Il via libera alla rimozione delle sanzioni può rappresentare un tentazione non solo economica, ma soprattutto per l’espansione politica sciita: dopo lo storico accordo raggiunto fra l’Occidente e Teheran, alcuni analisti vedono già i sintomi di un rinnovo particolarmente ricco di potenzialità nelle relazioni bilaterali con alcuni Paesi, in particolare per quelli situati nell’area balcanica. Un articolo del “Balkan analysis” si sofferma sui rapporti fra Iran e Grecia, mettendo in luce l’interesse di Teheran per uno sviluppo della propria presenza in una zona strategicamente collocata fra Europa e mondo islamico.
Secondo l’analista Ioannis Michaletos, le previsioni vedono in un prossimo futuro Teheran non solo attiva dal punto di vista commerciale ed economico, e non solo per interessi meramente nazionali. “E’ sempre più chiaro – osserva – che Teheran vede se stessa come protettore non solo della comunità locale iraniana, ma di tutti gli sciiti che risiedono in Grecia. Questo gruppo – aggiunge – è più o meno costituito da 60.000 persone”. Organizzazioni come la pachistana Tehrik-e-Jafaria, i gruppi sciiti afghani, quelli iracheni, libanesi e yemeniti indiani e altri “stanno ridirezionando le proprie attività verso la presenza iraniana in Grecia e nei Balcani in generale. In effetti l’Iran non è uno Stato-Nazione, ma un hub per un’alleanza politico-religiosa più ampia che può essere intesa come un ‘Asse sciita’ che si estende dall’America Latina fino al’Indonesia, e che conta più di 250 milioni di seguaci e alleati”.
L’interesse iraniano per Atene affonda le proprie origini in un periodo ancora nel pieno delle sanzioni. L’articolo ricorda alcuni files pubblicati da Wikileaks nel 2009, che riportavano una conversazione avvenuta fra l’allora ministro per l’Ordine pubblico in Grecia, Michalis Chrystohoidis, e l’ambasciatore Usa Daniel Speckhard. Nella conversazione veniva nominato il gruppo greco “Lotta rivoluzionaria” e venivano sottolineati i collegamenti di quest’ultimo proprio con l’Iran, poiché alcuni membri viaggiavano spesso diretti verso quel Paese oltre che in Libano. Sempre in quel periodo il giornale greco “Proto Thema” aveva pubblicato un articolo secondo il quale alcuni terroristi greci venivano addestrati in campi iraniani di combattimento. Nel 2007, infine, una ricerca finanziata dal governo americano aveva dato conto della presenza di esponenti Hezbollah ad Atene, i quali avrebbero raccolto finanziamenti attraverso il traffico illegale di tabacco. La sede ateniese della banca iraniana Saderat è stata infine chiusa temporaneamente perché sospettata in passato di transazioni a favore degli Hezbollah. “E’ quasi certo – osserva Michaletos – che una volta tolte le sanzioni la filiale verrà di nuovo aperta”. Attualmente il metodo più utilizzato per espandere la propria influenza sembra però essere, per l’Iran, il cosiddetto approccio “Soft power”, ovvero attraverso organizzazioni culturali o comunque rivolte alla società civile.
Un esempio è la costituzione ad Atene del quartier generale in Europa dell’Unione degli editori musulmani nel mondo. Al momento della cerimonia, il segretario generale dell’associazione, Ali Zarei Najafdari, ha sottolineato come Atene faccia parte delle 5 sedi scelte nel mondo dal consiglio direttivo per rappresentare gli editori. La Grecia, ha aggiunto, è stata scelta nel continente europeo alla luce del suo ricco patrimonio storico e culturale, e naturalmente per il contributo dato all’intera civiltà europea.
Ad Atene l’Iran ha anche fondato una Scuola per espatriati, dove si tengono i corsi previsti dal sistema scolastico di Teheran. E’ inoltre presente un centro culturale finanziato dallo Stato e una biblioteca, oltre che uffici di corrispondenza giornalistica e una filiale della propria compagnia area. Sono infine numerose le ong sciite presenti in Grecia e che vedono un sostanzioso appoggio da parte del governo iraniano attraverso il cofinanziamento di progetti ed attività. Le reazioni con l’Iran vedono però un forte potenziale di sviluppo anche in un altro settore, quello della sicurezza, che potrebbe andare a vantaggio dell’intera comunità internazionale.
In questo campo, secondo l’esperto di “Balkan analysis”, al momento la cooperazione bilaterale è quasi a livelli inesistenti. “La ragione per aspettarsi una più stretta collaborazione in questo campo – prosegue – è in parte perché l’Iran è un punto di transito importante per la migrazione illegale, che termina in Grecia passando per la Turchia. L’Iran fa inoltre parte della cosiddetta rotta dell’eroina, che passa attraverso i Balcani. Entrambe le questioni rivestono per la Grecia un’importanza sia a livello nazionale che nell’ambito dell’Unione europea, e vi sono dunque moltissime opportunità di collaborazione per le forze di polizia dei due Stati”. In ultimo l’interesse iraniano potrebbe essere quello di espandere i suoi servizi di intelligence e contro intelligence in Grecia, per poter sorvegliare la diaspora anti-regime che si è rifugiata nel Paese balcanico.
“Il numero di queste persone è forse di 500 unità – dice ancora Michaletos – e già nel 2010, durante ripetuti scioperi della fame da parte di immigrati contro il regime di Teheran, l’intelligence greca notò delle operazioni di sorveglianza su queste persone da parte dello Stato iraniano. In realtà questa interferenza ha portato quasi ad uno scontro diplomatico, ma alla fine la questione fu affrontata con discrezione e disinnescata”.
(Fonte: Balkan analysis)