Il vescovo di Tripoli: resto e mi taglino pure la testa
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Il vescovo di Tripoli: resto e mi taglino pure la testa

Parla Monsignor Martinelli che non ha voluto lasciare la Libia: sono venuti a dirmi che devo morire ma non posso lasciare.

monsignor Giovanni Innocenzo Martinelli
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17 Febbraio 2015 - 11.53


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«Questo è il culmine della mia testimonianza», «e se la fine dev’essere testimoniata con il mio sangue, lo farò». Lo ha detto monsignor Giovanni Innocenzo Martinelli, vicario apostolico di Tripoli, rimasto in Libia dopo l’evacuazione degli italiani dal Paese.

«In chiesa sono venuti a dirmi che devo morire – ha spiegtoa – Ma io voglio che si sappia che padre Martinelli sta bene e che la sua missione potrebbe arrivare al termine. Ho visto delle teste tagliate e ho pensato che anch’io potrei fare quella fine. E se Dio vorrà che quel termine sia la mia testa tagliata, così sarà. Anche se Dio non cerca teste mozzate, ma altre cose in un uomo».

Mons. Martinelli ribadisce la sua posizione: «Bisogna farsi coraggio – ha detto -, la Libia è un Paese che va amato. Bisogna capirlo e saperlo incontrare». «Dobbiamo trovare il modo di far risorgere questo Paese. Non con la forza ma con il dialogo, che è mancato per troppo tempo».

«Credo sia il momento più difficile di sempre. Con Gheddafi avevamo anche scambi di amicizia. Era una persona intelligente, anche se un pò matto. Però, ecco, non ci faceva paura».

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