L’ Orient Express dei migranti
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L’ Orient Express dei migranti

I profughi prendono d’assalto vecchi treni sulla rotta che fu quella del più lussuoso convoglio del Novecento ed uno di loro dice:Non avrei mai pensato di vedere simili scene in Europa

L’ Orient Express dei migranti
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15 Settembre 2015 - 00.19


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Qui non ci sono carrozze di ristoro arredate con fantasia , bicchieri di champagne e neppure un investigatore come Hercule Poirot per risolvere un misterioso omicidio. Ci sono solo centinaia di persone esauste stipate all’interno di un treno sporco, che si muove lentamente lungo la stessa rotta balcanica utilizzata un tempo dal leggendario “Orient Express”.

Di giorno o di notte, con la pioggia o con il sole, decine di migliaia di persone stanno camminando lungo i binari del treno dei Balcani o si arrampicano sulle carrozze dei convogli che arrancano lungo la stessa linea ferroviaria, un tempo famosa, che collegava l’Europa con la Turchia e al Medio Oriente. In Turchia, Grecia, Macedonia o Serbia, chi fugge dalla sua terra ha seguito la traccia dei binari in modo da non perdare la direzione fra vasti campi e colline, e quei binari hanno dato loro un senso di sicurezza.

Nel 1930, l’Orient Express aveva una reputazione di comfort e lusso, trainava eleganti vagoni letto e carrozze ristorante note per la qualità della cucina. Famiglie reali, diplomatici, uomini d’affari e ricca borghesia lo amavano ed anche “Assassinio sull’Orient Express”, scritto da Agatha Christie nel 1934, celebrò la sua mistica esotica. Ottantuno anni dopo, la storia è diversa. Ora che trasportano famiglie disperate con bambini piangenti in fuga dal Medio Oriente, dall’Africa o dall’ Asia, i treni ansimano attraversando Grecia, Serbia e Macedonia e portandosi dietro carrozze grige e sciupate, viaggiando su binari arrugginiti che non vedono manutenzione da anni e così tanti passeggeri da diversi decenni.

Sul treno, una ragazza siriana cerca di trattenere i capelli spettinati attraverso un finestrino e ridacchia mentre l’aria calda le spazza il viso. Un uomo senza una gamba ha cercato di trovare un posto per sedersi. Una donna tenta di mettere a dormire il suo bambino di dieci giorni, sentendosi esausta ma felice per il fatto che lei e suo marito sono stati sempre più vicini alla Germania. Poco più in là nel corridoio, un’altra donna con due figli piange disperatamente dopo aver perso il marito durante un imbarco caotico sul treno in una città macedone .

Il tragitto che attraversa la Macedonia fino al confine con la Serbia adesso assomiglia al selvaggio West, coloro che non sono riusciti a salire su un treno viaggiano aggrappati all’esterno, e ad ogni fermata altre migliaia cercano di salire a bordo. Subito dopo la città di Gevgelija , che segna i confine macedone, qualcuno ha messo tronchi di legno e grosse pietre sui binari, altri che sono a bordo semplicemente tirano i freni di emergenza così gli amici possono saltare a bordo. “Questo è un treno pazzo come nel mio Paese”, commenta Rashid, un immigrato dal Pakistan che si presenta solo col nome di battesimo perché sta cercando di infilarsi nell’Unione europea. “Non ho mai pensato che in Europa avrei visto qualcosa di simile, ma è sempre meglio che essere derubati dai trafficanti per una corsa in autobus “.

A centinaia di chilometri dal confine con l’Ungheria, due ragazze in camicie rosa felicemente inseguono le loro ombre allungate sopra i binari ferroviari, i loro genitori esausti gli camminano portando gli effetti personali della famiglia. Un uomo zoppica con le stampelle, attento a non inciampare sulle barre di treno arrugginite. Altri due stanno aiutando un amico a trascinare la sua sedia a rotelle sulle traversine di legno. Altri giovani con zaini sulle spalle camminano chiacchierando del passato. Altri si limitano a seguire sagome che emergono a distanza dalla penombra.

Al confine con l’Ungheria, la ferrovia è l’unica parte del confine non interrotta ancora da un recinto di filo spinato. Seguire il tracciato dei binari rappresenta ancora la via più lunga ma più sicura che non comporta il pagamento di pesanti tasse ai trafficanti per varcare il confine nel buio dei cassoni di autocarri e furgoni. Ma questo quasi certamente significa finire nelle mani delle autorità ungheresi, che sono note per il loro atteggiamento severo verso i richiedenti asilo.

“Le persone che a malapena hanno abbastanza per sopravvivere seguono il percorso ferroviario – racconta Abdul Majeed , che viene dalla Siria . sono i più poveri, i più affamati, i più stanchi.” Hosny Al-Kahyari, anche lui siriano, racconta che non voleva più rischiare la propria vita nelle mani di contrabbandieri. Lo hanno groffato già una volta in Serbia, gettandolo a calci fuori da un’auto su una strada poco dopo la partenza verso Belgrado, questa volta lo studente di 26 anni dice che preferisce andare sul sicuro :”Seguo la linea ferroviaria”, dice, dirigendosi verso l’ Ungheria dalla città settentrionale serba di Kanjiza.

Eppure, anche il trekking lungo i binari può essere pericoloso, l’anno scorso una quarantina di persone sono state uccise dai treni in Macedonia mentre camminavano lungo i binari. Coloro che cercano la sicurezza in Europa devono anche navigare la scena caotica alla stazione ferroviaria Gevgelija, non lontano dal confine, dove in migliaia cercano di arrampicarsi sui treni sovraccarichi usando come piattaforme i bidoni della spazzatura .

Alcuni degli scontri più violenti tra gli immigrati e la polizia hanno avuto luogo proprio sui binari ferroviari tra Grecia e Macedonia, dove la polizia macedone ha sparato granate assordanti per disperdere una folla che, frustrata dopo aver trascorso tre notti all’aperto, ha cercato di caricare più volte. Decine di persone sono rimaste ferite , ed il motivo per il blocco erano proprio le turbolenze alla stazione ferroviaria Gevgelija.

Più in alto lungo il percorso, l’Ungheria ha sospeso tutto il traffico ferroviario dal suo terminale principale a Budapest , ed alla stazione di Keleti si sono ammassate centinaia di persone che cercavano di salire a bordo dei treni per l’Austria e la Germania. I migranti cantavano “Libertà! Libertà!”, protestavano fuori dalla stazione. Poi è stato il turno delle Ferrovie austriache di arrestare servizio ferroviario da e per Budapest, a cusa del sovraffollamento, e allora migliaia di persone hanno preso in destino nelle proprie mani cominciando a camminare verso Vienna, a 60 chilometri di distanza, e costringendo temporaneamente lke autorità a chiudere l’autostrada. Infine, oltre 12.000 richiedenti asilo hanno occupato i treni per trovare un’accoglienza diversa nella città tedesca di Monaco di Baviera: letti puliti, cure mediche e le offerte di cibo e vestiti.

“Monaco sta facendo la cosa giusta. Dobbiamo aiutarli”, ha dichiarato Johann Hoerterer, un autista di autobus in attesa alla stazione ferroviaria centrale della città, per trasportare i nuovi arrivati ​​ai ripari attraverso Baviera.

Jovana Gec e Dusan Stojanovic, AP

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