La stabilità e la prosperità dei Balcani occidentali, impoveriti e colpiti dalla crisi, possono essere raggiunte solo si affronta la disuguaglianza e si raggiunge l’armonia sociale attraverso le riforme necessarie. Questo è il messaggio chiave dello studio, che, insieme con l’invito a un più ampio dibattito , sarà pubblicato entro giugno ed alla cui elaborazione hanno partecipato diverse società della regione.
Il bisogno di coesione sociale e l’esperienza della UE dimostrano chiaramente che la politica di austerità non ha prodotto alcun risultato, ma soprattutto non dovrebbe essere ignorato problema dell’ impoverimento e della stratificazione sociale dopo anni di crisi, come indicato dal risultato delle recenti elezioni in Spagna e Polonia.Un giornalista della rete televisiva “Euronews” pochi giorni prima delle elezioni in Spagna e Polonia, i cui risultati hanno causato grande eccitazione in seno all’Unione europea, ha chiesto al primo ministro serbo Aleksandar Vucic “se fosse convinto che l’austerità può dare risultati anche in Serbia anche se questo, come vediamo in Europa, ha dimostrato di non funzionare bene e la crisi economica non si placa “.
Tutti gli analisti europei e dei media nell’UE hanno concluso che i vincitori delle elezioni in Spagna e Polonia devono il loro trionfo alla promessa di rinunciare all’austertà dando nuovo avvio alla crescita economica: la gran parte della popolazione del Continente ed in particolare i giovani vive male, e la disoccupazione rimane elevata.
Al giornalista di “Euronews”, Vucic ha detto che sta già vedendo i primi risultati della tortuosa procedura di austerità che ha richisto “tagli”dolorosi al deficit di bilancio e del debito, ed il Fondo Monetario Internazionale stima che la Serbia non cadrà in recessione giacchè “le nostre misure di risanamento di bilancio hanno prodotto un piccolo miracolo”. Alla domanda su cosa potrebbe fermare la “fuga dei cervelli” dalla Serbia, Vucic ha risposto che il modo migliore è creare condizioni favorevoli per le imprese, che possano cambiare le prospettive economiche in Serbia e dare speranza alla gente.
La “fuga di cervelli” e la grande migrazione di giovani istruiti, in particolare verso la Germania , continua senza sosta anche nei Paesi della zona Sud dell’ euro – Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda, e anche l’Italia – e all’interno la disoccupazione giovanile supera il 50%della giovane popolazione attiva, nonostante il fatto che la Spagna, in particolare, sia riuscita a tagliare la spesa pubblica e quest’anno la crescita del PIL dovrebbe essere pari al tre per cento.
La richiesta della Commissione europea di “stringere la cinghia” ha dato risultati in Irlanda, in Portogallo e anche in una certa misura in Grecia. Ma la crescita economica successiva ha un valore relativo, perché viene dopo un forte calo del prodotto interno lordo che in Grecia ha raggiunto il 25% ed ha causato il grave impoverimento di gran parte della popolazione e l’impennata della disoccupazione, mentrei pochi che trovano posti di lavoro dicono che le misure di ” liberalizzazione dei mercati del lavoro” provocano solo salari più bassi e condizioni peggiori.
In sostanza, anche se ideologicamente e politicamente molto diversi, i vincitori delle elezioni in Spagna e Polonia hanno ricevuto il sostegno di quella parte della popolazione che non sente la prosperità e ritiene che i benefici della ripresa economica siano andati nelle tasche di un solo e più ricco strato, quello delle banche e del capitale finanziario.
Commentatori e analisti nell UE sono unanimi nel ritenere che la “frattura sociale” sia diventata troppo larga, e del resto si è già tentato di impedirlo con il grande piano di intervento per la ripresa della crescita economica e dell’occupazione, ma anche avvertito che c’è una fote spaccatura tra il nord ricco e il povero sud dell’Unione.
