Ucrania, la tregua tiene
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Ucrania, la tregua tiene

Solo violazioni sporadiche, ma sia Mosca che Kiev hanno interesse a mantenere il”cessate il fuoco” per affontar amergenze economiche che richiedono interventi<br>

Ucrania, la tregua tiene
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16 Febbraio 2015 - 10.49


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Nella prima giornata della tregua scattata alla mezzanotte di sabato, nell’Ucraina orientale il “cessate il fuoco” sostanzialmente sembra tenere: su Donesk si è interrotto il tiro delle artiglierie governative anche se tre civili sono morti per opera di cecchini, a sua volta l’Armata di Kiev segnala attacchi sporadici dei filorussi specie nell’area di Debaltseve dove più i 6mila soldati governativi rimangono circondati, e sulla cui evacuazione bisognerà trattare.

Vladimir Putin, Angela Merkel, Francois Hollande e Petro Poroshenko continuano a restare il contatto telefonico costante per seguire l’andamento delle cose e fare in modo che vada avanti una pace provvisoria che oggi conviene a tutti: dopo gli ultimi scontri di sabato il bilancio in vite umane della guerra civile ucraina è arrivato ad annoverare 5.486 morti e 12.972 feriti, e quasi un milione di sfollati cra cui 120 mila bambini, secondo gli ultimi dati delle Nazioni Unite. Ma è soprattutto sul versante economico che lo”stop” alla guerra può fornire boccate di ossigeno.

Gli accordi di Minsk hanno fissato alcuni punti (ritiro delle artiglierie a partire da domani, creazione di una fascia di sicurezza pattugliata dall’Osce, rilascio di tutti i prigionieri , autonomia al Donesk dove si dovranno tenere nuove elezioni) lasciando però indefinite tuta una serie di questioni, la più urgente delle quali appare proprio la sorte del nodo ferroviario di Debaltseve e delle truppe governative che vi sono rimaste imbottigliate. Molti continuano a sostenere che fra quei soldati si nasconde un intero “battaglione segreto” di stranieri che agiscono per ordini della Nato, e questo si dovrebbe poter chirire presto. Ad ogni modo, perdere le occasioni fornite da un momento come questo sarebbe un grave errore per entrambe le parti.

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Oggi il presidente russo Putin può dirsi soddisfatto per il riconoscimento di uno “status speciale” alle regioni russofone dell’Ucraina orientale, il presidente ucraino Petro Poroshenko ha ottenuto da Mosca che saranno rispettati il territorio e la sovranità dell’Ucraina e dunque può salvare la faccia davanti ai suoi. Ma soprattutto, come si diceva, adesso fermare la guerra significa poter mettere mano ai disastro economico che si profila: da quando le ostilità hano avuto inizio il Donbass, cuore industriale del Paese, è stato distrutto ma intanto il resto dell’Ucraina oggi offre ora salari inferiori a quelli del Tagikistan ed è ormai chiaro che l’eredità di Maidan è stata quella di impoverire ucraini.

Negli stessi mesi, a seguito delle sanzioni la Russia si trova ad affrontare la sua più devastante tempesta finanziaria dal 2008 mentre anche l’ l’Europa è in sofferenza, visto che la traballante ripresa dell’Eurozona è stata fatta deragliare dalle controsanzioni. Per paradossale che possa sembrare i soli a non subire danni sono gli Stati Uniti d’America, che pure finora hanno fornito alla cosiddetta ‘Euromaidan’ più sostegno di qualsiasi Stato attuale dell’Unione europea.

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Oltre a questo, bisogna proteggere il risultato di èb]colloqui che a Minsk hanno permesso ai tre dei Paesi più importanti d’Europa di rivendicare la responsabilità della sicurezza del continente, mettendo da parte Washington e ignorando deboli attori regionali come Gran Bretagna e Polonia[/b]. Putin, Merkel e Hollande ormai si rendono perfettamente conto che gli effetti della follia ucraina non possono essere infinitamente contenuti all’interno dei suoi confini.

A questo punto uno dei maggiori interrogativi riguarda la politica che seguirà Kiev, poiché la sopravvivenza politica di Poroshenko non è affatto garantita: con il livello di vita che in Ucraina sta peggiorando di mese in mese, il presidente è molto vulnerabile agli elementi estremisti anche se sia Mosca che Berlino sanno bene che le alternative al re del cioccolato sarebbero di gran lunga peggiori. Poroshenko ha un compito molto difficile da attuare, prima della fine dell’anno Kiev deve concedere poteri di autogoverno alle regioni orientali e questo richiederà un emendamento costituzionale. In cambio, riprenderà il controllo del proprio lato del confine tra Ucraina e Russia, ma per Poroshenko sarà estremamente difficile trovare il consenso per sostenere questa strategia, dato che alcuni degli esponenti di destra più intransigenti potrebbero fr passare tutto questo come una resa a Mosca.

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D’altra parte, il presidente ucraino ha anche ricevuto una spinta enorme prima di lasciare Minsk:il Fondo monetario internazionale ha annunciato che l’Ucraina riceverà presto 17,5 miliardi dollari, che fanno parte del grande piano di salvataggio per 40 miliardi . Nelle settimane a venire, dunque, Poroschenko potrà almeno giocare la carta degli aiuti.

“Euromaidan” avrebbe dovuto portare all’Ucraina maggiore ricchezza,valori europei e la libera circolazione in tutta l’Unione invece ha causato la catastrofe fiscale, la perdita della Crimea, una guerra civile brutale e la miseria per la gente media. Oggi per gli ucraini le frontiere dell’UE rimangono chiuse e l’ottenimento dei visti è più difficile che mai a causa di redditi diminuiti, prima della rivolta di piazza Maidan il lavoratore medio ucraino portava a casa 400 euro mensili , oggi ne guadagna meno di 100.

Anche il presidente Putin ha bisogno della pace in Ucraina. L’economia russa deve affrontare sfide importanti, c’è una Coppa del Mondo FIFA da preparare e l’ immagine globale del Paese è stata danneggiata dai nuovi rapporti internazionali. A parte l’Ucraina, il Cremlino, ha molti problemi più urgenti di cui preoccuparsi.

(Giuseppe Zaccaria)

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