Cina-Russia, l’alleanza che spaventa gli Usa va avanti
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Cina-Russia, l’alleanza che spaventa gli Usa va avanti

Il progressivo avvicinamento fra Pechino e Mosca viene visto dagli esperti internazionali come il prodotto di “una lunga serie di errori” commessi dalle amministrazioni occidentali<br>

Cina-Russia, l’alleanza che spaventa gli Usa va avanti
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26 Maggio 2015 - 12.55


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La presenza è stata più che simbolica e ha lanciato un messaggio subito recepito dalle potenze occidentali: la parata militare di Mosca non ha colpito forse tanto  per i 17 mila militari, 194 mezzi di terra e 143 aerei ed elicotteri, quanto per il sapiente posizionamento degli ospiti in una cerimonia che doveva superare tutte le “Giornate della vittoria” degli anni precedenti. In un momento in cui il braccio di ferro fra Russia e Occidente si mostrava davanti alle telecamere di tutto il mondo attraverso la defezione di molti leader occidentali, a fianco del padrone di casa, Vladimir Putin, spiccava la presenza del presidente cinese Xi Jinping.

Forse anche per questo tre giorni dopo il segretario di Stato USA John Kerry si precipitava a sorpresa nella città di Sochi, compiendo così la prima visita di un alto rappresentate dell’amministrazione americana dall’inizio della crisi ucraina. Nel frattempo i media internazionali si lanciavano in complesse interpretazioni geopolitiche, sottolineando come un progressivo e sempre più rapido avvicinamento  fra Russia e Cina non fosse stato notato solo nella cerimonia di Mosca. La rivista Usa “National Review” ricorda ad esempio le esercitazioni militari, avviate proprio nei giorni fra la parata militare e la visita di Kerry, che hanno visto 11 navi di Pechino e Mosca partire dalle basi russe nel Mar Nero alla volta del Mediterraneo. Per la Cina si tratta delle esercitazioni navali più lontane dalle proprie acque territoriali mai svolte finora.

“Anche se le navi cinesi erano solo due – dice la ‘National Review’ – la loro presenza testimonia il desiderio da parte cinese di aiutare la Russia a contrapporsi alla potenza americana. (…) L’inimicizia che caratterizzava i rapporti sino-russi ai tempi della Guerra fredda – conclude l’articolo – è svanita da un pezzo”. Secondo quanto scrive Ichak Adizes nell’ “Huffington Post”, gli Stati Uniti rischiano di vedere materializzarsi “il peggiore dei loro incubi”a causa di una serie di errori politici commessi in questi anni. L’incubo nient’altro sarebbe che una nuova alleanza fra Mosca e Pechino, in particolare dal punto di vista economico, che potrebbe in un prossimo futuro scalzare Washington dal centro della scena mondiale. L’America, dice Adizes, sta già perdendo posizioni e la colpa è principalmente dell’attuale amministrazione politica.

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Secondo l’esperto, l’errore di fondo è stato quello di voler far “cadere” a tutti i costi Vladimir Putin , ridimensionando la sua influenza a livello nazionale e internazionale. “Da anni ormai l’America vuole rimuovere Putin, e Washington ha cercato di umiliarlo causando una serie di difficoltà economiche alla Russia. Queste per lo meno erano le intenzioni, maturate dopo che la Russia aveva rifiutato di seguire la strategia Usa in Afghanistan, Siria, Libia e Iran, solo per fare alcuni esempi.  Per minare la posizione di Putin, il dipartimento di Stato ha deciso di appoggiare la rivoluzione ucraina e ha spinto Kiev a unirsi alla Nato, organizzazione che è contro la Russia. Di contro, Putin ha visto in tutto questo un’opportunità per prendersi la Crimea”. Oltre all’imposizione di sanzioni, ricorda ancora l’analista,  l’America ha stretto un accordo con l’Arabia Saudita per mantenere bassi i prezzi del petrolio, ma nonostante tutto questo il risultato è meno che mai scontato. “E’ vero, la situazione economica in Russia non è facile oggi, ma è un Paese che ha conosciuto altre difficoltà in passato. È sopravvissuta a Napoleone e a Hitler, e dunque può sopravvivere anche alle sanzioni americane”. Fra l’altro di recente l’agenzia “Bloomberg” ha stimato che il crollo del prezzo del petrolio sta danneggiando più le aziende occidentali che quelle russe.

