Uno dei principio fondamentale della politica estera tedesca dice che i colloqui sono il modo migliore per risolvere le questioni diplomatiche, e questa era la logica alla base del recente viaggio di Gernot Erler a Mosca per parlare con le parlamentari russe delle continue difficoltà legate alla questione dell’ Ucraina.. Erler è elemento di collegamento del governo tedesco con Mosca ed ha trascorso gran parte della sua carriera politica a lavorare per migliorare i rapporti tra Germania e Russia eppure il suo recente viaggio nella capitale della Russia è stato un fallimento, non c’era nessuno in Parlamento che fosse disposto a parlare con lei.
Per la Erler, il messaggio era chiaro:[b] la Russia non è più particolarmente interessata al dialogo, e questo è vero per i semplici parlamentari così come lo è per Vladimir Putin. Il presidente russo parla ancora regolarmente con Angela Merkel, ma la cancelliere ritiene che ciò che dice e ciò che fa siamo diventate cose molto diverse : la politica russa, dice Erler, “sta seguendo il principio dell’ imprevedibilità organizzata.”
Il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier, che ha cercato di stabilire un “agenda positiva” con Mosca, da quando ha assunto l’incarico si sente particolarmente frustrato: nelle ultime settimane ha lamentato più volte di significative violazioni di fiducia perpetrate dai russi e dice di non prevedere che le relazioni con Mosca possano normalizzarsi nel breve periodio, e la Merkel è dello stesso parere.
Dal punto di vista di Berlino, nel giro di appena un anno la Russia è passata dall’essere un partner difficile a diventare un avversario. Lo sforzo avviato nel 2008 per rafforzare la cooperazione in una serie di questioni e nel quale i leader tedeschi investivano una grande quantità di speranza, sembra essere irrevocabilmente finito. Ora invece, Berlino sua discutendo i modi in cui potrebbe essere in grado di rallentare la volontà espansiva della Russia in particolare nei Balcani, una regione in cui alcuni stati non sono del tutto stabili.
Elmar Brock, un membro della CDU della Merkel che é anche presidente del Comitato per la politica estera del Parlamento europeo, è preoccupato per la regione. “Fa parte di un ampio approccio strategico da parte della Russia quello di ‘infiltrarsi’ in altri Paesi politicamente ma soprattutto economicamente,” dice.
Le ricette della Guerra fredda stanno tornando di moda. E ‘tempo di cominciare a pensare a una nuova “strategia di contenimento”, dice un diplomatico di alto rango: il riferimento è al concetto di arginare il potere sovietico, che fu per la prima volta abbozzato in un famoso telegramma inviato nel febbraio del 1946 dall’allora ambasciatore americano a Mosca, George Kennan ed ha continuato ad essere la base per la politica occidentale nei rapporti con l’Unione Sovietica.
Stefan Meister, un esperto di Russia al Consiglio tedesco per le relazioni estere, è d’accordo e dice che l’Occidente ha bisogno di concentrarsi sull’ auto-difesa in misura maggiore di quanto abbia fatto finora. Un funzionario di cancelleria Merkel dice che per certi versi la situazione è ancora più difficile di quanto non fosse durante le ultime fasi dell ‘Unione Sovietica: allora, Mosca, almeno rispettava gli accordi.
Durante la Guerra Fredda, “Cremlinologia”era il termine usato per descrivere gli sforzi per determinare le vere intenzioni della dirigenza sovietica, oggi la la disciplina è stata ora sostituita dalla “Putinologia”, ma l’enfasi sulla speculazione rimane. Anche il cancelliere, nonostante le decine di colloqui con Putin, non sa dire fino a che punto il presidente russo sia disposto ad andare in conflitto in corso con l’Occidente: ha parlato con Putin almeno 35 volte per telefono dall’inizio della crisi in Ucraina ed ha anche chiesto la trascrizione di un discorso tenuto da Putin al” Valdai Club” di Sochi quattro settimane fa. In esso, il presidente russo aveva esposto sua visione del mondo a giornalisti ed esperti di scienze politiche,e non si tratta di una visione che ha reso la Merkel più ottimista.
