Per gli Stati Uniti d’America si apre un nuovo fronte di attrito nella regione eurasiatica: il Kirghizistan ha deciso di annullare il trattato di cooperazione con gli Usa in vigore dal 1993, denunciando l’accordo bilaterale che finora aveva consentito alle truppe americane di far entrare e uscire dal Paese ogni genere di fornitura senza pagare dazi doganali e inoltre non riconoscendo più lo status diplomatico al personale civile e militare che lavora nel Paese, e specialmente nella ex base aerea di Manas.
L’aeroporto kirghiso fino all’anno scorso era stato prezioso per l’ aviazione degli Stati Uniti come base logistica per tutte le attività che si svolgono in Aghhanistqn, poi il governo di Biskek aveva aperto un contenzioso con Washington per ottenere un canone di affitto più alto fino a quando l’anno scorso la base aerea militare è stata chiusa. Gli Stati Uniti mantengono nell’area solo alcuni reparti, mentre nello stesso tempo hanno costruito in Kirghizistan una nuova grande ambasciata che ha richiesto l’invio di parecchio materiale.
La rottura diplomatica nasce dal fatto che la settimana scorsa il Dipartimento di Stato americano ha deciso di conferire di consegnare il suo “Human Rights Defenders Award”, ovvero un riconoscimento ai difensori dei diritti civili, al kirghiso Azimzhan Askarov, che invece in patria è condannato all’ergastolo con l’accusa di aver partecipato all’omicidio di un agente di polizia. Il ministero degli Esteri del Kirghizistan ha subito protestato contro la decisione di Washington, aggiungendo che Askarov ha giocato un ruolo attivo nel scontri etnici tra kirghisi e uzbeki verificatisi nel nel 2010. Da qui, in assenza di risposta, la cancellazione dell’accordo, anche se Washington ha ammonito che una decisione simile “avrebbe danneggiato una serie di programmi di aiuti nel Paese”.
La scelta degli Stati Uniti del vincitore del premio di quest’anno da un certo numero di esperti e analisti politici viene definito “puro atto politico” e Brian Becker della “Coalizione Aswer” la considera “progettato per sostenere l’opposizione [in Kirghizistan”. Il politologo americano di origine serba Srdja Trifkovic lo definisce invce “uno sforzo per destabilizzare il regime sotto i solti auspici di cambiamento democratico. Ogni volta che le relazioni tra gli Stati Uniti e un certo Paese si deteriorano perché quel Paese non vuole essere più una risorsa strategica degli Stati Uniti, ovvero una sorta di jolly nella manica, ecco che vengono prodotti-attivisti dei diritti umani pronti alla bisogna”.
Base militare o meno, gli Stati Uniti non hanno perso interesse per il Kirghizistan che vanta una posizione strategica all’incrocio tra Kazakistan, Russia, Cina, Afghanistan e un certo numero di altri paesi dell’Asia centrale. Non appena ritirato il contingente militare gli Usa hanno costruito una nuova grande ambasciata e trasportato tonnellate di carico sconosciuto per valigia diplomatica. Le spedizioni segrete hanno sollevato molte preoccupazioni da parte del governo, ma Washington ha insistito sul fatto che il carico era niente di più che materiali da costruzione per sedi diplomatiche. In altri termini, aggiunge Trifkovic, “ quando il contratto di locazione statunitense della base di Manas Air Base è cessato, Washington ha cominciato a vedere che uno delle più importanti postazioni geostrategiche in Asia centrale usciva dalla sua zona d’influenza: non a caso quando erano ancora in in possesso dell’ aeroporto di Manas non si preoccupavano minimanente di diriti umani”.
Fonti: Agenzie, RT