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È questo, secondo Adizes, il contesto che ha favorito  un’accelerazione nelle relazioni fra Mosca e Pechino. L’incubo sarebbe “completo”, conclude, se al nuovo blocco si unisse in un lontano futuro anche la Germania, e la cosa “non è impossibile” data la stretta interdipendenza fra l’economia tedesca e quella russa. Gli esperti internazionali sono pressoché concordi nel vedere l’avvicinamento Pechino-Mosca come un’operazione che affonda le radici in tempi precedenti alle sanzioni occidentali. Queste, ribadiscono però unanimi, hanno certamente contribuito ad una maggiore rapidità del processo. Tutti i motivi alla base della cooperazione, a cominciare dalla contiguità geografica fino all’approvvigionamento energetico, vedono potenziali sviluppi a lungo termine. Proprio nel campo dell’energia è stato firmato un anno fa un accordo definito da più parti “l’evento più significativo sul piano globale degli ultimi tempi”. Cina e Russia hanno firmato a Shangai un contratto del valore di 400 miliardi di dollari per forniture da inviare nei prossimi 30 anni attraverso un gasdotto lungo 2.200 chilometri, destinato a collegare la Siberia alla Cina orientale.

Fino al 2013 l’Europa è stato il cliente più importante della Russia, con la richiesta di circa 160 miliardi di metri cubi di gas. La Cina da sola rappresenta un mercato ben più grande, senza contare che i piani di Pechino prevedono di aumentare l’uso del gas del 20 per cento per sostituire gradualmente il carbone. In questo modo il consumo previsto da parte cinese arriverebbe a 186 miliardi di metri cubi. L’alleanza sino-russa è sempre più evidente anche nella politica internazionale, con una sempre maggiore “compatibilità” nelle decisioni prese in sede di Consiglio di sicurezza. La questione siriana ne ha dato prova, come pure la scelta di principio di “non interferenza” da parte cinese sul dossier Ucraina-Crimea. L’ultimo anello di congiunzione potrebbe essere, secondo alcuni esperti russi, quello militare seppur in un lontano futuro.

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Vasilij Kasin del Centro russo per le analisi strategiche non esclude l’eventualità di “un’unione militare” di qualche genere fra i due Paesi. “Ci vorranno ancora degli anni perché la Cina assuma nell’economia russa un ruolo pari a quello avuto finora dall’Ue – premette Kasin – . Se però ciò dovesse accadere, sia la Cina che la Russia sarebbero allora meno esposte alle pressioni da parte occidentale. Questo naturalmente inciderebbe anche nella politica estera dei due Paesi”. Alla fine degli anni ’90 è stata stabilita la prima cooperazione sino-russa in campo tecnico-militare, che ha reso la Cina il più importante partner della Russia nel campo della difesa assieme all’India. Un quadro politico-legale più definito è stato tracciato nel 2001 con l’accordo bilaterale nel settore della difesa, che ha rappresentato il primo documento del genere dopo la fine della Guerra fredda. L’accordo è stato stretto con l’obiettivo di contenere l’influenza statunitense e scongiurare un aumento delle installazioni militari americane in Asia e Centro-Asia. A quel tempo la Cina confermò che erano in corso delle trattative, ma negò che l’accordo potesse significare l’intenzione di costruire un’unione politico-militare più stretta.

(Fonti: Nin – National Review – Huffington Post – agenzie)
 
 

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