Secondo il pensiero di Putin, gli Stati Uniti hanno distrutto il sistema giuridico internazionale e stanno tentando di stabilire un ordine mondiale unipolare, il cosiddetto “vincitore della Guerra Fredda” sta cercando di riorganizzare il mondo secondo i propri interessi. Putin ha aggiunto che Washington è responsabile per l’aumento del terrorismo islamista come pure dei conflitti in Iraq, Siria e Libia.
Gli Stati Uniti intervengono “cavallerescamente” in tutto il mondo, ma oggi Washington rimprovera la Russia per aver fatto esattamente questo, aggiunge : “Quod licet Jovis non licet bovis, quel che è permesso a Giove, non é consentito al bue”, ha detto riferendosi alla frase latina spesso usata per indicare un doppio standard. “Ma l’orso – ha proseguito – non si prende nemmeno la briga di chiedere il permesso, l’ orso, ha detto, è il re della taiga e non cederà a nessuno”. Putin ha poi detto che non intende avanzare in altre zone, la “taiga” si riferisce alla regione boscosa che si estende lungo tutta la Russia, e la frase ha ora portato i funzionari Berlino a chiedersi dove per Putin finisca la taiga e dove potrebbero cominciare altre zone climatiche . Un quadro completo deve ancora emergere.
La Merkel però sembra aver tratto le proprie conclusioni. Nel corso di una conferenza tenuta presso l’Istituto” Lowy” per la politica internazionale a Sydney, dove stava seguendo il vertice del G20, la Merkel é stata chiara circa la sua visione della Russia. “In verità, la crisi ucraina non è in alcun modo un problema regionale – ha detto – essa colpisce tutti noi e la l’UE non cederà a Mosca come la Germania orientale ha fatto una volta. In caso contrario, si dovrebbe ammettere che noi siamo troppo deboli, attenzione, non siamo in grado di prendere decisioni e dobbiamo chiedere prima a Mosca se è possibile. Le cose sono andate così per 40 anni, e non ho mai veramente voluto tornare. a tale situazione, e questo non vale solo per l’Ucraina si applica in Moldavia, si applica alla Georgia, e se la situazione continua così dovremo chiedere anche per la Serbia ed i Paesi dei Balcani occidentali. “
Le preoccupazioni per i Balcani sono giustificate. Mercoledì scorso in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite,la Russia si è sorprendentemente astenuta dal votare a favore della proroga della missione EURFOR in Bosnia-Erzegovina e questa era la prima volta che succedeva. La ragione fornita da Mosca è che la risoluzione conteneva un linguaggio che si riferiva alla prospettiva di adesione del paese all’Unione europea. Allo stesso tempo, la Russia ha espresso riserve sulla candidatura annunciata della Germania per il 2016 la presidenza dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). Durante il fine settimana, Putin ha anche lasciato il vertice del G-20 prima della sua conclusione ufficiale, pur affermando che la sua partenza anticipata era legata al lungo volo di ritorno a Mosca.
Ma c’è di più: la scorsa settimana il Cremlino ha espulso Sabine Stöhr. La rappresaglia è stata apparentemente adottata in risposta al caso di un diplomatico russo nel consolato generale di Bonn che è accusato di spionaggio. Agenti dei servizi segreti tedeschi stavano osservando il diplomatico da mesi e alla fine lo hanno espulso dal Paese. In casi simili in passato, la Russia si era astenuta dalle ritorsioni. “Si tratta di una politica delle punture di spillo – ha detto una fonte del ministero degli Esteri – che però non sappiamo dove ci stia conducendo.”
Lunedi ‘, il ministero degli Esteri russo ha annunciato che diversi diplomatici polacchi sono stati espulsi a loro volta , altra mossa arrivata in rappresaglia all’espulsione di diplomatici russi da Varsavia. Il ministero degli Esteri russo ha detto in una dichiarazione che “le autorità polacche hanno compiuto un passo ostile e infondato. In relazione a questo, la Russia ha intrapreso misure adeguate in risposta.”
