Un nuovo sondaggio testimonia quanto un anno e mezzo di “Guerra Fredda” abbia approfondito le distanze fra Est e Ovest: un’indagine demoscopica svolta in Russia dal “Levada Center” rivela che una grande parte dei russi pensa che gli Stati Uniti siano “un Paese immorale” e ormai lo considerano un nemico, un atteggiamento che non può essere spiegato solo con l’influenza dei media statali.
“Da un lato, le persone ripetono ciò che viene detto dalla televisione , o perché veramente ci credono, o perché vogliono essere parte della maggioranza – commenta Ivan Kurilla, docente all Università Europea di San Pietroburgo – d’altra parte, nella società vi è la necessità di costruire un nemico che giustifichi il peggioramento delle condizioni di vita e faccia salire l’autostima”.
Agli intervistati era stato chiesto di indicare le cose che a loro giudizio caratterizzano gli Stati Uniti: il 15 per cento ha detto “è un Paese di decadenza morale e di criminalità diffusa”, un altro 15 per cento pensa che si tratti di “un Paese in cui non c’è calore nei rapporti umani”, mentre un altro 12 per cento pensa soltanto che si tratta di “un Paese con un alto tenore di vita”. Un ulteriore 11 per cento aggiunge che gli Usa vivono “con un ampio divario tra ricchi e poveri” e il 9 per cento ha detto che la discriminazione razziale è una caratteristica che definisce gli Stati Uniti.Il sondaggio è stato condotto a luglio fra 1600 intervistati,e prevede un margine di errore non superiore al 3,5 per cento.
Nel 1990, i risultati di un’indagine demoscopica con le medesime domande furono radicalmente differenti, allora i russi vedevano gli Stati Uniti anzitutto come un Paese con un alto tenore di vita, in cui il successo dipendeva sforzi individuali e con la scienza e la tecnologia altamente sviluppate.A conferma di una radicale modificazione degli atteggiamenti, c’è la nuova forma di protesta che si sta diffondendo in Russia, dove sulle automobili straniere vengono attaccate etichette che dicono “Obama è un idiota” , e oramai sono diventate visibili per le strade di Mosca e di altre città .
“Nel 1970-’80 la gente diffidava del sistema sovietico e hanno apprezzava gli Stati Uniti come principale alternativa ad esso, ma a partite dal 1990 ha affrontato la realtà, scoprendo che gli Stati Uniti sono uno stato egoista con le sue colpe”, è l’opinione di Valery Fyodorov, che ha guidato la ricerca.
“Già alla fine degli anni 1990, in seguito ai bombardamenti della Nato sulla Jugoslavia, si diffuse un senso di disillusione sugli Stati Uniti. Fino al 1990 erano visti come un sistema di Stato ideale che doveva essere emulato, tutto quello che era americano veniva considerato superiore e molti russi sognavano di partire per gli Stati Uniti in modo permanente. Con il tempo, questi punti di vista sono cambiati in modo drammatico. I russi sono diventati ampiamente negativi verso gli Stati Uniti dopo il default finanziario del 1998, poi dopo il bombardamento della Jugoslavia, e infine con l’ invasione dell’Iraq nel 2003 e la guerra deli cinque giorni con la Georgia”.
Soprattutto con le crisi di Georgia e Ucraina, i russi hanno visto gli Stati Uniti come manipolatori dei governi locali o delle opposizione al fine di diminuire l’influenza della Russia nella zona. Secondo Alexei Grazhdankin, vice direttore del “Levada Center” , oggi i russi hanno un’ immagine negativa anche circa la situazione interna negli Stati Uniti:”La maggior parte dei nostri cittadini vogliono sentirsi parte di un tutto più grande, quindi se vedono che il loro Paese si confronta con un altro si uniscono in una causa comune,e questo dà loro un senso di missione nella vita”, spiega.
Nel gennaio scorso , l’81 per cento dei russi era negativo verso gli Stati Uniti,e da allora, questa cifra è scesa al 70 per cento nel mese di luglio ma rimane ancora superiore a quelle di qualsiasi momento di crisi tra Russia e Stati Uniti. Secondo Fyodorov, questi atteggiamenti non derivano dal genere di copertura della televisione di Stato, poiché i cittadini non si limitano a ripetere ciò che i media dicono loro: “In epoca sovietica, la propaganda non poteva convincere la gente che tutto è male negli Stati Uniti, e non può farlo nemmeno ora. Oggi, la propaganda coincide semplicemente con l’umore del pubblico”.
Vladislav Inozemtsev, direttore del Centro per gli studi post-industriali di Mosca, invece non è d’accordo e ritiene che la propaganda di Stato sia ancora il motivo principale degli atteggiamenti negativi verso gli Stati Uniti: “La propaganda, riflette un pio desiderio della gente, istintivamente i russi vogliono ritrarre gli Stati Uniti come un Paese debole. Ma noi non siamo in una vera guerra con gli Stati Uniti, così la gente vuole sentirsi superiore almeno in termini simbolici”.
Fonte : Rt