Questi sviluppi non potevano risparmiare i Balcani occidentali e sembra che il governo serbo sia consapevole del fatto che anche se la ripresa economica inizia, il lungo languire nella povertà ha spinto il Paese alla disperazione, e per questo adesso l premier e alcuni ministri dicono che dopo il consolidamento del bilancio si prenderanno in considerazione gli aumenti salariali, che, insieme con la crescita economica, significherennero un aumento della spesa ma anche migliori entrate.
Nella stessa corrente di pensiero si collocano uomini politici, rappresentanti della società civile e l’ambiente scientifico accademico dei Balcani occidentali, che su iniziativa della fondazione tedesca “Friedrich Ebert Stiftung”ha messo a punto lo studio approfondito che saràpubblicato a giugno e sollecita un grande dibattito nel la questione sociale e l’armonia sociale nelle società dei Balcani occidentali si pongano come prerequisito per la stabilità e la prosperità della regione. Il messaggio chiave dello studio, che contiene anche raccomandazioni sui modelli di sviluppo alternativi è che la stabilità e la prosperità possono essere raggiunte solo si affrontano le disuguaglianze e si ottengono armonia sociale e coesione per le riforme necessarie.
In Spagna, le forze che stanno dietro il partito-movimento di ribellione civile “Podemos” sembrano poter ottenere quel che non è riuscito a “Syriza” in Grecia, e nelle elezioni locali hanno causato un vero e proprio terremoto politico riuscendo a diventare non solo una forza indispensabile, ma prendendo il potere a Barcellona , Madrid ed in altre grandi città. Ora il movimento è atteso dalle elezioni parlamentari spagnole, nel prossimo autunno.
Gli spagnoli che hanno votato per “Podemos” hanno scelto di bloccare l’ austerità che provoca tagli alla spesa pubblica e disagio sociale per i poveri, e lanciando feroci critiche di corruzione contro l’estrema destra del“Partido Popular” ed i riluttanti socialisti , punta a rubaltare la situazione.
In Polonia, molte parti del Paese trovano molto ingiusto che i frutti della prosperità economica non abbiano avuto distribuzione fra gli strati della popolazione e, come in Spagna, molti hanno votato in segno di protesta contro la politica del governo appoggiando il populista Andrzej Duda, il cui partito diretto una volta dai fratelli Kaczynski, quand’era al aveva mosso forti obiezioni alla gestione dell’UE.
Duda ha già annunciato che la Polonia chiederà l’esenzione da talune politiche comuni della UE per meglio distribuire i benefici economici, proteggere i piccoli imprenditori e commercianti dal dominio delle grandi multinazionali e difenderli dalle banche. Proprio come sta facendo Orban in Ungheria.
Dopo il terremoto elettorale in Spagna e Polonia, adesso gli analisti vedono nascere un movimento europeo più ampio che contesta quel che sta accadendo in primo luogo all’interno della zona euro. A sostegno di questa corrente di idee c’è un’analisi dell’OCSE secondo cui la disuguaglianza sociale e le crescenti disparità tra ricchi e poveri nell’Unione hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi trent’anni, ostacolando il progresso generale.
Lucio Caracciolo, noto analista italiano di geostrategie, dice che “l’Europa, una volta che si è rotta la nozione di progresso e di prosperità, è diventato un condominio senza una guida e senza il progetto di vivere insieme. ” Quanto ai Balcani, già in Bosnia lo scorso anno si è assistito alla rivolta spontanea del popolo contro una classe politica irresponsabile, anche se finora non si è costruita un’alternativa politica. La Macedonia, poi, è solo un altro esempio di gravi conflitti all’interno dei vari strati della popolazione, ed anche in Kosovo povertà e malgoverno scatenano tensioni sempre più forti.
Così tutta la politica della Commissione europea e del Consiglio dei ministri dell’Unione si è concentra sul fatto che i Paesi della regione vanno aiutati concretamente il più presto possibile per potersi movere verso la ripresa economica e sociale, e questo significa uscire dalla povertà e dalla disoccupazione endemica.
Fonte : Beta