Oltre a questo meschino scambio di scortesie, Berlino ha osservato anche un approccio ampiamente nuovo a da parte del Cremlino rispetto ai Balcani. I funzionari credono si tratti di un tentativo di impedire ulteriori avvicinamento della regione o addirittura le adesioni all’Unione europea. “La Russia attribuisce grande importanza strategica ai Balcani occidentali”, si legge in una analisi del ministero degli Esteri dal titolo: “. L’influenza della Russia in Serbia”.
Il documento, che è classificato come riservato, descrive gli sforzi di Mosca per collocare Belgrado in posizione più vicina alla Russia. Il tentativo va oltre la cooperazione militare e forniture russe di gas naturale, Mosca secondo il documento è impegnata in “diplomazia pubblica con una chiara retorica pan-slava” e gode di grande stima nella popolazione, anche a causa del suo approccio alla questione del Kosovo. “L’obiettivo di Putin è quello di esercitare tanta pressione sugli stati balcanici che sono ancora lontani dall’adesione all’Unione europea e , una volta diventati membri, possano influenzare le risoluzioni dell’Unione europea in senso pro-russo”, dice il parlamentare europeo Brok.
Lo stesso vale per il vicino di casa della Serbia, la Bosnia-Erzegovina. “Si ha l’impressione che la Russia sta cercando di guadagnare influenza su tutta la Bosnia-Erzegovina attraverso la Repubblica Srpska”, dice il ministro tedesco all’ agricoltura Christian Schmidt, che ha recentemente fatto una visita nella regione per volere della Merkel. “Questo rende anche il percorso della vicina Serbia nell’UE più difficile”, aggiunge.
L’accuratezza della valutazione di Schmidt è dimostrato da un documento sulla “strategia di soft power della Russia” nei Balcani che è stato redatto per Putin dal influente Consiglio per le relazioni internazionali di Mosca. Il documento osserva che: “In questa regione, tradizionalmente legata alla Russia, non possiamo limitarci ad investire nella società ma dobbiamo spendere soldi per le infrastrutture e per la gente del posto, che vede la Russia come alternativa al potere occidentale”.
Putin sembra aver preso a cuore il consiglio di cuore; la società delle Ferrovie Russe, guidata da Vladimir Yakunin, sta attualmente ristrutturando 350 chilometri di strada ferrata in Serbia, al costo di 750 milioni di euro. Inoltre, la multinazionale del petrolio “Lukoil “detiene ora il 79,5 per cento della catena di stazioni di servizio “Beopetrol” , mentre “Gazprom” detiene una partecipazione di maggioranza del più grande fornitore di gas naturale del Paese. “Gli investimenti russi hanno migliorato le prospettive delle regioni pesantemente danneggiate dai bombardamenti della NATO nel 1999,” si legge nel documento. In Montenegro, la Russia è il più grande investitore straniero, e controlla un terzo di tutte le imprese del Paese.
Il governo tedesco ritiene che l’approccio della Russia alla regione sia in gran parte riuscito. L’analisi del ministero degli Esteri osserva che la celebrazione del 70 ° anniversario della liberazione di Belgrado dai nazisti è stata spostata di quattro giorni per coincidere con la visita di Putin, accompagnata da una grande parata militare che tornava a svolgersi per la prima volta in 30 anni. Il documento non manca di menzionare che il presidente serbo Tomislav Nikolic durante la visita ha assegnato Putin la più alta onorificenza del Paese.
Un incontro particolarmente strano sottolinea i metodi usati da Putin per espandere la sua influenza in Serbia. Un anno fa, Nikolic ha ricevuto Alexander Zaldostanov il capo del club di motociclisti di Mosca noto come “Lupi”, una persona che Putin chiama “fratello” edé noto per l’aperto antisemitismo e l’omofobia, posizioni che sono coerenti con gli atteggiamenti ampiamente tenuti in Serbia.
