Macedonia, rischio guerra civile

A Kumanovo otto poliziotti e quindici terroristi uccisi, mentre la Serbia sposta reparti armati alla frontiera: “L’Uck non si fermerà qui”.<br>

Macedonia, rischio guerra civile
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12 Maggio 2015 - 19.54


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La Macedonia si lecca le ferite e fa i conti con lo scontro armato più sanguinoso della sua storia recente: l’assalto delle bande terroristiche a Kumanovo ha seminato di morti il terreno di morti e di inquietudine i i Balcani meridionali. La Serbia schiera reparti speciali al confine e dice di non temere sconfinamenti, ma se questi avvenissero è “pronta a rispondere adeguatamente”. Le immagini degli scontri a fuoco e delle auto in coda alla frontiera serbo-macedone (che è rimasta anche chiusa per qualche ora) con intere amiglie che lasciavano in fretta le proprie abitazioni hanno fatto il giro della regione creado apprensione, in un istintivo parallelismo con gli esodi delle guerre degli anni Novanta. 

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“Il gruppo terroristico è stato completamente neutralizzato e eliminato “, fa sapere adesso da Skopje il portavoce del ministero dell’Interno, Ivo Kotevski, aggiungendo che gli uomini armati erano di etnia albanese e a guidarli erano ex comandanti ribelli provenienti dal Kosovo, ossia uomini dell’”UCK”. Nella battaglia sono rimasti uccisi otto poliziotti e quattordici terroristi e una trentina di persone sono state arrestate. Il capo della polizia serba, Milorad Veljovic, dall’altra parte del confine dice che nei tre Comuni della zona la situazione è calma, anche non di esclude che per ragioni di sicurezza il governo possa decretare di chiudere la frontiera: “La situazione potrebbe cambiare da un’ora all’altra e decideremo esclusivamente sulla base delle valutazioni di sicurezza”, dice. Nelle ultime ore circa 450 persone, per lo più di etnia albanese, hanno attraversato il confine per passare in territorio serbo dalla Macedonia .

A Presevo, che la città serba più vicina a Bujanovac ma è abitata in maggioranza da albanesi, il sindaco Ragmi Mustafa dice che dall’inizio degli scontri circa 700 persone si sono rifugiate lì . Rispetto all’assalto alla stazioni di polizia sul confine del Kosovo avvenuto meno di un mese fa, l’assalto di Kumamovo sembra segnare l’inizio di una fase nuova, e molto più sanguinosa, le bande dell’ “UCK”tentano di approfittare delle turbolenze che hanno investito il governo di Nikola Gruesvki per destabilizzare ancora un Paese posticcio,nel quale gli albanesi sono il 40 per cento e di fatto hanno occupati tutta la fascia del Nord-Ovest, quella del Tetovo, gestendola come una sorta di repubblica indipendente.

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Alcuni invece sospettano che il governo Gruevsky stia approfittando delle incursioni terroristiche per far salire il livello di allarme, e la notizia che arriva da Belgrado aumenta le perplessità: un mese fa, esattamente il 6 aprile, i servizi di sicurezza di Belgrado avevano avvertito il capo di Stato maggiore dell’esercito macedone del fatto che i terroristi albanesi stessero preparando un’incursione, ma a Skopje la segnalazione non è stata presa troppo sul serio.

Adesso si tenta di correre ai ripari: i ministeri degli Interni serbo e macedone hanno formato una “squadra tattica” comune e Nebojsa Stefanovic, ministro dell’Interno a Belgrado, dice che “queste unità serviranno a monitorare la situazione sul campo nei prossimi giorni e a fare di tutto perchè l’attività dei terroristi non si sposti nel territorio della Serbia. Abbiamo partner seri e stiamo condividendo tutti i sospetti e le informazioni con loro, proprio per essere più efficienti “.

Sembra già chiaro però che l’ “UCK” non si fermerà qui: Dusan Janijc, direttore del Forum per le relazioni etniche, avverte che “dove non c’è Stato o dove lo Stato è debole e non si risolvono né i problemi sociali nè quelli politici o economici , è ingenuo aspettarsi che non ci sia il terrorismo. A Kumanovo gli albanesi hanno colto l’opportunità di dividere ancora la Macedonia e dunque dobbiamo aspettarci ulteriori attività terroristiche”
.

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“La Serbia ha alcune somiglianze con la Macedonia, anche qui si vive un’aspra divisione tra governo e opposizione, ma per fortuna l’opposizione non può realizzare ciò che l’opposizione in Macedonia – continua – queste violenze però stanno seminando paura anche fra i serbi del Kosovo e c’è il pericolo reale che alzino nuovamente barricate e la situazione si radicalizzi ancora”.

A Belgrado il ministro degli Esteri e vice premier, Ivica Dacic, mantiene la calma e avverte che “nessuno può pensare di giocare col nostro Stato, noi condanniamo fermamente questo attacco terroristico e faremo di tutto perché la situazione in Macedonia si stabilizzi”, ma il primo ministro Aleksandar Vucic preme sull’accelleratore dell’orgoglio nazionale ed è molto più spiccio: “Daremo una risposta chiara, implacabile e molto forte a tutti coloro che pensano di poter minacciare la Serbia, la nostra reazione sarà rapida, decisa, potente ed efficiente, molto più di quanto si possa pensare”.

Fonti: Beta, Blic, Agenzie

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