Nell’immediato orizzonte dei Balcani occidentali si affaccia una prospettiva che solo fino tre mesi fa nessuno avrebbe ritenuto possibile: se la Germania dovesse decidere di bloccare l’afflusso dei migranti nel proprio territorio, allora anche Bulgaria, Romania e Serbia potrebbero chiudere le loro frontiere. Questo è l’avvertimento che lancia il primo ministro di Sofia, Boyko Borissov, il quale si augurando che se mai di dovesse giungere a questa decisione i tre Paesi potranno prenderla assieme.
La posizione di Borissov è assolutamente chiara: “Non permetteremo che la regione balcanica vena trasformata in una sorta di gigantesco recinto per profughi rimasti intrappolati, una zona neutra che fa da cuscinetto per l’Unione europea: se Germania ed Austria smetteranno di accettarli noi saremo pronti a chiuder i nostri confini”, annuncia dopo un incontro a Sofia con i rappresenti di Bucarest e Belgrado.
Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha convocato l’altro ieri un vertice straordinario per affrontare la crisi dei rifugiati nella penisola balcanica, ed in effetti la UE ha varato qualche misura: si pensa di trasferire in Occidente 100mila profugho che ancora stazionano nell’area ed è stato adottato un piano in 17 punti. L’obiettivo è quello di rallentare il movimento di decine di migliaia di migranti. Il piano parte dalla Grecia, che ha una ulteriore capacità di assorbimento di 30.000 posti entro la fine dell’anno, e l’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) si è impegnata ad assisterne altri 20.000. Inoltre, si tenterà di creare capacità aggiuntive per l’accoglienza di 50.000 persone nei paesi più a Nord.
L’agenzia europea “Frontex” sosterrà i controlli al confine tra Bulgaria e Turchia, nonché alle frontiere terrestri esterne tra Grecia e Macedonia e tra la Grecia e l’Albania, con particolare attenzione sul controllo dei valichi e la registrazione dei rifugiati. L’agenzia interverrà anche per assistere la Croazia nella registrazione dei profughi.
Sarà rafforzata anche la cooperazione in materia di rimpatrio con Afghanistan, Iraq , Pakistan Bangladesh. E’ stato deciso inoltre di innalzare il livello di efficienza dell’operazione navale congiunta “Poseidon” in Grecia, in particolare nel Mar Egeo.
Inoltre, sarà stabilito un punto di contatto per lo scambio quotidiano di informazioni sui movimenti e il numero dei migranti coinvolgendo l’ufficio europeo per l’asilo Esao. I Saranno contattati gli istituti finanziari, incluse Banca europea per gli investimenti e Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, al fine di consentire maggiori finanziamenti per l’ammissione di rifugiati.
In questo quadro di assoluta emergenza, la Slovenia ha lanciato un meccanismo che dovrebbe consentire ai 29 Paesi di condividere strumenti e apparati di protezione civile: Natasa Berto , portavoce della Commissione europea , dice che Lubiana ha avviato l’iniziativa per consentire agli Stati membri di ottenere “aiuti non finanziari” nel periodo immediatamente successivo ad ogni tipo di disastro.
L’idea nasce dalla visita a Lubiana del commissario per le migrazioni, Dimitris Avramopoulos, il quale esorta i Paesi membri a rispondere alla richiesta di aiuto nell’ambito dei meccanismi di protezione civile. La Slovenia chede brande, biancheria da letto e altri oggetti di prima necessità.. Oltre ad attivare il meccanismo di protezione civile, si prevede che ciascun Paese possa chiedere aiuto finanziari immediato ed un piano per il trasferimento dei rifugiati all’interno dell’Unione europea.
Fonti: Reuters, AP, STA