Il regime di Kiev, già squassato da una crisi economica senza precedenti, una guerra civile e anche una sorda lotta fra potere centale e oligarchi che guidano veri e propri eserciti privati, rischia di trovarsi di fronte ad un altro problema pressocchè insormontabile: [b] sanzioni economiche che potrebbero impedire a qualsiasi azienda russa ogni genere di presenza economica nella repubblica ex sovietica.
Per il momento questa è soltanto una proposta di legge presentata alla “Duma” dal partito comunista russo (KPFR), un movimento che ,dopo una lunga flessione,alle ultime elezioni politiche ha ottenuto il 19 per cento dei voti e 92 seggi alla Camera bassa, ma visto il surriscaldato clima di assedio che si vive Mosca potrebbe anche trovare accoglienza in “Russia Unita”, il partito di governo guidato da Vladimir Putin. Il KPFR afferma che di fronte al progetto di Kiev di nazionalizzare le proprietà di tutte le aziende russe che operano sul suo territorio, la risposta di Mosca dovrebbe essere quella di vietare a qualsiasi gruppo statale si svolgere qualsivoglia attività nel paese vicino.
Vadim Soloviev , che rappresenta i comunisti nella “Duma”, spiega agli organi di informazione del suo Paese che la legge avrebbe l’obiettivo di proteggere i fondi statali dalla requisizione, ma anche quello di rispondere alle politiche anti-russe che vengono generalmenteapplicate dalle autorità ucraine, e aggiunge che le restrizioni previste possono anche essere temporanee e si potrebbero abolire non appena diventasse chiaro che non vi è più alcuna minaccia alle proprietà russe in Ucraina.
Il 31 marzo un gruppo di dieci deputati ucraini ha presentato al Parlamento di Kiev una proposta di legge che consente la nazionalizzazione di beni appartenenti al governo e ai cittadini delle “nazioni aggressore”, e nel gennaio precedente la “Rada” ha approvato una dichiarazione che definisce appunti la Russia come “aggressore” per il suo ruolo nel conflitto in corso nel Donbass, ovvero la parte orientale del Paese.
Una fonte dell’amministrazione presidenziale russa commenta la situazione dicendo che il Cremlino era a conoscenza delle ultime iniziative ucraine, ma non ha progettato alcuna azione di risposta prima che al Parlamento ucraino sia eventualmente passato il disegno di legge anti-russo. Una prospettiva del genere in ogni caso sarebbe raggelante, dato che il coinvolgimento russo nell’economia ucraina è enorme ed è rappresentato in massima parte da società di proprietà del governo, come la “Sberbank”, il più grande istituto di credito di Russia ,o dal gigante energetico “Gazprom”, che continua ad assicurare vitali forniture di gas. A questi grandi gruppi statali si uniscono importanti aziende private nel settore bancario, in quello delle telecomunicazioni, dei metalli e delle industrie delle macchine da costruzione.
Nell’ ottobre scorso anche un parlamentare delpartito nazionalista russo LDPR aveva rivolto al primo ministro Dmitry Medvedev la richiesta di vietare tutte le forniture di prodotti alimentari, di macchinari e prodotti in metallo all’ Ucraina , nel tentativo di costringere Kiev a rispettare il cessate il fuoco con le forze federaliste nel Donbass. Il nazionalista sosteneva anche che se l’esercito ucraino avesse continuato ad attaccare i territori delle repubbliche secessioniste, la Russia avrebbe dovuto blocare anche tutte le forniture di gas naturale. Poco più tardi, in febbraio, i parlamentari comunisti avevano chiesto alle forze dell’ordine russe di sequestrare tutti ibeni che il miliardario Petro Poroshenko, divenuto presidente, possiede in Russia al fine di punirlo per i “crimini di guerra” dei suoi militari e per l’appoggio alle bande armate composte da estremisti. Finora il governo di Mosca non ha dato alcun seguito a queste richieste, ma nel settembre 2014 la polizia ha posto sotto sequestro i beni russi di oligarca ucraino Igor Kolomoysky, che è accusato in contumacia di aver finanziato il gruppi terroristi e di crimini di guerra.
Fonte: Agenzie
