Il drammatico calo del prezzo del petrolio continua a mettere in crisi quella che fino all’altro ieri era una delle maggiori potenze finanziarie del mondo, ossia l’Arabia Saudita[b/]. Secondo un recente rapporto del Fondo monetario internazionale, se il prezzo del greggio continuerà a scendere [b]entro il 2020 Riyadh rischia il “default” e già oggi la famiglia reale deve far ricorso a mezzi propri per tenere buona la popolazione. Le autorità saudite hanno sovrastimato la loro forza e cominciano a fare i conti con scelte imprudenti, inoltre Riyadh sta perdendo la leadership all’interno dell’OPEC, il sostegno degli Stati Uniti nella regione e influenza sugli sciiti sauditi: lo afferma il portale web “OilPrice”.
Il potente regno dell’Arabia Saudita, che da molto tempo dettava i prezzi mondiali del petrolio, sta vivendo grandi difficoltà sia economiche sia politiche, scrive il portale specializzato in questioni energetiche:”I sauditi stanno perdendo le guerre per procura in Siria e nello Yemen, la loro leadership nell’OPEC è a rischio, non riescono a vincere la guerra sui prezzi del petrolio e allo stesso tempo l’alleanza di lunga data con l’Occidente viene messa in dubbio. Negli stessi monenti l’Iran, rivale storico di Riyadh, sta facendo progressi su tutti i fronti”.
In primo luogo Riyadh è preoccupata dal fatto che sta perdendo terreno all’interno dell’OPEC. Fino a poco tempo era stata il leader indiscusso nell’organizzazione, ma ora il boom dello “shale” negli Stati Uniti, l’aumento della produzione russa di petrolio ed il ritorno sulla scena internazionale dell’ Iran rappresentano una grande sfida per i sauditi proprio mentre le riserve di liquidità si stanno prosciugando rapidamente per il crollo dei prezzi del petrolio. Secondo le stime più ottimistiche, Riyadh sarà in grado di sopportare prezzi così bassi solo per quattro anni ancora, si afferma nell’articolo.
Inoltre l’Arabia Saudita sta lottando per mantenere influenza in Siria e Yemen con l’Iran, punto di riferimento per gli sciiti. L’Iran sostiene il movimento sciita “Hezbollah” in Libano e la maggioranza sciita in Siria, ma ancor più importante è il fatto che sia riuscito ad imporsi in Stati a maggioranza sunnita.Come scrive il giornale, “l’esecuzione dello sceicco Al-Nimr è un riconoscimento indiretto della crescente influenza iraniana tra gli sciiti in Arabia Saudita, che costituiscono il 15 per cento della popolazione complessiva. Tutto questo suggerisce che la monarchia saudita si sente minacciata nel suo territorio” .
Inoltre l’Arabia Saudita è consapevole di non poter sconfiggere l’Iran in un conflitto diretto: la popolazione dell’Iran è molto maggiore, e nonostante l’esercito dell’Arabia Saudita disponga degli ultimi armamenti, è fortemente dipendente dall’Occidente in termini di impiego e di supporto tecnico. Inoltre le autorità saudite non possono contare sull’aiuto degli Stati Uniti in caso di possibile scontro con l’Iran: senza il sostegno di Washington, Riyadh non ha “nessuna possibilità” di vincere contro Teheran – scrive “OilPrice” – i sauditi sono nel panico su tutti i fronti, dal momento che sono in calo il loro ruolo nell’OPEC e le loro riserve finanziarie, stanno perdendo le guerre indirette e diminuisce il numero dei loro alleati, Di fatto, l’Arabia Saudita ha sopravvalutato le proprie capacità”.
Fonti: Agenzie