Come promesso, il governo britannico ha inviato in Ucraina una squadra di consiglieri militari altamente qualificati per addestrare diverse truppe dell’esercito di Kiev sul piano dell’intelligence, sul fronte logistico e anche su quello dell’assistenza medica. La scorsa settimana, infatti, 35 istruttori militari inglesi hanno raggiunto la città di Mylolaiv – nel sud del Paese -, iniziando già a mettere a punto un dettagliato programma di addestramento per migliorare le capacità di pianificazione e resistenza della Guardia nazionale ucraina. E l’unità britannica, stando ad alcune dichiarazioni rilasciate da un portavoce del ministero della Difesa di Londra, è destinata a raddoppiare tra due mesi e a restare in Ucraina per un periodo non inferiore ai sei mesi, così da “garantire un’accurata e completa formazione delle forze armate governative che devono incrementare notevolmente la propria capacità difensiva”. Per di più, la Gran Bretagna ha assicurato che a breve rifornirà l’esercito ucraino di materiali bellici difensivi “non letali”, escludendo nettamente l’invio di armi “letali”.
Verso la fine di aprile, invece, si paracaduteranno nella città occidentale di Yavoriv i 290 militari statunitensi della 173esima brigata aerotrasportata di base a Vicenza, il cui compito sarà quello di istruire ben sei battaglioni (780 soldati) della Guardia nazionale ucraina. Peraltro, come riferisce un comunicato stampa diffuso dalla presidenza ucraina, il vicepresidente statunitense Joe Biden ha telefonato al capo di Stato ucraino Petro Poroshenko per confermare lo svolgimento della missione, senza però indicare una data precisa di avvio, e assicurare l’invio di una nutrita scorta di veicoli blindati Humvees, radar anti-mortaio, dispositivi per la visione notturna e altre apparecchiature difensive “non letali” dal valore totale di oltre 75 milioni di dollari.
Benché nell’est del Paese sia formalmente in vigore la tregua stabilita il mese scorso dagli accordi di Minsk, secondo Kiev e l’occidente gli scontri armati fra le truppe governative e i separatisti filo-russi continuano ad imperversare in alcune aree. Ma il Cremlino non smette di attaccare duramente il sostegno militare prestato da Londra e Washington, ribadendo che una mossa del genere contribuisce a “minare” la validità degli accordi di Minsk. “L’assistenza bellica non era affatto contemplata negli accordi raggiunti per garantire il cessate il fuoco – ha tuonato Dmitry Peskov, portavoce del presidente russo Vladimir Putin – e di certo non contribuisce al consolidamento della fiducia reciproca. Così facendo le tensioni non diminuiranno mai”.