Gli aerei da guerra turchi hanno improvvisamente cessato violare lo spazio aereo greco: dopo i 2.244 sconfinamenti registrati solo nel 2014, ed una prima parte di novembre in cui le intrusioni erano state almeno un cinquantina, dal giorno dell’abbattimento del “Sukhoi” russo la forza aerea di Ankara improvvisamente ha quasi interrotto le sue attività sul Mar Egeo, per ovvie ragioni di prudenza.
Quando martedì scorso la Turchia aveva abbattuto il bombardiere russo, il ministro degli Esteri greco Nikas Kotzias aveva immediatamente espresso la sua solidarietà con la Russia in una conversazione telefonica con il suo omologo Sergey Lavrov:”Atene concorda con la valutazione del presidente russo sulle azioni ostili di Ankara, che sono in contrasto con gli obiettivi della coalizione anti-ISIS” – aveva detto – e la Grecia comprende in particolare le mosse provocatorie della Turchia date le regolari molteplici violazioni dello spazio aereo greco da parte che durano da anni.”
Secondo lo Stato maggiore di Atene dal 24 novembre, giorno dell’abbattimento del “jet” russo in un F-16 , per la prima volta in un lungo periodo nessun aereo turco è sconfinato nello spazio aereo ellenico. L’aviazione turca ha fermato anche gli attacchi in territorio siriano dopo che la Russia ha schierato complessi di difesa aerea S-400 nella base aerea Khmeimim a Latakia , da dove forze aeree russe colpiscono lo Stato islamico , ma secondo le valutazioni di molti economisti “è già chiaro che Erdogan ha sparato un missile aria-aria alla sua stessa economia , e l’ha colpita almeno quattro volte”. Sono infatti almeno quattro i settori che dopo le sanzioni economiche imposte per reazione da Mosca rischiano di affondare: il turismo, le aziende che operano in Russia, le esportazioni ed piani energetici.
Ogni anno, la Turchia incassava circa 4 miliardi di euro dai turisti russi che rappresentavano il 15-18 per cento della sua industria turistica globale. Subito dopo, sta andando in crisi il giro d’affari delle aziende che operavano in ussia muovendo 750 milioni all’anno. Poi stanno crollando le esportazioni di generi alimentari che valgono 30 miliardi all’anno . Incalcolabili sono infine, almeno in questa fase,le conseguenze della cancellazione del progetto “Turskish Stream”, che avrebbe dovuto trasformare la Turchia in grande polmone energetico per il Sud Europa.
Sabato scorso, il presidente russo Vladimir Putin ha firmato un decreto “misure per garantire la sicurezza nazionale della Federazione russa”, e ad ogni giorno che passa i missili sparati contro il “jet” russo di dimostrano sempre più una scelta sconsiderata, “ma in realtà questa crisi è il risultato di una presenza più dinamica della Russia in Siria – spiega il direttore del Centro di Politica e ricerca economica (SETA), Βurhanettin Duran – soprattutto da quando gli attacchi si stanno concentrando sull’opposizione turkmena”.
“ Si tratta di una situazione che la Turchia non vuole. Tutto questo ha avuto inizio a Vienna, con Mosca che cerca di spingere la Turchia fuori dal gioco presentandola come forza estremista. Mosca inoltre ostacola il desiderio della Turchia di non avere una regione curda nel nord della Siria, sostituendola con un’area controllata dalle opposizioni. Ma se questo è il quadro d’assieme, rimane il fatto che i russi avevano avuto un approccio sciolto sulla questione delle violazioni e non immaginavano questa reazione da parte della Turchia. Non dimentichiamo che i combattenti russi volavano senza scorta armate. La Turchia aveva annunciato le regole di ingaggio ma la Russia riteneva che Ankara non avrebbe reagito, con questa azione la Turchia ha inviato il messaggio che è presente nella zona e che ha una voce come Stato “, aggiunge Duran.
Per quanto riguarda il futuro delle relazioni tra i due Paesi, lo studioso pensa che “non ci sarà un impatto sulle relazioni russo-turche se non sull’economia, con progetti cancellati, eccetera, ma penso che Mosca saprà esercitare pressioni a livello di diplomazia internazionale. Tuttavia, in futuro, credo che entrambi i Paesi riporteranno le loro relazioni ad un livello accettabile, dal momento che capiranno che un confronto non sarebbe nel loro interesse”.
Fonti: Agenzie