Fino all’altro ieri Recepp Tayyp Erdogan , presidente e uomo forte di Turchia, aveva condotto una battaglia senza quartiere contro la rete e soprattutto contro “Twitter”, da lui sprezzantemente definita “un uccello nelle mani di assassini” ma il fascino della tecnologia alla fine ha travolto anche lui. Anche il presidente ha lanciato un “tweet” per diffondere un messaggio socialmente utile, però lo ha fatto,e la cosa non poteva passare inosservata.
Lo storico messaggio presidenziale diceva “Sigaraja Teslim Olma” (non cedere alle sigarette) e per gli amanti del genere la sigla del presidente è “RTE”: il messaggio è stato diffuso nel corso di una visita ufficiale in Colombia per raggiungere i suoi cittadini in occasione della giornata mondiale contro il fumo. Il presidente intima: “Resistere a questo veleno” , anche se il seguito che riuscirà a ottenere in Turchia reta molto dubbio.
“Questo è stato un ordine del presidente, che ha scritto personalmente il tweet – spiega un portavoce , Mudzzahit Kuccukjilmaz, il quale aggiunge che i messaggi che invece partono dall’ufficio e non direttamente dal presidente avranno una sigla diversa. Kuccukjilmaz non ha spiegato però cosa abbia spinto Erdogan a cambiare opinione per quanto riguarda “Twitter”, nei cui confronti finora aveva mostrato solo disprezzo.
Il presidente ed ex primo ministro di Turchia, che domina la scena politica del Paese da più di un decennio, appena lo scorso febbraio aveva ripetuto:”Non ho niente a che fare con “Twitte”, non ho tempo libero dal momento che lavoro giorno e notte “. In realtà tutta la sua riluttanza era nata dalle proteste anti-governative di massa del giugno 2013, quando i manifestanti avevano concordato i dettagli dei raduni soprattutto via “Twitter” e “Facebook “. Nel marzo dello scorso anno poi il governo allora guidato da Erdogan aveva bloccato “Twitter” e “YouTube,” dopo che questi siti avevano diffuso registrazioni audio che indicavano il coinvolgimento del primo ministro e di una cerchia di persone intorno a lui in uno scandalo di corruzione . La decisione del blocco però poi fu annullata dalla Corte Costituzionale turca.
Fonte: Agenzie, The Guardian