di Stato rumeno, sebbene potrebbe facilmente rivelarsi avvelenata. Dissipata infatti l’ipotesi di un trionfo plebiscitario, l’astro nascente della socialdemocrazia rumena approda da favorito al ballottaggio del prossimo 16 novembre con il 40,33% dei voti, un risultato ben inferiore alle aspettative che non gli offre una certezza “granitica” di vittoria. L’esito finale della sfida con il rivale di centrodestra Klaus Iohannis, esponente della minoranza sassone assestatosi al 30,44% dei voti, è legato a doppio filo alle sorti dei forzieri elettorali in mano agli sconfitti “eccellenti” del primo turno: in primis l’ex premier Calin Popescu Tariceanu (6%) e l’ex ministro della Giustizia e simbolo della lotta contro la corruzione in patria Monica Macovei (5%). Mentre Tariceanu sosterrà Ponta in cambio della poltrona di presidente del consiglio, la madrina dell’adesione europea della Romania dirotterà i suoi voti a favore di Iohannis. Ma gli occhi degli analisti sono puntati anche sui piccoli movimenti che non hanno raggiunto il 4%, come il partito di destra Prm, che martedì ha mostrato le sue carte appoggiando esplicitamente Ponta.
Un connubio del tutto singolare e destinato a scatenare una valanga di polemiche, vista la vocazione ultra-nazionalista e razzista del partitino, noto per gli strali xenofobi lanciati dai suoi leader. Dopotutto si tratta di una formazione che dispone di un bacino elettorale pari al 3,7% dei voti, preziosissimo per la giovane stella del centrosinistra in caso di massiccia mobilitazione dell’elettorato delle zone urbane: uno scenario che favorirebbe soprattutto Iohannis. E del resto il Prm ha già stretto un accordo con un altro piccolo movimento dello schieramento guidato da Ponta, l’Unpr.
“Dopo aver effettuato un’attenta analisi della situazione attuale abbiamo deciso di aiutare il giovane Victor Ponta nella sua corsa presidenziale – ha dichiarato Corneliu Vadim Tudor, presidente dell’Unpr -, poiché sembra essere l’unico candidato in grado di risollevare le sorti del nostro Paese. Inoltre non potremo mai sostenere un candidato appartenente ad un altro gruppo etnico”.
(Fonte: Afp)