Per il governo tedesco non è facile contrastare l’offensiva russa. “Non possiamo diventare parte di una guerra di offerte – dice Michael Roth, un ministro di Stato presso il ministero degli Esteri – dobbiamo fare continuamente agli Stati dei Balcani che l’adesione all’UE è nel loro interesse.”
Angela Merkel ha anche cercato di contrastare gli sforzi di Putin per via diplomatica: in una conferenza sui Balcani presso la Cancelleria, alla fine di agosto, ha incoraggiato i capi di Stato e di governo a impegnarsi per un percorso pro-UE dimostrando anche di voler pressioni, se necessario. Per esempio, quando Mosca ha chiesto che venisse riconosciuto lo status diplomatico al personale di un centro diprotezione civile stabilito nella città serba di Ni?, la Merkel ha chiamato il primo ministro serbo Aleksander Vucic per sollecitarlo a non firmare l’accordo, preoccupata che il centro possa diventare un centro permanente di spionaggio russo.
Gli sforzi di Putin per espandere la sua influenza non si fermano alle frontiere della UE. Il governo tedesco ritiene che Putin sia stato sorpreso dal fatto che l’Europa è stata in grado di raggiungere un accordo sulle sanzioni correlate all’Ucraina, ed in particolare per il fatto che anche un candidato all’adesione, come il Montenegro abbia sostenuto le sanzioni. Adesso dunque sta facendo del suo meglio per influenzare il processo decisionale anche in singoli Stati membri dell’UE, in particolare in Bulgaria.
Il Paese è tradizionalmente stretto alleato della Russia ed è quasi completamente dipendente dal gas naturale e del petrolio russi . Un rapporto interno del ministero degli Esteri tedesco rileva che circa 300mila russi hanno acquistato immobili in Bulgaria. I funzionari della Cancelleria sono preoccupati dal fatto che Putin potrebbe cercare di strumentalizzare i presunti interessi della minoranza russa lì. Berlino e Bruxelles sono anche preoccupati che il governo bulgaro potrebbe soccombere alle pressioni russe e bloccare le future iniziative di politica estera dell’UE anche più spesso di quanto non abbia fatto in passato.
Il problema fondamentale dal punto di vista occidentale è il fatto che il desiderio di scalata e la capacità di farlo non sono eguali dalle due parti. Putin sembra pronto a promuovere gli interessi russi economicamente, politicamente e, se necessario, sul piano militare. L’Occidente non ha molto da offrire in risposta, e sicuramente non vuole andare in guerra per l’Ucraina e la Moldova. Anche le sanzioni economiche contro la Russia sono controverse in Germania come in altri Paesi dell’UE.
I critici di Mosca, come Andreas Schockenhoff, vice capo dei conservatori della Merkel in Parlamento tedesco, ritengono che le sanzioni debbano essere mantenute fino a quando i loro costi diventano troppo grandi per Putin , ma anche durante l’ultimo round di sanzioni dell’Unione europea la Merkel ha avuto difficoltà a convincere gli scettici, come il premier italiano Matteo Renzi e quello ungherese Viktor Orban ad accettare le sanzioni. La cancelliera é rimasta poi particolarmente sconvolta dai recenti commenti del nuovo capo della politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini, che metteva in discussione l’efficacia delle sanzioni.
Nel corso di una recente riunione di ministri attuali e passati al ministero degli Esteri, molti hanno criticato la strategia di Berlino, dicendo che ai russi vanno fatte più concessioni, il politico socialdemocratico Klaus von Dohnanyi ,per esempio, ha sostenuto che alla Russia deve essere permesso di mantenere una zona di influenza nelle sue immediate vicinanze.
L’immagine risultante in questi giorni è di una Berlino che è allo stesso tempo impotente, allarmata e perplessa, e questo forse é uno dei motivi che hanno spinto il ministro degli Esteri tedesco frustrato per mancanza di alternative migliori, a mantenere la rotta attuale. “Anche se sei frustrato e non hai avuto successo per cento volte – ha confidato Steinmeier a un amico – la diplomazia significa tenere aperta la porta per il 101.o tentativo”.
Fonte: Der Spiegel