di Tahar Lamri
Certo che prendere la parola e commentare i fatti tragici di Parigi in mezzo alla caciara mediatica italiana non è facile.
Questa cagnara e questo fracasso, in questo momento, possono rivelarsi anche pericolosi.
Ma non si chiedono i media italiani che non fanno nessuna raccolta differenziata delle notizie, perché i media francesi si mostrano piuttosto misurati? E perché sono così parsimoniosi nel dare le notizie?
In questa guerra, ci si è accorti – forse tardi – che il jihadismo (quanto mi dispiace usare questa parola: jihad in realtà è una bellissima parola) globale è l’unico ad avere una strategia.
Ora le indagini si sono trasferite in Belgio. Ancora un’altra volta il Belgio!
Della relazione fra cellule terroristiche e il Belgio si è parlato la prima volta il 9 settembre 2001. Dagli stessi quartieri, ora sotto i riflettori, sono partiti i terroristi che hanno assassinato Ahmad Shah Massoud in Afganistan, due giorni prima degli attentati dell’11 settembre. Da allora, il Belgio è sempre in prima linea, dal Belgio è partito il più alto numero di jihadisti in Siria e lo stesso Abdelhamid Abaaoud, oggi intensamente ricercato, ha fatto diversi viaggi in Siria – tramite la Turchia, bisogna ricordarlo -, facendolo sapere alle autorità belghe. Il suo nome è già saltato fuori varie volte, anche per la strage di gennaio, anche per il treno Thalys.
Dagli anni ’90, il jihadismo prosegue nella sua evoluzione strategica e le risposte occidentali sono sempre le stesse. Anche in queste ore la Francia bombarda Raqqa in Siria. Risposte contingenti, elettoraliste, senza strategia, senza alcuna visione, che non servono e non serviranno a nulla.
Finora sono servite soltanto ad aggravare la situazione.
L’altra cosa che voglio dire e che riguarda direttamente i media e i social network: nel 2008, i terroristi di Lashgar e-Taiba, hanno teorizzato l’assedio urbano e applicato questa teoria per la prima volta lo stesso anno a Bombay (attacchi simultanei in sei punti diversi della città. Ricorda qualcosa?), poi a Nairobi, a Parigi, a Tunisi e ancora a Parigi. Sempre con la stessa modalità. E ogni volta i media (ma non questa volta a Parigi) sono stati complici inconsapevoli dei terroristi. A Tunisi, durante l’attacco al Bardo, le persone hanno quasi linciato il corrispondente di Al-Jazeera perché si sono accorti che stava dando informazioni sensibili ai terroristi. È la prima volta nella storia che un terrorista che prende ostaggi, può avere anche informazioni dall’esterno tramite il suo cellulare. Basta che si metta su Facebook, che guardi i video postati, che legga i tweet e può fare quello che vuole. Infatti questa volta a Parigi il perimetro di sicurezza è stato molto ampio e la polizia aveva come prima consegna di allontanare i giornalisti. È una guerra, non una fiera o una gara di vendita di carta con qualche immagine e qualche titolo schifoso.
